puntare gli occhi su di lui

"Le cose che non sai, sono le storie che non hai letto"
Harry Truman

Egregio Direttore,
sono un giovane dipendente, per di più a tempo determinato, dell'Azienda Servizi Funebri del Comune di Genova e leggo assiduamente la Sua rivista appuntando e fotocopiando copiosamente articoli ed elaborati, ma, da subito, ho scelto di non dare molto seguito ai "liberi pensieri" del puntuale intervento inserito nella rubrica "il pensiero di…".
E per questo motivo vorrei titolare questa mia così: "puntare gli occhi su di Lui".
Gli occhi del lettore di un qualsiasi periodo sono occhi che indagano, occhi che chiedono. Occhi che giudicano, occhi perplessi. Occhi pensosi. Occhi di scettici, occhi di amici. Come scintillano quegli occhi. E quanto pesano!
Ringrazio di cuore il signor De Santis che mi edifica con il Suo esempio e con il coraggio delle Sue decisioni forti. Lui, liberato dagli ingombri delle tante esteriorità, dalle mille cose futili, dalle centomila smanie organizzative, i cui liberi pensieri assumono la veste di "passe partout" euristico, le cui dinamiche non sono imbrigliate in termini di efficienza dalle più raffinate teorie, a Lui vorrei rivolgere un invito: "riscopriamo il valore del silenzio".
Altrimenti diventiamo tutti dei "burocrati", termine a Lui molto caro, linguisticamente parlando, che vuol dire "prigionieri". E non riusciremo mai a dare ai colleghi l'immagine di uomini liberi. Diversamente batteremo l'aria. A volte nella nostra vita abbiamo bisogno di una quantità, magari di silenzio, non di parole, ma di ascolto.
L'affermazione, così "tranchant", pubblicata a pagina 46 del n. 10 di OLTRE MAGAZINE (versione cartacea) e riferita "alla Signora che dirige l'A.Se.F." mi suggerisce per un verso questo invito (a cui Lui stesso faceva accenno nell'ultimo capoverso del Suo articolo apparso sul n. 11/2003) e per un altro ciò che segue.
Queste cose le scrivo con pudore, affetto e ammirazione grandi, perché so quanto il nostro lavoro imprenditoriale ci affatica e quanta stanchezza accumuliamo, ma constato, scorrendo "il pensiero di…", che il nostro ambito professionale è troppo diviso in tante piccole monadi nei progetti, nei metodi e nei ritmi di esecuzione. Una concezione così atomizzata assomiglia tanto a un feudo dato in appalto a un titolare, geloso della sua autonomia e puntiglioso custode della sua indipendenza, e non corrisponde agli orientamenti più recenti di una attività di servizio coerente con le esigenze dell'utenza (i cittadini, nel nostro caso), la tipologia dei servizi offerti, la metodologia di erogazione e l'organizzazione del servizio.
Tenere gli occhi fissi su di Lui vuol dire, per un profano come me, farli figgere sulle nostre scissioni, sulle nostre rivalità, sulle nostre manovre ambigue. Diversamente si potrà uscire dall'isolamento e aprirsi a uno stile di corresponsabilità e di partecipazione in modo da sorreggerci a vicenda con il consiglio, con l'aiuto e con l'esempio. Significherebbe trovare spazi per pensare insieme, per progettare insieme, per confrontarsi insieme, per correggersi insieme avendo il coraggio di posporre tante cose secondarie, fosse anche la gratificazione che ci viene dall'aver scritto delle nostre iniziative. Significherebbe esorcizzare la sindrome della scomunica "dell'ideologo" (n. 5/2003), il complesso della Sua squalifica, il tarlo del discredito reciproco accogliendo i colleghi a braccia aperte, non vedendoli come rivali, sostenerli nelle difficoltà e accettandoli per quello che sono e per quello che fanno: "similia similibus curantur" ripetevano i Latini.
A questo punto, si comprende molto bene che il discorso ci porta inesorabilmente sul tema della corresponsabilità professionale in termini di diritto e non solo, come Lui ne parla, in termini di dovere. Di qui l'atrofia degli organismi di partecipazione, la carenza di peso specifico nelle fasi propositive e decisionali, la mancanza di una progettualità organica per lo meno a medio termine, lo scetticismo per la verifica e per il confronto.
Non è un appunto quello che sto muovendo, è uno stimolo a ricercare con più puntiglio la dignità, il posto e il ruolo che competono ad ogni azienda che affronta quotidianamente le vicissitudini del nostro comparto professionale. Non possiamo non sentir chiamare in causa la nostra sedentarietà, non possiamo non mettere in discussione la nostra mentalità rassegnata, priva di audacia, ripetitiva, schiava delle nostre visioni piccolo–aziendali. Occorre lavorare e vivere per quello in cui si crede e bisogna decidere di non passare la vita nella perenne preoccupazione di "diventare qualcuno" anche nel settore delle "pompe funebri". Dovremo essere rivolti alla positività di quanto ci accade e non ai limiti di ciò che costruiamo senza la permanente attenzione ad apparire ed ad essere al centro di ogni cosa.
Scrivo queste brevi note tenendo a mente il contenuto dell'art. 42 della L. 416/81 e, di certo, per precisare il mio personale punto di vista su quanto scrive il Signor De Santis.
Lui ricorda in un Suo intervento, che "le esposizioni non rispecchiano che modi di vedere personali…" (n. 1/2003) ma dimentica, nel Suo successivo intervento di febbraio, trattando del regime giuridico della privativa concessa dal Suo Comune ad una impresa funebre privata, che già autorevole dottrina si era occupata del problema, ma con esito non univoco e che la Cassazione, Sezione I, con la sentenza n. 3936 del 23.04.1994, confermando un suo precedente orientamento, riteneva legittima l'istituzione del servizio dei trasporti funebri compiuta dal Comune di Santa Maria Capua Vetere il quale si era avvalso, ai sensi dell'articolo 1 R.D. n. 2578/1925, del diritto di privativa. Identica dimenticanza compie nel n. 5 trattando dello stesso argomento. Le cose cambiano mutando anche gli orientamenti giurisprudenziali, ma tutto quello che è stato scritto mi sembra perlomeno un po' eccessivo.
Infine, perché dare alle stampe il Suo testamento, la notizia di aver ricevuto un premio in occasione di un concorso riservato ad "over cinquantenni" (n. 6/2003), e quella della Sua candidatura a Sindaco (n. 2/2003) premiata con poco più di settecento preferenze rispetto alle oltre quarantaduemila che ha ricevuto il vincitore della competizione elettorale dopo il turno di ballottaggio?Michele la ForgiaP.S.: Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci, lectorem delectando pariterque monendo.

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