Nuovi Paesaggi sonori

I recenti studi sulla dialettica “silenzio-rumore” nella società contemporanea evidenziano l’importanza che il rumore, entrato progressivamente nella vita di tutti i giorni con la creazione di un habitat sonoro ed affascinante, apporta anche negli ambiti in cui lo stesso era del tutto escluso. Il mondo non si guarda, si ascolta. Non si legge, si coglie con curiosità l’assenza del silenzio che storici, sociologi, osservatori del costume e filosofi hanno cercato di studiare e di convogliare in dibattiti e ricerche.
Nel 2007 Stuart Sim, docente di critica teorica all’Università di Sunderland (Regno Unito), pubblica “Manifesto for silence”, opera ritenuta un vero e proprio invito a reagire contro il rumore del mondo tecnologico. Il silenzio, considerato proverbialmente “d’oro”, coincide con un aspetto espressivo della società sempre meno valutato e più confinato tra le mura conventuali in cui la meditazione e l’assenza di rumore sono finalizzate alla ricerca della Divinità. Il rumore è ritenuto uno tra i più caratteristici segnali di riconoscimento dei mutamenti della sensibilità della società attuale, tanto che il comportamento dei giovani permette di considerare come la sua evoluzione abbia assunto caratteristiche tali da divenire una forma di socializzazione: le strade e le piazze di città e paesi sono invase dal rumore dei giovani che per tutta la notte si spostano da un luogo ad un altro invadendo anche gli spazi esterni cittadini e ciò viene considerato dai residenti quasi un fatto traumatico. L’evoluzione del linguaggio televisivo attuale, rispetto alla compostezza e alla staticità di quello dei personaggi partecipanti alle rubriche degli anni sessanta e settanta, non ammette pause, riflessioni e meditazioni; manifestazioni sconosciute quali l’interruzione, la sovrapposizione delle parole, l’uso dell’applauso nelle trasmissioni rappresentano comportamenti nettamente differenti e particolarmente attraenti.
Così lintroduzione dell’applauso durante le cerimonie funebri – sia laiche che religiose – la cui diversità rispetto alla consuetudine ne caratterizza le funzioni, trasforma uno dei momenti della vita più legati al raccoglimento e al silenzio.
La televisione ha portato nelle case degli italiani il funerale come frammento di vita del tutto particolare, cosicché il composto rispetto che la morte naturalmente evoca viene trasformato da formalità diverse, ispirate alla società dello spettacolo: le cronache giornalistiche attribuiscono il primo applauso nel 1973, durante le esequie pubbliche di Anna Magnani. Se l’applauso per la morte dell’attrice amata può essere inteso come un ultimo tributo alla sua arte, durante il funerale di Aldo Moro il senso dell’applauso, che risuonò quasi come una “esplosione”, è espressione della tensione accumulata in quei lunghi e tragici mesi; così, nel 1978, il lungo applauso in onore di Paolo VI e di Giovanni Paolo I, o di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, nel 1992, diviene simbolo e tributo del riconoscimento personale della figura, della devozione e dell’affetto.
Una ovazione scrosciante e commossa si alza al passaggio dei feretri dei caduti di Nassiriya e immensi applausi si elevano durante il rito di commiato di Giovanni Paolo II, lasciando increduli e stupiti i devoti pellegrini polacchi. Ma il battimano, che nacque per evidenziare approvazione e consenso, oggi, nell’ambito dei funerali, sembra manifestarsi per riempire i silenzi e, in qualche modo, per allontanare il dolore o per rimuoverne il “contagio”. Tale modalità d’espressione fa ritenere che l’evoluzione dell’“uomo rumoroso” coincide con un “tipo antropologico” che mal si adatta al silenzio, fino a trasformarlo in rumore, uno dei caratteri distintivi della contemporaneità.
 
Maria Angela Gelati


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