PENSIERI A RUOTA LIBERA

Ogni inizio d'anno, si sa, costituisce il momento più opportuno per tracciare un bilancio sul passato, ma soprattutto per pianificare il futuro, in base alle esperienze pregresse, e per creare le premesse utili a consolidare e a sviluppare le iniziative di successo che rappresentano, alla resa dei conti, il logico risultato di un mix fatto di competenza professionale, lavoro duro ed accanito, creatività e disponibilità logistica totale.

Ed è proprio partendo da quest'ultimo punto, e cioè dall'intenso viaggiare nei quattro angoli del globo, che tenteremo di fare il punto sulla situazione fieristica del nostro settore tentando di identificare le tendenze, di stimarne la loro pertinenza e di immaginare e proporre, là ove ciò paia utile, le azioni correttive appropriate. Tutto ciò nell'intento di migliorare la qualità e la professionalità delle varie manifestazioni al solo fine di non compromettere l'immagine di un settore già subissato per svariate ragioni da critiche, spesso ingiustificate ma anche talvolta fondate, e avendo ben presente il concetto fondamentale che una fiera per essere credibile deve essere organizzata, per produttori e potenziali clienti, da professionisti della comunicazione e, nel caso specifico, dell'organizzazione di eventi espositivi. Il mondo in cui viviamo è sempre più un mondo di alta specializzazione e lo spazio per i dilettanti, siano pure essi animati da ottime e lodevoli (non sempre) intenzioni e spesso eccellenti nell'ambito delle loro competenze specifiche, si fa sempre più esiguo. Esso è inevitabilmente destinato a scomparire del tutto. Si tratta, in fondo, di un caso particolare della selezione naturale quella che, nel disordine delle forme di vita, permette di sopravvivere solo agli individui, nell'accezione scientifica, più resistenti e capaci di adattarsi all'ambiente , spesso ostile, in cui operano.

Riteniamo, senza che ci si possa accusare di immodestia, di avere i titoli, forti dell'ampia esperienza acquisita, per poter parlare di tutti questi argomenti nella misura in cui il patrimonio di "know how" e di successi accumulato nel corso degli anni, o piuttosto dei decenni, nell'organizzare TANEXPO ci consente di avere le idee sufficientemente chiare per poter, senza peraltro voler imporre le nostre convinzioni "ex cathedra", valutare serenamente i fatti e soltanto essi al fine di proporre, in certi casi, soluzioni verso le quali già il buonsenso, prima ancora che considerazioni più approfondite di ordine tecnico, potrebbe e dovrebbe orientare.

Il nostro è un mondo che, per svariate e facilmente intuibili ragioni, è fortemente atipico rispetto ad altri settori commerciali. Esso interviene a supporto di esseri profondamente turbati per la scomparsa definitiva di persone amate e l'approccio è, chiaramente, assai diverso da quello degli uomini di marketing che operano nella promozione di attività ricreative (organizzazione di vacanze, vendita di vini pregiati, ...). Nel nostro caso si tratta piuttosto, anzi certamente, di accollarsi lo stato di estremo sconforto del cliente tentando, nei limiti del possibile, di arrecare un po' di sollievo, magari solo temporaneo, in persone psicologicamente fragili ed estremamente provate e alle quali soltanto il tempo permetterà, con diversità enormi fra individuo e individuo, di portare avanti quella elaborazione del lutto che, sola, potrà in qualche modo alleviare la sofferenza di chi ha perduto una persona amata.

In tale contesto è chiaramente evidente che il produttore deve orientare la ricerca di nuovi prodotti verso il soddisfacimento di tali bisogni in modo da poter proporre all'operatore funerario, intermediario del cliente finale, la famiglia, articoli e servizi che corrispondano a richieste sempre più sofisticate e chiaramente espresse. Appare infatti evidente, ed è una delle prime constatazioni che abbiamo avuto occasione di fare, che le nuove generazioni di imprenditori, molto più aperte dei loro predecessori alle esigenze di ordine psicologico e culturale avanzato (in contrapposizione a schemi tradizionali ben radicati in certi casi anche da secoli), si avvicinano alla loro professione definendo una gerarchia di priorità ben diversa da quella dei loro padri. In questo senso possiamo ben affermare, senza tema di smentite, che il livello generale della produzione (o, meglio, delle differenti produzioni, così come si percepiscono sui diversi mercati) si eleva da una fiera all'altra. Questo è tanto più evidente sui mercati emergenti dell'Europa centro orientale o del centro e sud America che stanno rapidamente recuperando il ritardo talvolta drammatico accumulato nel corso degli anni per ragioni tanto politiche quanto socio-culturali.

In particolare vi sono stati miglioramenti sostanziali nella concezione del prodotto per renderlo più conforme alle esigenze dei dolenti nei quali la richiesta di un valore aggiunto estetico e simbolico è fortemente e manifestamente espressa. In questo senso la fiera biennale di Modena, TANEXPO, costituisce un esempio di sicura evidenza tanto più che interviene in un Paese, l'Italia, che in mancanza di altri atout si contraddistingue da sempre per la qualità del design e la nobiltà dei materiali usati. Peccato che sino ad oggi il quadro legislativo, carente ed antiquato per non dire arcaico, abbia rallentato queste tendenze ineluttabili e destinate, presto o tardi, ad affermarsi perentoriamente. Rimane il fatto che TANEXPO opera, di fatto, in un ambiente qualificato e trainante ed proprio per questo è diventata, nel corso degli anni, il punto di incontro privilegiato per gli operatori di tutto il mondo alla ricerca di novità e di qualità. I dati, inconfutabili, sul numero di espositori e di visitatori si commentano da soli. Ne troviamo la controprova nell'osservare che quasi sistematicamente i più importanti e significativi espositori esteri nelle varie fiere che si organizzano dappertutto (dal Brasile alla Francia, dalla Russia agli Stati Uniti, dal Messico alla Cina) sono proprio le nostre imprese che concentrano i loro sforzi di espansione nell'esportazione, ben consapevoli che l'accesso al mercato domestico è e sarà sempre più complesso sia per ragioni di saturazione che per motivi, lo ripetiamo, di insufficienza legislativa (dovuta probabilmente anche, in parte, alla politica poco volontaristica e timorata di certe organizzazioni di categoria). Basti pensare al ritardo accumulato sulla cremazione, pratica che si è largamente e rapidamente imposta anche in paesi "a priori" tradizionalisti e conservatori (Francia e Spagna su tutti), e che risponde alle esigenze di igiene ambientale alle quali tutti noi siamo sempre più sensibili oltre che apportare una soluzione al problema di spazi che in certe zone del nostro paese assume una rilevanza di primaria importanza quando non drammatica. Anche in questo caso possiamo con fondata certezza affermare che siamo di fronte ad una tendenza mondiale chiaramente percepibile in tutte le fiere nelle quali sempre più numerosi troviamo, tra gli espositori, fabbricanti di forni crematori, urne ed accessori per i loculi che ospitano le ceneri dei defunti. Aggiungeremo per amore della verità che il ritardo nostrano in questo settore è anche dovuto, in parte, alle resistenze protezionistiche di certi operatori che, anziché prendere atto delle tendenze e prepararsi di conseguenza per poter efficacemente intervenire sui nuovi mercati, hanno sin qui preferito tentare di cristallizzare con scarsa lungimiranza una situazione che non potrà essere eterna, dimenticando la vecchia saggezza popolare così chiaramente espressa in latino su un edificio pubblico in piena Amsterdam e che ricorda al passante che chi orina contro vento si bagna i pantaloni (i nostri amici del nord-est saporitamente affermano che "chi p… contro vento se bagna le braghe").

Altra costante percepita quasi dappertutto (con l'eccezione dell'Italia) è l'aumento esponenziale dei prodotti assicurativi funerari. Non si capisce bene perché da noi la previdenza funeraria stenti a svilupparsi laddove anche in paesi culturalmente molto vicini al nostro (la Spagna, tanto per citarne uno, forse il più significativo) essa è ampiamente diffusa per la soddisfazione degli assicuratori e dei clienti che trovano, nel momento di necessità, immediato appoggio e soluzione a tutti i problemi, anche e soprattutto economici, che si presentano allorché si tratta di organizzare il funerale di qualcuno. Non sarebbe male che alla prossima edizione di TANEXPO (Modena 24-26 marzo 2006) si potessero vedere stand con proposte in questo senso. Non staremo qui a parlare, da ultimo, della ormai universale presenza del computer sia a livello produttivo, sia a livello di software proposto per la gestione delle aziende.

Il problema maggiore che si manifesta all'osservatore è, fuor di ogni dubbio, quello della proliferazione selvaggia di fiere e fieruccie ad ogni piè sospinto. Tale realtà pare andare contro quella che parrebbe essere una politica razionale volta a concentrare in poche, qualificate e qualificanti manifestazioni il momento di incontro tra il mondo produttivo e quello degli operatori funerari. In effetti diventa sempre più difficile per le aziende essere presenti in ogni posto in cui viene organizzata una fiera. Il problema non è tanto quello dei costi espositivi diretti, tutto sommato estremamente ragionevoli e pienamente giustificati, quanto piuttosto quello delle spese derivanti dalla preparazione a monte dell'evento e dalla mobilitazione di un numero importante di addetti per periodi relativamente prolungati.

Se da un lato risulta relativamente agevole comprendere che nuovi paesi spesso di taglia piccola e che si affacciano con uno sguardo nuovo al mondo funerario siano portati, sulle ali di un comprensibile entusiasmo, a lanciarsi in questo tipo di iniziative (anche se spesso dopo una partenza a spron battuto costoro rinsaviscono; il tiro viene corretto e la fiera da annuale diventa bi od addirittura triennale), dall'altro rimane oscura la ragione per la quale in molti paesi che vanno per la maggiore di esposizioni ve ne siano due o più, complicando la vita agli operatori che stentano a raccapezzarsi in mezzo a cotanta offerta. Succede in pratica che spesso via sia una fiera all'anno per paese, il che non risulta di alcuna utilità né per le aziende fornitrici, né tanto meno per la clientela. Quali che siano le ragioni di tale anormale proliferare (c'è chi lo fa per ambizione o sete di protagonismo; chi per ripicca; chi per arrotondare, fin che dura, dei fine mese turbolenti; chi nell'ottica di compensare mancati introiti derivanti da altre voci di entrata e così via per mille e una altre ragioni), il buon senso, sempre lui in fondo, non dovrebbe caso mai imporre una pianificazione ragionevole (e, perché no, di comune accordo tra i diversi organizzatori) più confacente a quelle che sono reali necessità ed auspici di espositori e visitatori? Ciò eviterebbe di assistere a battaglie e battagliette di risibile livello nelle quali fiere di poche decine di espositori (tra i quali spesso tre o quattro sono società satelliti dell'organizzazione, mentre altre tre o quattro sono entità diverse della stessa azienda; in pratica di quaranta espositori sulla carta ve ne sono venticinque di reali) pretendono tutte pateticamente di essere "la più importante del settore" (dove? in una regione, in un paese, in un continente, nel mondo?; solo i numeri, quelli veri, possono nella loro gelida imparzialità ed incontestabilità qualificare, a nostro modo di vedere, l'importanza di questo tipo di eventi) per finire in casi estremi per invocare riconoscimenti ministeriali che non si sa a cosa assomiglino o cosa significhino tanto più che, ringraziando chi di dovere, in una società di libero mercato si dovrebbe poter fare a meno della benedizione, vera o presunta, del Soviet o del baffuto georgiano.

Quello che generalmente e fortunatamente accade è che ancora una volta la selezione naturale impone la propria inesorabile legge e sancisce, malgrado forme estreme di accanimento terapeutico, la sopravvivenza del migliore (vedi Spagna). L'ultimo, recentissimo, esempio di tale andazzo ci viene dal piccolo Belgio dove vi sono state, a distanza di tre settimane, due esposizioni, una a fine gennaio e l'altra verso la metà di febbraio.

Quale potrebbe allora essere la soluzione a tanto spreco di risorse ed energie?

L'unica risposta ci pare venire dalla "concertazione" tra persone di buona volontà e soprattutto di buona fede aventi tutte come obiettivo primario, che poi è il minimo per un buon uomo d'affari, quello di procurare al cliente la soddisfazione al suo bisogno e, ben evidentemente, un giusto ritorno degli investimenti (in certi casi estremamente importanti). Concertazione che a nostro modo di vedere dovrebbe coinvolgere non solo un paese ma molti paesi di una stessa entità geografica (l'Europa, ad esempio), per portare ad una pianificazione razionale ed efficace dell'insostituibile strumento commerciale che la fiera costituisce.

Questa è la nostra filosofia, maturata alla luce del nostro andare per il mondo e confermata dai fatti. Il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.

Per parte nostra continueremo a tenervi informati da ogni angolo del mondo: dalla Germania , dove a maggio si tiene la Befa (i segnali che ci arrivano sono preoccupanti e parrebbero confermare quella perdita di impatto che già avevamo osservato nel 2000 in rapporto al 1995; qui ci sarebbe molto da discutere sulla frequenza ottimale di tale tipo di eventi: comunque sia cinque anni sembrano troppi) alla Russia; dalla Spagna al Brasile; dal Messico alla Francia; dagli Stati Uniti alla Polonia e così via.

A tutti auguri di buon lavoro per il 2005 e a rivederci a TANEXPO 2006!

 
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Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022