Il mistero della Mary Celeste

Le Onde del destino

Il 4 dicembre 1872 l’imbarcazione canadese Mary Celeste, alla deriva e senza alcuno dell’equipaggio a bordo, venne avvistata dalla nave statunitense Dei Gratia al largo delle coste portoghesi.
Avvicinatisi al misterioso vascello, i membri dell’equipaggio si resero conto che stava navigando con l’asta di fiocco e la sola vela dell’albero di trinchetto, con il fiocco girato a babordo, mentre virava verso destra, segno evidente della mancanza di un nocchiero. Le acque, ancora ingrossate per le recenti tempeste, non consentirono un approccio in sicurezza; al capitano della Dei Gratia, David Reed Morehouse, ed al suo equipaggio furono necessarie oltre due ore per accodare il vascello e per poterne leggere il nome: era la Mary Celeste, di cui Morehouse ben conosceva il comandante, il capitano Benjamin Spooner Briggs, così come altrettanto bene conosceva la nave che, dopo la morte del primo capitano a due giorni dall’assegnazione e a seguito dell’incagliamento nel primo viaggio lungo le coste del Maine, aveva acquisito il titolo di “nave sfortunata”. Meno di un mese prima le due imbarcazioni si erano ritrovate una accanto all’altra ai pontili di carico di East River, a New York. La Mary Celeste sarebbe partita per Genova il 5 novembre 1872 con un carico di alcol puro, mentre dieci giorni più tardi la Dei Gratia sarebbe salpata verso Gibilterra.
La nave, con la stiva completamente allagata e le vele strappate, aveva la bussola rotta. Il sestante e la scialuppa mancanti lasciarono pensare che l’equipaggio avesse deliberatamente abbandonato il vascello. Il carico di alcol sembrava intatto, ma si scoprì che nove dei 1701 barili erano vuoti. Ricondotta al porto di Gibilterra, le autorità inglesi aprirono un’inchiesta sul caso che non condusse ad alcun risultato: nessuno dei marinai della Mary Celeste fu infatti mai ritrovato e le più diverse teorie – maremoto, uragano, ammutinamento, pirati – non riuscirono mai a spiegarne il mistero. Una ricerca più approfondita rivelò che l’abitacolo, dove era conservata la bussola, era saltato. Due portelli di boccaporto risultarono scardinati ed uno dei grandi contenitori di alcol si era rovesciato. La cambusa e le altre zone destinate alla conservazione di cibo e di acqua dolce erano stipate, le cassepanche dei marinai intatte, a dimostrazione della fretta con cui gli stessi erano stati costretti a lasciare l’imbarcazione. Nella cabina del capitano gli strumenti e le attrezzature portatili d’orientamento erano sparite. L’ultima annotazione sul diario di bordo risaliva al 25 novembre.
Appurato che il vascello venne certamente abbandonato, si abbozzarono diverse ipotesi sulle cause che avrebbero portato l’equipaggio a lasciare la nave così velocemente, visto che la ruota di propulsione non era bloccata. Secondo il capitano James Briggs, fratello del comandante della Mary Celeste, la risposta poteva essere cercata nell’ultima nota presente nel diario di bordo in cui si diceva che, finalmente, il vento, dopo una notte di gran tempesta, si stava placando. La nave si sarebbe trovata in bonaccia nei pressi delle Azzorre e avrebbe iniziato a muoversi verso le pericolose scogliere dell’isola di Santa Maria. Le evidenti scalfitture riscontrate sullo scafo erano forse dovute all’urto con qualche scoglio sommerso, il che avrebbe fatto temere all’equipaggio di essere sul punto di affondare. Ma se la Mary Celeste si fosse scontrata con la barriera rocciosa dell’isola di Santa Maria, la scialuppa di salvataggio, tentando di approdare sull’isola, non sarebbe riuscita ad andare molto lontano. Poiché non venne rintracciato alcun sopravvissuto né resti di relitti, la congettura pare improbabile.

Un’altra supposizione, anche se non convincente, era quella di una tromba marina: la pressione atmosferica avrebbe potuto far saltare tutti i boccaporti e consentire a grandi ondate di invadere completamente la stiva e di bloccare le pompe di trazione. La nave, imbarcando una notevole quantità di acqua, avrebbe dato segni di non farcela e l’equipaggio, impaurito, l’avrebbe abbandonata in tutta fretta. Ma, ad eccezione dei due boccaporti trovati scardinati, le altre parti dell’imbarcazione erano intatte: se la tromba d’aria fosse stata così potente da provocare nell’equipaggio tanta paura, anche la struttura della nave ne avrebbe certamente risentito.
Sembra impossibile, inoltre, che un capitano esperto e abile come Briggs, di cui era nota la straordinaria efficienza, possa essere stato colpito dal cosiddetto “panico del mare”, incontrollabile paura per le gravi ed insormontabili difficoltà intervenute in alto mare. Un altro evento resta inspiegabile: ammesso che l’equipaggio avesse trovato salvezza nella lancia di salvataggio, perché non recuperare la nave, una volta verificato che in realtà non stava correndo alcun pericolo di affondare? Una sola spiegazione sembra motivare l’intera serie dei fatti conosciuti: forse Briggs non aveva mai trasportato un carico di alcol puro e, essendo un tipico puritano osservante del New England, non era neppure troppo convinto di farlo. Il notevole sbalzo di temperatura intercorso fra New York e le Azzorre può aver provocato trasudamenti e perdite dei contenitori. I violenti temporali della notte, sbatacchiando il carico, possono aver provocato la formazione di vapori all’interno delle grandi botti con un aumento della pressione interna tale da far saltare il coperchio di alcune di esse. L’esplosione, sebbene innocua, potrebbe aver scardinato e scaraventato sul ponte i boccaporti. Convinto che la nave da lì a poco avrebbe potuto esplodere, il capitano Briggs, inesperto nel trasporto di quel materiale, avrebbe dato ordine di lasciarla con la massima celerità, calando in mare la scialuppa di salvataggio. Ma nella fretta di scappare avrebbe dimenticato – non mettendo in atto la più elementare delle precauzioni - di collegare la scialuppa alla Mary Celeste con una corda di qualche centinaio di metri per poterla continuare a controllare ad una distanza di sicurezza. Nel momento in cui la lancia era stata messa in acqua il mare doveva essere calmo, come indicato nel diario di bordo, anche se le vele malconce indicherebbero che comunque la nave da lì a poco sia andata incontro ad altri gravi problemi.
La Mary Celeste, dopo il recupero da parte della Dei Gratia, fu in seguito più volte rivenduta, finché affondò e fu abbandonata al largo di Haiti. A ritrovarla, qualche anno fa, fu Clive Cussler, lo scrittore che nei suoi romanzi ha spesso descritto navi misteriose e avventure in mare e che ha finanziato spedizioni alla ricerca di relitti perduti attraverso la National Underwater and Maringe Agency, una organizzazione da lui fondata e presente in tutti i suoi romanzi. Il ritrovamento della Mary Celeste non ha chiarito alcunché sulla misteriosa scomparsa del suo equipaggio, ma ha contribuito a risvegliare l’interesse del pubblico per i suoi segreti.

 
Maria Angela Gelati


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