La scomparsa di Ravi Shankar

Il padrino della musica mondiale

George Harrison lo definì “the godfather”, il padrino della musica mondiale: il musicista e compositore indiano Ravi Shankar è scomparso, all’età di 92 anni, negli Stati Uniti dove era stato ricoverato per una operazione chirurgica. Nato nel 1920 nella città sacra di Varanasi da una famiglia di brahmini, il famoso maestro di sitar, il tipico strumento a corde, contribuì alla diffusione della musica classica indiana nel mondo e per questo era considerato il più autorevole ambasciatore culturale del proprio Paese. Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha espresso la propria tristezza ed ha evocato la perdita di un “tesoro nazionale”. “Si è chiusa un’era: l’intero paese si unisce a me per rendere omaggio al suo genio insuperabile, alla sua arte e alla sua umiltà”.
La sua carriera nel mondo della musica era iniziata a 18 anni, rinunciando a un’altra forma di intrattenimento altamente spettacolare come ballerino nella compagnia di danza del fratello Uday: ma solo a partire dai tardi anni ‘50 il mondo si accorse di Shankar. Merito anche di Richard Bock, patron della Pacific Jazz Records (l’etichetta fra gli altri di Chet Baker o Stan Getz), che volle assicurarsene i dischi. La sua musica fu di ispirazione ai Beatles, ma influenzò anche i Rolling Stones. La collaborazione con George Harrison durò per oltre un decennio e si materializzò nel Concerto per il Bangladesh dell’agosto 1971, la prima iniziativa benefica globale del mondo del rock a cui parteciparono più di 40.000 persone. L’album prodotto in quella occasione permise a Shankar di vincere il suo secondo Grammy Award. Nel 1969 aveva partecipato al festival di Woodstock al fianco di Janis Joplin e Jimi Hendrix, davanti a mezzo milione di partecipanti. Per tutti gli anni ’70 il maestro del sitar e l’ex Beatle lavorarono insieme in lunghi tour negli Stati Uniti e in Europa, un ritmo stressante che causò al musicista indiano un infarto patito a Chicago nel 1974. Diceva di aver sempre cercato, nella sua musica, l’assoluto. Durante la sua lunga carriera artistica realizzò un concerto autobiografico, Raga Mala, diretto da Zubin Meta e si esibì anche alla Casa Bianca su invito dell’allora presidente Gerald Ford.
Shankar lascia la moglie Skania e due figlie, Anoushka, che come il padre suona il sitar, e la cantante Norah Jones, in verità mai ufficialmente riconosciuta (ma per il test del dna non vi sono dubbi) e con la quale solo negli ultimi anni ha riallacciato i rapporti. Di recente era stato nominato per i Grammys 2013 proprio insieme alla figlia Anoushka.
Ha avuto una grandissima produzione artistica: fra i suoi album più famosi ricordiamo A Morning Raga/An Evening Raga (1968), Raga (1972), Tana Mana (1987), Chants of India (1997), Raga Tala (1997), More Flowers of India (2007). L’11 dicembre 2012, il giorno della sua scomparsa, è uscito il dvd Ravi Shankar – Tenth decade in concert: live in Escondido”, diretto da Alan Kozlowski e realizzato in occasione di un suo concerto in California nell’ottobre del 2011.


 
Martina Mandrioli
I suoi più grandi successi:
 
- For All Mankind
- Mishra Ghara Dhun
- Mishra Piloo
- Ragas in Minor Scale
- Tabla Solo in Jhaptal
- Sahanaa Vavatu
- Vedic Chanting One
- Meetings Along the Edge
- Hari Om
- Shanti Mantra
- Gaayatri
- Khamaj
- Prabhujee
- Asato Maa
- Fire Night


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