Nella prateria per il sacro passaggio

Tra gli Indiani del Nord America, è abitudine porre le piattaforme funebri nelle immense distese verdi, rivolte verso ovest, per facilitare il viaggio del defunto verso il regno dell'aldilà. Riti, credenze, cerimonie sono spesso diverse da tribù a tribù. Ma, per tutte, la morte è un evento che fa parte dell'esistenza. Tante le singolari usanze e tradizioni, che affondano le radici nei secoli passati ed arrivano fino a ridosso dei nostri giorni.
Un fatto naturale. Così viene considerata la morte dalle popolazioni indiane. Per loro, la morte è da accettare come tutte le altre cose che accadono nella vita: non è la "fine", ma una tappa del cerchio sacro, l'inizio di un'altra esistenza, molto simile a quella già vissuta, ma senza affanni, dolori, bisogni.
Anche la terra muore ciclicamente per poter rinascere, e lo stesso succede all'uomo. A livello individuale e di comunità, la morte non è quindi vista con angoscia.
Anzi, in certe circostanze, e presso alcune tribù, è addirittura voluta: davanti ad una grave malattia, dopo innumerevoli tentativi di guarigione fatti da più sciamani, uomini dai poteri soprannaturali, può essere praticata l'eutanasia; in periodi di prolungata carestia la madre può commettere, a poche ore dalla nascita, l'infanticidio; lo stesso motivo può spingere la comunità ad abbandonare un vecchio ammalato e debole, oppure un ferito grave, che non può affrontare il viaggio di trasferimento della tribù alla ricerca della cacciagione.

CREDENZE PARTICOLARI E RITI COMUNI. Se per tutte le popolazioni indiane del Nord America la morte è un momento che rientra nell'ordine naturale delle cose, ogni comunità conserva però particolari atteggiamenti di fronte a questo evento.
Gli usi funebri, i rituali, i sentimenti che accompagnano il lutto tra questi popoli hanno un passato lontano di secoli, ma sono ancora documentati nel Novecento. I Sioux, ad esempio, ritengono che una persona in punto di morte possa vedere il futuro, mentre la leggenda vuole che gli Arapaho siano in grado di prevedere la propria morte quattro giorni prima che questa giunga.
Presso i Comanche le donne che muoiono mettendo alla luce un bambino ricevono una speciale considerazione, pari a quella di un guerriero che muore in un combattimento. La morte in battaglia, poi, viene considerata molto onorevole. Infatti, sono particolarmente importanti i riti prima di un combattimento: purificarsi, vestirsi con gli abiti più belli, intrecciarsi i capelli è indispensabile per essere pronti all'eventuale lungo viaggio.
La scomparsa di un guerriero o di un capo, per il peso ed il prestigio che ha nella tribù, è invece sempre una grande perdita per tutta la popolazione, che vive profondamente il lutto: il nome del defunto entra così nei racconti, nei miti e nella storia della comunità. Per tutte le tribù, le cerimonie legate alla morte hanno lo scopo di rinsaldare i legami della famiglia e di gruppo. Quando una persona muore, il suo corpo viene preparato con grande cura: di solito, una donna si occupa del corpo di una donna e un uomo di quello di un uomo. Spesso questa pratica viene effettuata da un amico, non da un parente.
Dopo essere stato lavato e pettinato, il defunto viene vestito con gli abiti più belli, quindi avvolto in pelli o coperte. A volte gli si dipinge il volto, in genere di rosso o di nero. Presso alcune tribù, prima che il corpo si irrigidisca, vengono legate le ginocchia sul petto e la testa viene reclinata verso di esse: in questo caso, il cadavere viene inumato seduto o su un lato, rivolto verso il sole.
In molte tribù, ed in particolare tra gli Inuit, il corpo è poi portato fuori dalla tenda da un uomo con la fama di valoroso: non seguire questo cerimoniale porterebbe sventure alla famiglia.

TOMBE TRA I RAMI O NEGLI ANFRATTI. Anche la sepoltura segue rituali diversi da tribù a tribù, ma a volte persino all'interno della stessa comunità ci sono usanze differenti a seconda del periodo dell'anno: ad esempio, quando il terreno è gelato si sceglie un posto diverso dalla tomba nella terra.
Presso gli Indiani delle Pianure il corpo viene esposto nella prateria su una alta piattaforma ricoperta di pelli, per evitare che venga assalito da animali predatori. I pali che sorreggono la piattaforma possono essere dipinti con simboli che ricordano le imprese più importanti del defunto e decorati con crini di cavallo.
L'impalcatura viene eretta ad ovest, perché si vuole facilitare il viaggio del defunto nell'aldilà: infatti, per gli Indiani, il regno dei morti è situato ad Occidente. In alternativa alla piattaforma, c'è la sepoltura, sempre per elevazione, sugli alberi: in questo caso, il corpo viene avvolto nelle pelli e issato sulla biforcazione dei rami più grossi.
Altre popolazioni utilizzano come tomba anche degli anfratti naturali: di solito delle crepe o spaccature tra le rocce, in qualche zona difficilmente accessibile delle montagne o dei canyon. Qui vengono anche sepolte le ossa raccolte dopo che le intemperie hanno consumato il corpo esposto sull'impalcatura o sull'albero. Oltre a questo tipo di sepoltura, è praticata anche la cremazione. Presso alcune tribù, però, per esempio i Kiowa, è riservata solo ai guerrieri caduti in combattimento.
Fra i Comanche, in alcuni casi, le associazioni militari seppelliscono i loro membri, morti sul campo di battaglia, in una fossa sott'acqua. Lì attorno vengono lasciate delle pietre accatastate in modo particolare, mentre ossa e teschi di bisonte segnalano il luogo della sepoltura.
La sepoltura sottoterra è diffusa fra i Pueblo, che spesso però depongono anche il corpo a terra e lo ricoprono di sassi fino a formare un tumulo, che poi circondano con paletti.

ARMI E SACRIFICIO DI CAVALLI. Di solito, accanto al corpo vengono posti gli oggetti più amati in vita ed una borsa con alcuni unguenti profumati; nel caso si tratti di un guerriero, sono lasciate tutte le armi.
Alcune tribù, invece, bruciano tutti i beni del defunto, una usanza legata forse alla paura di un contagio. Spesso vengono anche abbattuti i cavalli del morto, una abitudine che ha subito una radicale trasformazione nel corso del tempo: si è passati infatti dall'uccisione di tutti i cavalli del defunto a quella del preferito, fino ad arrivare al semplice taglio della coda e della criniera, che vengono deposte sulla tomba o legate ai pali dell'impalcatura su cui è sistemato il cadavere.
Presso alcune comunità le proprietà del defunto vengono distribuite dai parenti fra i membri della tribù: è successo spesso che la famiglia, privata di tutto, sia caduta in miseria e quindi aiutata e nutrita dall'intero villaggio.
Dopo la sepoltura sono previsti innanzitutto quattro giorni di lutto strettissimo, in cui la famiglia rimane del tutto sola, per cercare di ricreare tra le mura domestiche quell'armonia che la morte del congiunto ha spezzato. Presso quasi tutte le popolazioni indiane del Nord America, poi, il periodo di lutto dura almeno sei mesi e, nel caso della morte di un coniuge, non meno di un anno.
Proprio per dimostrare la loro grande di sofferenza, alle volte i superstiti si incidono il volto o alcune parti del corpo con un coltello. In alcuni casi si è arrivati al taglio della falange. Molto comune è anche il taglio di capelli: in diverse tribù il lutto prosegue fino a quando questi non siano abbondantemente ricresciuti.
 
Gianna Boetti


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