Un pensionato molto particolare

Adriano Valentini si definisce un pensionato. Di certo si tratta di un pensionato anomalo. Lo abbiamo incontrato ad Oporto, in occasione di EXPOFUNER, mentre si aggirava in compagnia della moglie Luciana fra gli stand della manifestazione portoghese. Due chiacchiere presso lo stand di TANEXPO, ed è venuto fuori il ritratto di un uomo gratificato sì dai riconoscimenti ottenuti (ama ricordare le due medaglie d'oro ricevute, una dalla Camera di Commercio di Ravenna, l'altra dall'AVIS di Faenza di cui è stato uno dei fondatori), ma ancora sulla breccia, con la passione e l'entusiasmo di sempre, tipico esempio di come la 'sana' provincia italiana sia in grado di produrre modelli imprenditoriali di prim'ordine.

Come è nata la vostra azienda?
"Negli anni '30 mio padre Giuseppe, reduce da una esperienza come falegname nelle Colonie, si trovò a dover scegliere se accettare un impiego fisso come netturbino o se, invece, ottenere una licenza commerciale. Scelse questa seconda via ed aprì un laboratorio di falegnameria.

Era il classico 'falegname di campagna', faceva un po' di tutto, anche le casse da morto, poi si è via via specializzato nel funerario. Durante la guerra la mia famiglia fu costretta a sfollare in campagna, ma mio padre non smise la sua attività, anzi. Ricordo che lo guardavo affascinato lavorare direttamente il tronco degli alberi ricavandone tavole da utilizzare per costruire le bare".

"Eravamo già configurati come una piccola impresa - continua Adriano - ed avevamo clienti importanti, uno fra tutti la rinomata Ditta Golfieri di Bologna. Purtroppo, nel 1948, mio padre morì improvvisamente ed io mi ritrovai, a soli quindici anni, a capo di una azienda, con nessuna esperienza, ma con l'imperativo categorico di non deludere i desideri e le aspettative di mia madre".

Quali sono state, nel tempo, le strategie che ha inteso perseguire per lo sviluppo dell'azienda?
"Essenzialmente una, direi, almeno fino alla metà degli anni '60. Abbiamo gradualmente smesso l'attività di produzione per ampliare quella di pompe funebri, portandola all'avanguardia; pensi che, nonostante Faenza sia un paese di provincia, già nel 1980 avevamo i dipendenti in divisa. Nel 1982 abbiamo deciso di puntare tutte le nostre risorse sullo sviluppo della vendita di articoli all'ingrosso, dismettendo l'impresa di onoranze e dedicando tutto il nostro impegno alla VALENTINI snc, una delle due aziende del gruppo, a capo della quale oggi c'è mio figlio Giampaolo, che si occupa esclusivamente di questo, presentando articoli su tutto l'universo del funerario ad eccezione, però, delle casse da morto. Dal '61 in affiancamento e poi dal 1970 con una società appositamente costituita, la VALENTINI VELI COPRISALMA, produciamo veli coprisalma, mantelle, tuniche e scarpette, articoli che, soprattutto i veli, senza falsa modestia ci vedono protagonisti assoluti del mercato, particolarmente dal punto di vista qualitativo. L'anima della azienda è mia moglie Luciana, che coordina il lavoro di quattordici dipendenti, tutte estremamente specializzate nelle cuciture o nel ricamo".

Qualche curiosità del periodo in cui avevate l'impresa di onoranze?
"Abitavo ed avevo il negozio in via Tomba, e andando indietro con la memoria mi vengono in mente tre situazioni singolari. La prima, il funerale di un importante generale di corpo d'armata, con un imponente schieramento di stelle e stellette militari e la presenza addirittura di un delegato del Re d'Italia in esilio. Poi, due casi particolari, quasi da gossip, che tanto hanno fatto discutere in città. La morte di un uomo molto ricco, la cui eredità fu contesa da quattro nipoti estremamente combattivi l'uno contro l'altro tanto che, unici presenti al funerale oltre al sottoscritto, pensarono bene di nascondersi ciascuno dietro una colonna ai quattro angoli estremi della chiesa, lasciando il feretro desolatamente solo davanti all'altare. Poi, la morte di un uomo tristemente noto in città come usuraio, per il quale ebbi dalla famiglia il compito di curare anche la stampa e l'affissione dei manifesti d'annuncio. Ebbene, lo ammetto, forse mi sono lasciato prendere un po' la mano, ma sui manifesti, dove lo descrissi come uomo integerrimo e molto amato, di notte mani anonime vergarono frizzi e lazzi di ogni genere".

Torniamo sull'attualità. Quali sono le zone che meglio rispondono alla vostre sollecitazioni commerciali?
"La VALENTINI snc opera prevalentemente in Emilia Romagna, quella di produzione del velo ha mercato su tutto il territorio italiano".

E l'estero?
"Non c'è grande interesse per questo prodotto fuori dei confini nazionali. Se proprio dovessi azzardare un pronostico, punterei sulla Spagna, molto vicina a noi non solo geograficamente".

Come nasce l'idea dei coprisalma?
"L'uso del velo come copricapo nasce in Lombardia, e più precisamente in provincia di Varese. Qui le donne erano tutte specializzate nel punto a catenella, ancora oggi sinonimo di grande qualità realizzativa. Un pioniere del settore, Erminio Trevisan di Milano, intuì la possibilità di aumentare le dimensioni del velo inventando, di fatto, il coprisalma. Io iniziai come suo rappresentante, poi sviluppai l'idea. Oggi produciamo oltre 50.000 pezzi l'anno, tutti rigorosamente preparati in maniera artigianale. I modelli base sono all'incirca una cinquantina, ma le nostre impareggiabili ricamatrici sono sempre più alle prese con personalizzazioni particolari che ci vengono richieste".

Per concludere, ci siamo conosciuti in occasione di una fiera: ma voi, avete mai partecipato ad una mostra come espositori?
"Una sola volta, a Bruxelles, tanti anni fa. La fiera, secondo me, continua ad essere uno strumento di promozione insostituibile. Noi, forse, non abbiamo voluto 'impazzire' a star dietro a tutto. Ma, per il futuro, chissà…".
 
Marina Piantoni

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Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022