l'orologio della morte

Vedere un rospo, sognare polli, sentire il raglio di un asino, significa lutto e disgrazie. Così come trovare un ragno sul proprio corpo o ascoltare l'ululato del cane. Nelle diverse tradizioni popolari italiane, tante sono le credenze legate al mondo degli animali. Dai rospi alle vespe che portano sventure in famiglia, dai bruchi alle salamandre che annunciano periodi di cordoglio, il panorama delle superstizioni e tradizioni è molto vasto.

Presagiscono disgrazie, malanni o morte. Vederli, sentire il loro canto, sognarli può essere di cattivo augurio. E indicare che qualcosa di funesto sta per avvenire. Nelle tradizioni popolari italiane, imbattersi in un animale, incrociarsi sulla sua strada o ritrovarselo in casa significa, alle volte, l'arrivo di lutto e lacrime. Credenze che, tramandate nei secoli, sono arrivate fino ad oggi.

CONTRO I BRUCHI, CENERE D'OLIVO. In Veneto, mentre sono di buon augurio le farfalle bianche o gialle, quelle nere che entrano in una dimora portano cordoglio: morirà o un membro della famiglia o un personaggio importante della comunità. Anche in Piemonte sono portatrici di sventura: così, quando vengono viste, bisogna urlare tre volte per allontanarle. Le api annunciano invece disgrazie in Sicilia: soprattutto nella provincia di Siracusa, si crede che abbandonino le case quando sta per accadere una disgrazia. Triste sorte per chi ruba le api in Sardegna: è condannato a non avere i lumi accesi accanto al letto di morte. Temuti per i danni che provocano alle colture, i bruchi, nelle Marche, possono anticipare disgrazie. Per cacciarli, si sparge allora sulle piante la cenere dei rametti d'olivo benedetti nella Domenica delle Palme. Quando in Friuli si scorge sul proprio corpo un bruco di falena, si crede che sia lì per prendere le misure della bara. Per sapere quanti giorni restano da vivere, nelle zone intorno a Udine, si contano i peli dei bruchi pelosi. E se nel Bellunese il centopiedi che sale su un uomo e gli cammina fino al capo vuole la sua morte, il volo del calabrone nel Pavese è premonitore di un funerale e va scacciato con le fiamme.

RAGLI D'ASINO E CANTI DI GALLINE. In molte zone d'Italia, sentire di notte l'ululato di un cane, vuol dire che la morte è vicina. Così pure se mugola sommessamente vicino ad un malato. Con il canto del cuculo, in Puglia, le persone anziane contano quanti anni mancano alla morte, mentre un po' ovunque sentire il grido di un barbagianni è di pessimo auspicio: in Friuli e nel Siracusano il suo lugubre canto annuncia che il lutto è alle porte. Se nelle Alpi venete sentire il raglio di un asino o vederne uno con le gambe in aria indica che una disgrazia sta per arrivare, in quasi in tutto il resto d'Italia si tramanda che questo animale sia l'unico a non poter essere stregato o colpito dai fulmini: infatti, si crede che la caratteristica croce scura che porta disegnata sul suo mantello e la riconoscenza di Cristo per avergli dato aiuto, gli conferiscano queste virtù. Quando la gallina canta, in Emilia, annuncia la morte di un familiare. Se due galline, nel Bolognese, si guardano tenendo i becchi vicini, significa che o stanno per morire o sta per accadere una disgrazia. Nel Modenese, se i polli volano sul tetto della casa di un malato, questo ben presto morirà; sognarli, porta sofferenza e lutto in famiglia. In Basilicata, il canto a un'ora insolita delle galline nere, ripetuto e costante, è il triste presagio di morte. In Gallura, il verso del gallo sull'uscio di casa, al calare del sole, preannuncia la morte prossima di qualcuno della famiglia. In molte tradizioni locali, si crede ancora che i galli vecchi e decrepiti depongano delle piccole uova quasi sferiche da cui nascono i "basilischi", esseri dalle sembianze di serpenti, capaci di uccidere chiunque con il solo sguardo. Per questo, tutti gli anni, al termine della mietitura, si uccide il gallo più vecchio del pollaio.

PICCHIETTII E NIDI DI RONDINI. Portano morte anche le piume di pernice: infatti in Friuli non bisogna mai mettere un malato con la testa appoggiata a un cuscino fatto con le loro piume, perché altrimenti morirebbe. Sempre nella stessa regione, annunciano la morte anche i mosconi che si aggirano nervosamente tra le mura domestiche, mentre nel Piacentino, al canto del passero solitario, una persona cara andrà nell'aldilà. Nel Mantovano, è considerato invece di cattivo augurio il picchio perché si crede che, come il becchino, accompagni i morti al cimitero: sentirne il picchiettio è pertanto un presagio di morte. Nelle Marche, porta morte pure il pipistrello: vederlo o toccarlo segnala che il tempo del funerale si sta per avvicinare

Se in Veneto si crede che le lucciole siano le anime vaganti del Purgatorio, in Calabria si ritiene invece che le anime del Purgatorio alberghino nei serpenti bianchi e chi li uccide è condannato all'eterna sfortuna. Anche chi ammazza un lupo, in Piemonte, va incontro a gravi disgrazie, perché rischia di sopprimere l'uomo che può nascondersi nella belva. In gran parte del Nord non bisogna poi uccidere un grillo: chi lo schiaccia è destinato a morire presto, mentre nel Comasco fará una brutta fine chi sopprime una salamandra. Così pure non vanno uccise le rondini: in molte zone d'Italia distruggere un loro nido porta un anno di lutti in famiglia. Porta sfortuna e lutto anche schiacciare o maltrattare i ragni, soprattutto di pomeriggio: in Abruzzo, vederne uno sul proprio corpo, è presagio di morte repentina. In Lombardia, si tramanda che una casa va in rovina quando gli insetti parassiti se ne allontanano; se abbandonano invece una persona, questa morirà. Se in Toscana vedere un uccello morto è segnale di disgrazia imminente, nel Polesine lo è sognarlo. Nella provincia di Bergamo, quando un uccellino in gabbia sfugge al padrone, significa che uno dei suoi familiari sarà presto colpito da una sventura. Di cattivo augurio pure la scarsità di vespe durante la vendemmia: la persona più anziana della casa trapasserà presto. In Veneto l'arrivo di talpe nel terreno porta la morte del padrone di casa; quando muore invece una pecora nella stalla, una grave disgrazia colpirà un membro della famiglia.

ROSPI E CUORI SQUARCIATI. Il ticchettio crepitante che proviene, nel silenzio della notte, da vecchi mobili, causato dal rodere dei tarli, è conosciuto come l'orologio della morte o, a seconda dei luoghi, orologio di San Pasquale, di Sant'Antonio, di San Vitale o della Madonna. Una antica superstizione vuole infatti che questo sottile rumore incessante annunci disgrazie e morte. Il nome più appropriato è quello di "orologio di San Pasquale": il santo, infatti, aveva la facoltà di avvertire la vicinanza della morte per mezzo dei colpi alla porta. Un potere che sviluppò mentre svolgeva con umiltà la professione di portinaio presso il convento. Pericolosi e traditori, i rospi, nella maggior parte delle tradizioni popolari italiane, sono considerati di cattivo augurio. Per questo i contadini, al Sud, evitano di coricarsi dove sono stati i rospi, per timore che questi squarcino loro i cuori nel sonno. In Friuli si ritiene che il loro morso dia la morte, mentre a Roma si tramanda che un rospo ferito possa uccidere il feritore appena si addormenta. Per questo, i rospi vengono generalmente uccisi. Guai invece ad ammazzarli nel Mantovano e nel Pavese: una azione del genere provocherebbe la morte di chi li ha soppressi. Trovare rospi nei campi, in Puglia, è segno che la famiglia sta per affrontare un periodo di cordoglio: così, nel Gargano, contro questa minaccia, i contadini, alla loro vista, gonfiano le guance trattenendo il respiro.

 
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