Il pescatore di corpi

La Cina è attraversata da numerosissimi corsi d’acqua. Il più lungo è lo Xi Jiang, meglio conosciuto come Yangtze, e considerato, dopo il Nilo e il Rio delle Amazzoni, il terzo fiume più lungo della terra. Altro fiume, la cui importanza non è solo di carattere geografico, è lo Huang He, chiamato anche Fiume Giallo, il cui nome deriva dalla particolare colorazione delle acque, dovuta ai fondali fangosi. La sua rilevanza è anche storica: ancora oggi viene considerato la vera culla di origine della civiltà cinese e gli sono tributati gli onori di “fiume madre”. Le innumerevoli inondazioni delle acque del Fiume Giallo hanno provocato, nel corso degli anni, un continuo e costante incremento del numero di vittime, tanto da ritenere necessaria l’istituzione di una professione alquanto singolare, “il pescatore di corpi”.
Un tempo questi particolari pescatori recuperavano e restituivano alle famiglie i corpi trovati nel fiume per un atto di carità, ricompensato dalla sincera riconoscenza. Oggi la pratica del ripescaggio delle salme è divenuta una sorta di business: gli “addetti” vanno alla ricerca dei corpi lungo il fiume e li trascinano sulle sponde con una piccola barca, richiedendo ai familiari delle vittime il pagamento del lavoro di recupero.
Ai pescatori non importa l’identità dei defunti e neppure come i corpi siano giunti al fiume, ma i racconti dei congiunti che vanno a reclamarne i resti contribuiscono a dare un elemento di riconoscimento a quei morti ed a far sì che i pescatori stessi se ne rendano in qualche modo conto. Spesso i familiari non sanno cosa sia effettivamente accaduto al proprio caro. La maggior parte dei casi riguarda morti causate da incidenti o da inondazioni, e molti altri sono la conseguenza di omicidi o di suicidi.
Wei Xipeng, di 55 anni, è un “pescatore di corpi”. Fino a qualche anno fa raccoglieva frutta, poi il suo unico figlio annegò nel Fiume Giallo. Ne cercò il corpo a lungo senza mai trovarlo. Nella ricerca trovò molti altri cadaveri. Ad una ventina di chilometri circa a sud di Lanzhou, nella Cina nord occidentale, una diga ed una particolare insenatura permettono ai morti di raggiungere la superficie; lì Xipeng recupera i corpi, li porta in un angolo attrezzato del fiume e li lascia nell’acqua a galleggiare con i volti all’ingiù, per permettere che le sembianze dei defunti si preservino e che i parenti possano riconoscerli. 
 
Maria Angela Gelati
 

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