La cattedrale lacerata

La testimonianza di un parigino d’adozione della tragedia che ha colpito la cattedrale di Notre-Dame, una ferita al cuore della Francia.

"Fluctuat nec mergitur": battuto dalle onde ma non affonda. Chi conosce Parigi sa che questo è il motto che orna lo stemma cittadino dove un battello dalla vela gonfia rimane ben a galla nonostante le avverse condizioni ambientali. Ebbene, ancora una volta, dopo gli orrori degli ultimi tempi, la capitale francese è chiamata ad onorare quel motto colpita da una tragedia, il termine pare appropriato, che ha lasciato increduli e sconvolti non solo i parigini e l’intero Paese ma il mondo intero.

Vivo a Parigi da quarantadue anni e, pur sempre visceralmente ed indissolubilmente legato al binomio Trieste/Napoli, mi sento parte ormai di questa città che ho conosciuto in tempi migliori quando passeggiando sul lungosenna nella luce del mattino o nella penombra del crepuscolo, la visione della cattedrale mi rassicurava e mi rimandava ad un patrimonio storico e culturale che ci appartiene anche quando la laicità prende il sopravvento sulla religione. O quando, al volante bloccato nell'ingorgo di traffico all'altezza della Place Saint Michel (dovuto all'incorreggibile comportamento degli automobilisti francesi di occupare il crocicchio senza poter oltrepassare il semaforo) riuscivo a smaltire la collera volgendo lo sguardo verso la familiare silhouette di quel gioiello dell’architettura gotica, che pare sia il più visitato d'Europa. O, ancora, quando seduto ad un tavolo de La Bûcherie, con un bel pavé nel piatto, o su una poltroncina al primo piano della storica libreria Shakespeare & Company (dove lo spirito dell'indimenticabile George Whitman aleggia in permanenza) con un libro in una mano ed una tazza di tè nell'altra, nel levare lo sguardo, tra un sorso e l'altro, verso la rassicurante visione non potevo fare a meno di pensare che l'uomo riesce a superare la sua natura "finita" e fugace dando vita ad opere destinate a perpetuare la sua capacità creativa nel tempo a profitto di quelli che verranno. Una sorta di passo verso quell'immortalità che non gli appartiene.

Per dare un'idea dell'importanza che Notre-Dame riveste per i francesi mi si consenta di ricordare l'esperienza del mio primo viaggio a Parigi più di mezzo secolo fa. Dopo una lunga notte a bordo del mitico Orient Express, che in quei tempi collegava ancora i Balcani con Parigi passando per Trieste e che evocava storie di avventurieri, di spie e di donne fatali dallo sguardo ambiguo che fumavano sensualmente da lunghi bocchini tenuti tra le dita, giunsi alla Gare de Lyon dove ero atteso da conoscenti francesi, dei giocatori di rugby, che sarebbero poi diventati gli amici di una vita. Ancor prima di accompagnarmi in albergo per un meritato riposo dopo gli eccessi del viaggio marcato da ripetuti brindisi a base di slivovitz alternati con il caffè turco, mi "obbligarono" ad andare direttamente alla vicina Notre-Dame. È un segno inequivocabile dell'importanza che i francesi danno a quella chiesa che costituisce il centro dell'identità nazionale.

Al di là dell'aspetto puramente religioso essa coinvolge la vita del Paese anche in momenti che con la fede hanno poco a che vedere. Non a caso Napoleone vi fu incoronato imperatore il 2 Dicembre 1804 ed il Generale De Gaulle, assieme al Generale Leclerc comandante della Seconda DB che per prima entrò nella capitale per la Porte d'Italie, parteciparono il 26 Agosto 1944 al Magnificat per celebrare la liberazione di Parigi dall'occupazione nazista. Lo stesso presidente François Mitterrand (che non definì mai se stesso come "ateo" bensì come "agnostico”, e come tale incapace di conoscere una risposta sull'esistenza o meno di Dio) vi venne onorato in occasione dei suoi funerali. A conferma di tale centralità si deve sapere che il "punto zero" da cui si determinano le distanze da Parigi, si trova proprio sul parvis (sagrato) di Notre-Dame.

Ed ora?
Le responsabilità verranno, si spera, definite anche se non si tratterà di un affare semplice. Sono stati rinvenuti mozziconi di sigaretta in zone non attaccate dalle fiamme a testimonianza che degli operai fumavano sul cantiere, nonostante il divieto. Ma non si tratta della sola ipotesi. Rimane esclusa quella di un attentato terroristico anche se gli islamisti radicali fanatici gioiscono per la catastrofe.Tra le varie reazioni occorre anche citare quelle di vari estremisti fanatici cattolici (che esistono eccome!) che leggono in quanto successo una punizione divina per tutti gli scandali di ogni genere (finanziari, sessuali...) che hanno travolto il Vaticano con la colpevole "cecità", se non l'ignava complicità, di molti alti funzionari, a cui si deve anche l'allontanamento dei fedeli dalle pratiche religiose.

Comunque sia, ci vorranno tempi lunghissimi per riportare il monumento allo splendore originario anche se i cinque anni promessi dal presidente Macron corrispondono ad un certo velleitarismo del personaggio che magari già si vede, al momento del ripristino, ancora in carica per un secondo quinquennio. E col vento che tira niente è meno certo a meno che le opposizioni, di destra e di sinistra oggi frantumate e praticamente inesistenti, riescano ad organizzarsi. Del resto la conferenza stampa di questi giorni non ha fatto altro che confermare la scarsa popolarità del presidente nell'opinione pubblica visto che almeno due terzi, se non i tre quarti, dei francesi hanno trovato insoddisfacenti le sue risposte alle domande dei giornalisti. Aria fritta, in poche parole!

Nel frattempo le polemiche su come ripristinare il monumento sono aperte. Un po' come succede in Italia salvo che qui tutto sarà fatto senza che trascorrano decenni prima che le cose vengano ristabilite come succede nel Bel Paese (Irpinia, Belice, L'Aquila, Norcia, Amatrice etc...con la lodevole eccezione del Friuli-Venezia Giulia).

Molti pensano che le spese, ingentissime, che permetteranno a Notre-Dame di ritrovare l'antico splendore saranno a carico del Vaticano. Non è così. Dal 9 Dicembre 1905 vige in Francia una legge di separazione delle Chiese dallo Stato. Per quanto riguarda la religione cattolica il concordato del 1801 fu annullato non senza reazioni estremamente rabbiose da parte della Santa Sede. Tale legge attribuisce la proprietà degli edifici religiosi allo Stato cui spetta la loro manutenzione. Nulla vieta peraltro che chi lo desideri, credente o non, possa contribuire di tasca propria. Proprio in questo contesto vivissime polemiche sono nate all'annuncio che molti miliardari francesi hanno devoluto quasi in tempo reale somme ingenti per il ripristino della cattedrale: Pinault (Kering) 100 milioni di euro, Arnault (LVMH) 200, Bettencourt (Oréal) 200 ... In poche ore il miliardo di euro necessario, pare, per completare i lavori, è stato raccolto. Molti trovano che costoro si facciano belli a spese del contribuente visto che le donazioni sono defiscalizzate al 60%. Tuttavia esiste un tetto annuale oltre al quale la defiscalizzazione non è possibile e pare che nei tre casi citati tale limite fosse già stato raggiunto. Da cui la possibile infondatezza delle accuse. Altri, invece, si meravigliano del fatto che questi tycoons possano elargire somme così importanti in un batter d'occhio mentre rifiutano ostinatamente modesti aumenti salariali ai dipendenti.

Ciascuno la pensi come meglio gli aggrada. L'importante è che Notre-Dame ridiventi quella che era, il "momento" aggregante di un intero Paese, e che l'incendio che l'ha semidistrutta diventi un brutto, seppur incancellabile, ricordo. Con il rimpianto che la negligenza degli uomini possa portare a tali conseguenze.

Quando si dice semidistrutta occorre aggiungere che se non lo è stata completamente ciò si deve alla professionalità ed all'abnegazione dei Pompieri di Parigi. Da sempre occupano un posto privilegiato nel cuore degli abitanti della capitale, in particolare dei bambini, affascinati nel vederli correre là dove ce n'è bisogno ed il tipico ed inconfondibile suono delle loro sirene viene ripreso gioiosamente dai pargoletti che trovano di che dilettarsi anche se le situazioni in cui i intervengono sono tutt’altro che divertenti. Beata innocenza dei piccoli! Gli adulti invece rivolgono loro uno sguardo riconoscente e pieno di gratitudine ed ammirazione nell'attesa che le loro brigate sfilino al primo posto, speriamo, tra le ovazioni del pubblico che da sempre ama i suoi Pompiers, il prossimo 14 Luglio, giorno della festa nazionale per la tradizionale parata sui Campi Elisi. Merci, les gars! Grazie ragazzi!
 
Pietro Innocenti


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