In mostra a Bologna fino al 13 settembre

Potere e splendore. Gli antichi Piceni a Matelica

Il Museo Civico Archeologico di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche e con il Comune di Matelica, propone al pubblico una Mostra dedicata ad una fase particolarmente fiorente della civiltà picena, riproponendo un evento già realizzato con successo lo scorso anno proprio nel comune marchigiano sede dei ritrovamenti oggetto dell’esposizione stessa.
La civiltà picena si sviluppò a partire dall’XI secolo a.C., nel corso della cosiddetta “età del ferro”, e i reperti esposti fanno parte dei ritrovamenti ottenuti dagli scavi archeologici più recenti che hanno portato alla luce una importante necropoli risalente al IX-VII secolo a.C. Le tombe più antiche erano caratterizzate da sepolture semplici, nelle quali i corpi dei defunti venivano adagiati in una fossa, disposti su di un fianco, in posizione rannicchiata. Sono ben distinguibili le sepolture femminili da quelle maschili, in quanto le prime sono caratterizzate dalla presenza, accanto al corpo, di monili e di oggetti ornamentali, mentre le seconde si distinguono per la presenza di armi.
Le tombe risalenti al VII secolo a.C. sono quelle più interessanti dal punto di vista della scoperta archeologica e rivelano caratteristiche molto particolari: innanzitutto si evidenzia la presenza di un fossato circolare con al centro un tumulo. Il fossato delimitava l’intera area della sepoltura nella quale il defunto veniva inumato insieme ad un importante corredo funebre formato da monili e da oggetti ornamentali. Inoltre erano dotate di una grande fossa in cui venivano depositati vasi, armi, interi carri, utensili, oggetti d’oro e di argento, diversi manufatti di provenienza certamente esotica realizzati in ambra, avorio e persino con gusci di uova di struzzo.
Dalle caratteristiche di queste tombe di cui, visitando la mostra a Bologna, è possibile osservare da vicino alcuni importanti esempi, emerge che nel periodo che abbraccia il VII secolo a.C. la civiltà picena si configurò come una società avanzata e molto raffinata, con un alto livello culturale e soprattutto economicamente potente.
Tutte queste caratteristiche emergono proprio dalla scoperta e dallo studio delle tombe in quanto, nonostante siano stati ritrovati accanto alle necropoli anche i resti degli annessi villaggi, indubbiamente la consuetudine di seppellire i defunti insieme a numerosi oggetti caratteristici della vita quotidiana e realizzati secondo le conoscenze tecniche ed artistiche dell’epoca, utilizzando sia materiali locali che di importazione, fornisce agli archeologi e agli storici una quantità di informazioni che altrimenti molto difficilmente sarebbero giunte fino a noi. Queste considerazioni valgono, naturalmente, per tutte le civiltà del passato, dalle più imponenti e note a quelle la cui esistenza si è consumata in un tempo breve e su di un territorio limitato. Il culto dei morti, fin da epoche estremamente remote, ha fatto sì che l’eco di numerosissimi popoli sparsi sull’intero pianeta, susseguitisi nel corso di secoli e secoli dall’Egitto all’Europa, dalla Cina all’America Centrale e via discorrendo, sia riuscito ad arrivare fino al XXI secolo.
Il culto dei morti è uno dei segni distintivi delle diverse civiltà; il bisogno di ricordare e di essere ricordati, al di là dell’esistenza terrena, è un tratto che accomuna tutto il genere umano, da sempre. È anche questo a rendere così affascinanti i percorsi espositivi dedicati ai popoli antichi perché osservare oggetti appartenuti a persone vissute in epoche tanto lontane dalla nostra in qualche modo ce ne fa sentire il respiro, abbattendo in un istante le barriere del tempo, della morte, dell’oblio.
 
Daniela Argiropulos

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