L'opera d'arte come simbolo di speranza

Il mistero insondabile della morte ha sempre attratto le anime più sensibili e profonde che in diversi modi e in tutte le epoche hanno cercato di comprenderne le dinamiche, di sondare gli aspetti più arcani e di immaginare un ipotetico aldilà. Artisti, poeti, filosofi e sacerdoti di ogni religione e di ogni cultura hanno, senza eccezioni, dissertato, interpretato e illustrato il momento dell’abbandono della vita figurando scenari che vanno oltre l’esistenza terrena dando origine a riti, influenzando comportamenti sociali e pensieri condivisi e stimolando la produzione di una immensa varietà di manufatti artistici.
Il mondo dell’arte figurativa, in particolare, ha trattato e continua a trattare in modo approfondito il tema della morte arrivando nei secoli alla realizzazione di opere di inestimabili bellezza e valore. Anche a Tanexpo, nonostante la vocazione spiccatamente commerciale della rassegna, non mancheranno proposte e studi di artisti e designer contemporanei.

Filip Moroder Doss
, noto scultore ligneo del comprensorio di Ortisei, sarà presente a Bologna con lavori ideati prettamente per il settore funerario. L’artista altoatesino, interprete di una lunga tradizione di famiglia e formatosi nello studio del padre Enrico, ha sempre indirizzato la propria creatività verso l’arte sacra. Vincitore di numerosi concorsi nazionali e internazionali, le sue opere possono essere ammirate in numerose chiese in Italia e all’estero. Ora, dopo una visita lo scorso settembre all’International Funeral Industry Convention di Bologna, ha maturato l’idea di costituire una nuova azienda, denominata ViV, per portare l’arte nelle Case Funerarie.
A Bologna ho assistito ad un interessante convegno sulle Case Funerarie. Visionando alcune realizzazioni ho percepito la mancanza di un tocco artistico nei diversi locali: sale del commiato, camere mortuarie, sale d’accoglienza e ambienti comuni mi sono parsi privi di sentimento. Qualche addobbo floreale, immagini panoramiche plastificate, stampe o copie di raffigurazioni di stili di un’epoca ormai passata, ma nulla di più. Mancano, a mio avviso, rappresentazioni che trasmettono speranza aiutando i parenti a mantenere vivo il ricordo della persona amata. Non basta qualche fiore per incentivare fede e sentimenti positivi: tutto va studiato attentamente nel rispetto della diversità di credenze e degli stili di vita, in armonia con l’ambiente circostante per rendere gli interni consoni al sistema di vita che le persone avevano prima della loro scomparsa.
Il concetto di morte per Filip Moroder Doss è indissolubilmente legato alla speranza, all’aprirsi ad una nuova vita, in linea con i valori della tradizione cristiana. A Tanexpo presenterà opere scultoree uniche, urne di design e tante altre nuove idee, come le formelle in bronzo che rappresentano scene tratte della Via Crucis biblica celebrata al Colosseo da Papa Giovanni Paolo II il venerdì santo del 2002, plasmando con le sue mani l’essenziale per un messaggio di fede forte e sintetico.
La storia ci ha insegnato a custodire misteri e ad apprendere simboli. La nostra natura ci ha dato il dono dei sensi che rimane individuale, tuttavia la percezione stessa del simbolo è universale. Cosi, ad esempio, la croce cristiana (croce latina) non è un simbolo di morte, ma è connessa alla resurrezione per cui è fondamentalmente un simbolo di speranza. Nella nostra raffigurazione la Via Crucis è l’interpretazione di un cammino verso una vita nuova caratterizzata da un livello superiore di spiritualità. Ecco che così l’opera artistica diventa oggetto di consolazione e di meditazione.
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (LC. 24, 1–12) Questo è il versetto del Vangelo da cui Filip Moroder Doss ha tratto ispirazione per la sua missione artistica: convertire il dolore in gioia, la solitudine in unione e in condivisione, il lutto in speranza.
 
Raffaella Segantin


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Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022