Professione avvocato

Un incontro con l’avvocato Alice Merletti, consulente di Socrem Torino, specializzata nelle problematiche che riguardano la cremazione.

Giovane avvocato torinese, laureata in giurisprudenza con lode presso l’Università degli Studi di Torino e specializzatasi in diritto civile, amministrativo e penale all’Università Cattolica di Milano, Alice Merletti è oggi titolare con la collega, avv. Elena Alfero, di un apprezzato studio legale di Torino. Una struttura dinamica e, come ama definire, “leggera” in grado di garantire le competenze delle storiche realtà che in città vantano una lunga tradizione, con un approccio più snello che consente agli assistiti di essere seguiti con puntualità e con un minor aggravio di costi.

Cerchiamo di conoscere più da vicino questa giovane professionista e di capire quale sia stato il suo percorso che l’ha portata ad occuparsi di questo particolare settore.
Mio padre era ingegnere, associato a Socrem Torino – ci racconta Alice Merletti - e per un certo periodo è stato anche membro del Consiglio della stessa. Socrem è la società di cremazione del capoluogo piemontese, ente morale che dal 1883 promuove la scelta della cremazione, garantendo agli associati il rispetto della loro volontà ad essere cremati, unitamente alle disposizioni in merito alla collocazione delle ceneri e che gestisce il servizio pubblico di cremazione per vari impianti crematori, tra questi quello del Cimitero Monumentale di Torino, i cui lavori di progettazione della sala forni sono stati seguiti in parte anche da mio papà. Pertanto sin da ragazzina ho frequentato questo mondo, condividendone i valori, in primis quello dell’autodeterminazione nel poter scegliere in vita la propria forma di sepoltura. Nel 2013 sono stata eletta a mia volta nel consiglio di amministrazione di Socrem Torino. Nel frattempo, divenuta avvocato esercitando la professione in un noto studio torinese, sono entrata a far parte della compagine di amministrazione della stessa e ho iniziato ad interessarmi anche della parte legale. Ciò mi ha portato ad approfondire la legislazione inerente la cremazione e, successivamente, quella riguardante tutto il mondo a questa collegata, a partire dagli impianti crematori sino alle attività in campo cimiteriale e funerario. Con la successiva apertura dello studio professionale che mi vede socia, mi sono ulteriormente specializzata sul settore di riferimento”.
Il vostro studio si occupa solo di cremazione o anche di altri aspetti del settore?
Il nostro studio si occupa in generale di diritto amministrativo, civile e societario. Nell’ambito del diritto amministrativo ho avuto modo di approfondire il cosiddetto diritto dei comparti cimiteriali: dalla procedura di scelta del contraente, che avviene mediante gara, sino all’aggiudicazione e alla successiva fase di esecuzione. In sostanza, coadiuvo l’operatore economico fornendo una consulenza continuativa, con un approccio - mi dicono - particolarmente concreto, derivante dalla mia esperienza diretta quale consigliera di un ente che esercita attività proprio in questo settore”.
Le è capitato qualche caso particolarmente significativo?
Recentemente mi è successo di affrontare un caso relativo alla legge regionale del Lazio la quale non prevede, a dispetto di molte altre leggi regionali, un’espressa incompatibilità tra lo svolgimento delle attività funebri e la gestione cimiteriale. Si tenga conto che tale vuoto normativo è peculiare dato che la ratio dell'incompatibilità è stata concepita proprio per evitare la commistione tra gestioni cimiteriali/obitoriali e le attività funebri. L'importanza della questione tuttavia è tale che attualmente pende una proposta di legge in Parlamento che mira a regolamentare per tutto il territorio nazionale ‘…le specifiche attività di contrasto della creazione di posizioni dominanti sul mercato, al fine di agire positivamente per una conseguente moralizzazione del settore: fondamentale è stata considerata la regolamentazione delle incompatibilità tra attività funebri, attività imprenditoriali marmoree e lapidee e le attività cosiddette "adiacenti", prestando particolare attenzione nel separare nettamentele attività in oggetto da quelle sanitarie e parasanitarie, al fine di attivare una coerente ed efficace azione di contrasto delle forme di malaffare diffuse, come il procacciamento nelle camere mortuarie ospedaliere’ (si veda il testo della proposta di legge n. 1143, pag 3). Una questione assai delicata che deve essere trattata con la massima attenzione”.
Cosa ne pensa dell’attuale legislazione italiana in materia di fine vita (testamento biologico, cure palliative…)?
La legge n. 291/2017 è certamente un segno positivo. Il legislatore ha voluto fare un passo avanti ancorando la libertà di scelta di ogni soggetto, in determinate condizioni, di poter autodeterminarsi. Senza voler analizzare il dettato normativo, ampiamente approfondito già in altri articoli, rilevo che il testo della legge approvato è naturalmente frutto di un confronto dialettico tra varie volontà politiche, e in parte, come è scontato, risente di ciò, per esempio nelle definizioni usate dal legislatore per indicare quando il medico può discostarsi dalla volontà del paziente”.
Secondo lei ci sono margini di miglioramento e, se sì, quali?
Certamente ritengo che sia da implementare la parte relativa all'attivazione dei registri ed il loro collegamento al Servizio Sanitario. È necessario che le dichiarazioni anticipate di trattamento siano conosciute dai medici e, quindi, dal sistema sanitario. Ritengo che questo sia un punto essenziale e ciò indipendentemente dalla circostanza che vi sia o meno la nomina del fiduciario da parte del singolo dichiarante”.
Ha significato qualcosa nell’ambito della sua professione e nel rapporto con questo settore, il fatto di essere donna?
Credo di affrontare le questioni che mi vengono poste in questo campo, anche con riguardo la cosiddetta cura del sé, con una certa sensibilità. Non sono certa che tale rapporto derivi esclusivamente dalla mia appartenenza al genere femminile piuttosto che dal mio vissuto, ma sicuramente mi ha aiutato nel trattare alcune situazioni che non possono certo essere affrontate mediante la sola applicazione del dettato legislativo, dovendo essere inevitabilmente filtrate attraverso principi etici ed equilibri peculiari che questo settore impone”.
Nel congedarci ci piace ricordare che Alice Merletti e la sua socia Elena Alfero hanno deciso di devolvere una parte dei corrispettivi delle loro parcelle agli Asili Notturni Umberto I, una associazione no profit che aiuta quotidianamente persone disagiate e in condizioni di particolare fragilità, assicurando loro un letto e un pasto caldo e visite specialistiche gratuite grazie ad un team di medici volontari. Una iniziativa lodevole, mutuata anche da una attività che deve confrontarsi spesso con situazioni dove l’umanità e le questioni etiche non sono mai relegate in una posizione di secondo piano.

 
Raffaella Segantin


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