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Ologrammi nel futuro del funerario?

Dal Regno Unito la proposta per comunicare con i cari defunti grazie alla tecnologia olografica e all’intelligenza artificiale.

Tutti gli amanti della fantascienza hanno bene presente in mente l’immagine della principessa Leila che appare a Luke Skywalker grazie all’ologramma proiettato dal robot R2D2 nel film Star Wars.
Un’immagine tridimensionale della principessa che si trova in difficoltà e chiede aiuto. Per anni, dai primi computer degli anni ’70 fino ad oggi, ci siamo domandati se sarebbe stato possibile un giorno utilizzare quella tecnologia nel quotidiano, parlare con immagini tridimensionali di amici e parenti lontani.
Nella realtà però, la comunicazione si è sviluppata in modo diverso, permettendo comunque di connetterci con le persone attraverso smartphone e altri device che annullano le distanze. Basta avere un telefono o un tablet per poter parlare con qualcuno che si trova dall’altra parte del globo. Ma che succede se le persone che vogliamo contattare non sono più con noi? Come poter “parlare” con qualcuno che non è più su questa terra ma con cui vorremmo ancora confrontarci, a cui vorremmo fare domande importanti o comunicare il nostro affetto? Ecco che dopo anni in cui la tecnologia olografica era stata messa da parte, se non superata, dai moderni metodi di comunicazione, viene ripresa e rivalutata per un utilizzo diverso da quello per cui era nata.

Stiamo parlando della possibilità di applicare questa tecnologia per “comunicare” con i nostri cari defunti. Detta così sembra uno scherzo macabro o una storia da film di fantascienza a basso budget, ma in realtà non c’è niente di paranormale o di sciocco in questa nuova proposta che si sta affacciando sul mercato funebre d’oltremanica. Ma cosa è esattamente, come avviene e chi si occupa di curare i dettagli nella comunicazione olografica?

Lo strano caso di Mrs Smith

Nel Nottinghamshire, nel Regno Unito, l’ologramma di una signora di nome Smith ha parlato con i presenti al proprio funerale grazie alla tecnologia basata sull’intelligenza artificiale, creata da suo figlio per la sua compagnia che realizza esperienze video e conversazioni olografiche. Il caso ha suscitato molto interesse e curiosità nel settore funerario e nell’opinione pubblica ma in realtà si tratta di una cosa possibile e che potrebbe diventare parte integrante delle cerimonie future. è qui che potrebbero entrare in campo gli operatori di settore e le onoranze funebri, interessati a offrire questo tipo di servizio ai loro clienti.

Ovviamente, nel caso un cliente pensi di usufruire di questa tecnologia, ci sono alcune cose da realizzare prima del triste evento. Si dovranno inserire all’interno della memoria artificiale una serie di dati personali e il cliente dovrà sottoporsi a una lunga intervista dove risponderà a molte domande su di sé, sulla sua vita, i suoi interessi e le sue esperienze.
La signora Smith è stata intervistata e ripresa da 20 telecamere in modo che l’intelligenza artificiale potesse ricreare la sua immagine e le risposte sono poi state inserite in un tool che ha permesso di sviluppare l’ologramma parlante. L’intelligenza artificiale che fa parte del tool non crea delle risposte dal niente: ascolta le domande poste dai familiari, analizza i dati in memoria e sceglie la risposta più consona registrata dal cliente. Ed ecco che le persone che hanno partecipato alla cerimonia funebre per la signora Smith hanno potuto, tra lo shock e la commozione, comunicare con la loro cara.

Un esempio simile si può trovare anche nella famosa serie televisiva NCIS. Nell’episodio numero 9 della diciannovesima stagione della serie, dal titolo “Memoria virtuale”, una donna di successo viene rinvenuta all’interno di una stazione navale, uccisa da un colpo di pistola. Non potendo intervistare la vittima, gli agenti dell’NCIS riescono a scoprire molte cose su di lei e a risolvere l’omicidio grazie al suo ologramma che aveva registrato prima della sua morte.
Film e tv a parte, la possibilità di poter parlare con una persona che non è più in grado di rispondere potrebbe avere un utilizzo interessante, specialmente in quei casi in cui ci sono situazioni particolarmente difficili, per le onoranze funebri che vogliono offrire un servizio in più ai loro clienti.

Il figlio della signora Smith non crede che la tecnologia sviluppata dalla sua azienda possa creare dei veri cloni digitali come quelli che si vedono nel film di Star Wars, ma il pubblico può acquistare un pacchetto “StoryLife” per circa 48 dollari ed è sicuro che questa cosa porterà a molti più utilizzi della sua tecnologia specialmente nel settore funerario. Se questo tipo di servizio possa funzionare anche in Italia è presto per dirlo e bisognerebbe capire se violi in qualche modo la legislazione in merito ma sarebbe interessante studiare le possibili applicazioni in vista di un futuro sempre più digitale e tecnologico del settore funerario. Insieme alle celebrazioni “online”, già molto utilizzate negli Usa durante il periodo del lockdown, ci potrebbe essere quindi la possibilità di un incontro quasi reale dei parenti con i propri cari.
 
Tanja Pinzauti

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