Il paesaggio della memoria

Ancora una volta il Festival dell'Architettura sta offrendo opportunità preziose che per il 2007 si sono concretamente realizzate in un dibattito non solo teorico, ma ricco di potenzialità costruttive; già, perché come ha ribadito lo stesso Direttore del Festival, Carlo Quintelli, "il paesaggio non può che appartenere alla collettività. Esiste in quanto pubblico sotto l'aspetto della fruibilità, della responsabilità e della valorizzazione, così come del degrado, dell'impoverimento o della banalizzazione. L'idea stessa di pubblico paesaggio, pertanto, non può abbandonare l'azione critica di una architettura che del paesaggio intende fare il proprio principale ambito di messa alla prova".
E dunque lo scorso dicembre interventi e spunti di riflessione si sono susseguiti nelle giornate parmigiane del Festival, in particolare attraverso la ricerca work in progress "Il paesaggio della memoria. Edvard Ravnikar e Bogdan Bogdanović". Un folto pubblico si è così radunato nella magnifica sala del Ridotto del Teatro Regio, a Parma, per ascoltare lo stato di avanzamento di uno studio dal tema quanto mai attuale.
Nella Jugoslavia di Tito è stato dato grande rilievo alle commemorazioni della Seconda Guerra Mondiale; gli architetti Edvard Ravnikar e Bogdan Bogdanović si sono trovati in un simile momento storico a progettare e a realizzare memoriali attraverso incredibili e distinte soluzioni.
Dopo l'introduzione del Direttore del Festival Carlo Quintelli e il saluto degli assessori comunali Francesco Manfredi e Lorenzo Lasagna, i curatori Filippo Bricolo, Maria Angela Gelati ed Elena Re Dionigi hanno spiegato gli indirizzi della loro ricerca interdisciplinare e il complesso lavoro che li porterà ad una Mostra programmata per ottobre 2008.
L'architetto Mario Pisani ha introdotto le lectures di Slobodan Selinkic - allievo di Bogdan Bogdanović - e di Aleš Vodopivec - allievo di Edvard Ravnikar - guidando la discussione in una "tavola rotonda" finale utile a fornire approfondimenti, a porre interrogativi e a suscitare una "volontà di migliore conoscenza". Perché, ed è quanto emerso dagli intensi lavori del Festival, il compito che deve coinvolgere gli operatori del paesaggio (non solo i progettisti, ma gli amministratori cui spetta il delicato ruolo di prendere decisioni e di assumere consapevolezza sulla materia) è proprio quello di garantire sistematicità ad un tema ampio e spesso contraddittorio.
 
Ida Salvitto

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