La scoperta delle differenze: il rito funebre greco-ortodosso

A proposito di Europa

Tra le numerose confessioni cristiane professate nel nostro Continente, la greco-ortodossa è forse quella che più si identifica in un intero popolo. Non è un caso, infatti, se in Grecia, sopra l'entrata di ogni chiesa, campeggiano sempre due bandiere: quella della Chiesa greco-ortodossa e quella nazionale greca.

A chi è abituato a rapportarsi col mondo cattolico del dopo Concilio, la liturgia ortodossa appare carica di una solennità antica di secoli, catapultata nel ventunesimo secolo direttamente dall'Impero Bizantino. La messa è scandita dalla voce del pope (il prete) che intona una serie di litanie, ed è sempre cantata; al pope rispondono gli psàltes, due cori posizionati ai lati dei fedeli, sostituiti, nelle comunità più piccole, anche da un'unica persona.

Nelle chiese ortodosse non esistono statue, ma tavole dipinte e affreschi che raffigurano Dio, i Santi, ma soprattutto Gesù Cristo e la Madonna, secondo una iconografia profondamente radicata nella tradizione e carica di significati simbolici. I luoghi di culto più caratteristici, come ad esempio la Kapnikarea di Atene e le innumerevoli chiesette sparse a centinaia sulle isole dell'Egeo e dello Jonio, sono illuminati esclusivamente con candele in cera d'api, di colore giallo, lunghe e sottili. Entrando, ci si immerge in una atmosfera che invita fortemente al raccoglimento e alla preghiera.

Nel rito funebre non esistono differenze di sostanza rispetto a quello cattolico. Il significato del funerale è il medesimo, ossia benedire il defunto e pregare per la salvezza della sua anima, accompagnandolo nell'ultimo cammino fino al luogo di sepoltura per porgergli l'estremo saluto. La liturgia, invece, è abbastanza differente. Anche la messa funebre, nel rituale greco-ortodosso, è cantata dal pope officiante; inoltre, nel corso della celebrazione, alcune persone si alternano per pronunciare l'elogio del defunto, commemorandolo e ricordandone le qualità che ebbe da vivo.

Ma l'evento che colpisce di più non si verifica in chiesa, bensì al cimitero.

Va precisato innanzitutto che in Grecia la sepoltura avviene solamente sotto terra e che non esistono i loculi caratteristici dei cimiteri italiani. Non solo: le bare non vengono piombate, ma chiuse semplicemente. Quando il corteo funebre giunge in prossimità della fossa, il feretro viene calato e subito dopo aperto, per l'ultima volta, in modo che i presenti possano porgere l'estremo saluto al defunto. Mentre la bara è aperta, il parroco vi versa dell'olio benedetto; poi, dopo la chiusura definitiva, i presenti gettano sopra il coperchio piccole manciate di terra. Dopo quest'ultimo rituale la fossa viene richiusa e sopra di essa, proprio come in Italia, vengono adagiate le corone di fiori, variopinti se il defunto era adulto o anziano, bianchi se era bambino o giovane.

Trascorsi quaranta giorni dal funerale, la tradizione greco-ortodossa prevede la prima messa di suffragio, alla fine della quale i familiari del defunto distribuiscono un dolce particolare, chiamato kòlliva, che viene preparato solo per quel tipo di ricorrenza; è un impasto di grano bollito, zucchero, uva passa, noci e mandorle, che viene cotto e poi ricoperto con zucchero a velo e decorato con piccolissimi confetti argentati distribuiti formando semplici disegni.

Sulla struttura delle tombe, non vi sono differenze di rilievo rispetto a quelle che troviamo nei nostri cimiteri. Le lapidi in genere sono di marmo bianco, ma ve ne sono molte anche in granito. Piuttosto recente è, invece, l'usanza di apporre la fotografia accanto al nome e alle date di nascita e di morte che compaiono sulla lapide. Trattandosi sempre e soltanto di tombe a terra, si usa guarnirle, oltre che con fiori freschi, anche con piante che vengono disposte intorno alla lapide.

 
Daniela Argiropulos

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