A Mosca dal 22 al 24 ottobre

Necropolis 2009

La campagna fieristica autunnale, iniziata a Ried, in Austria, a fine settembre, è giunta alla sua seconda tappa a Mosca. Essa proseguirà, a ruota, a Boston negli USA per concludersi a fine novembre con il classico appuntamento biennale di Parigi.
La capitale russa ci ha accolti, “more solito”, col viso triste e grigio dell’autunno, anche se il cambiamento climatico è percettibile pure in quelle contrade dove eravamo abituati, in questo periodo dell’anno, a temperature molto più basse se non addirittura a qualche fiocco di neve. Non è il solo mutamento percettibile. Qualcos’altro ci intrigava, ma non sapevamo esattamente di cosa si trattasse. Poi la luce è giunta con il ricordo di una legge promossa da Putin ed entrata, teoricamente (pare ci siano molti ritardi nella realizzazione “ex novo” dei siti), in vigore il primo luglio di quest’anno. Essa vieta l’attività dei casinò in tutto il territorio nazionale fatta eccezione per quattro città nuove, trasformate in vere e proprie bische, dove tutti gli amanti delle emozioni al tavolo da gioco potranno liberamente dare sfogo alla propria passione per l’azzardo. Queste “gambling zones” sono disseminate strategicamente nell’immenso Paese. La più vicina a Mosca si trova nell’“enclave” russa, tra Lituania e Polonia, di Kaliningrad (l’antica Königsberg, che ci riporta agli anni di liceo quando apprendevamo che da colà giungeva il grande filosofo Immanuel Kant che tanto ci ha fatto soffrire con la sua “Critica della ragion pura”) distante dalla capitale un migliaio di chilometri. Le altre si trovano una nell’estremo oriente vicino ai confini con la Cina e la Corea del Nord, un’altra nell’Altai e l’ultima nella regione del mare d’Azov. Quanto ai risultati pratici di tale politica, forti e fondati dubbi continuano a sussistere. Infatti gli assuefatti al gioco non rinunceranno al proprio demone e affronteranno il viaggio verso la “Las Vegas” più vicina sul territorio nazionale o addirittura prenderanno l’aereo (vista anche la proliferazione di compagnie low-cost) per recarsi nei paesi ex-socialisti (Polonia, Bulgaria, Slovenia,…) dove tali attività prosperano. Gli abitanti di Trieste sanno bene che a pochissimi chilometri da casa trovano nelle città slovene confinanti di Sesana o di Lipizza decine di case da gioco davanti alle quali stazionano in permanenza giorno e notte vetture con targa italiana di quegli infelici, spesso ormai psicologicamente dipendenti, che non possono fare a meno di sedersi ad un tavolo di roulette, di black jack o davanti ad una macchina mangia soldi (e mangia pace domestica, aggiungeremmo volentieri). Tutto ci lascia pensare che, essendo da sempre tale attività in mano ad organizzazioni criminali, la temibile mafia russa, bische clandestine sorgeranno come funghi a Mosca. In esse si riciclerà una parte dei 40.000 disoccupati (tanti sarebbero, secondo una stima attendibile, i posti di lavoro che tale attività induceva) creatisi in seguito alla chiusura, nella sola capitale, di una trentina di casinò e di circa 500 aree “slot”. Senza parlare delle “attività” connesse riguardanti soprattutto le gentili e spesso avvenenti creature che stazionavano in quei saloni. Esse continuano, peraltro, a circolare per i corridoi, a piazzarsi come cospiratrici dietro le colonne nonché a sfarfallare (raramente verbo ci è sembrato più azzeccato!) nei “night” degli alberghi, compresi quelli di preteso altissimo standard spesso trasformati con la complicità (voluta o imposta) delle direzioni in veri e propri lupanari. Di lusso, ma pur sempre postriboli.
Rimane il fatto che l’assenza delle case da gioco è macroscopica. Lo stesso albergo che ci alloggia abitualmente appare più tranquillo senza il viavai dei giocatori e di tutta la baffuta (nel Caucaso tale ornamento è un “must”), abbronzata ed alquanto sospetta fauna che, con aria truce, abitualmente gravitava nei dintorni. Per non parlare poi delle luci sfavillanti, oggi scomparse, che in tutta la megalopoli segnalavano inequivocabilmente la presenza di tali luoghi.
Quello che non cambia invece è il caos della circolazione. Talvolta occorrono ore per percorrere pochi chilometri e lo sventurato che trova un tassinaro poco onesto ne farà le spese. Ottima novità, intravista all’aeroporto di Sheremetievo (quello principale), la messa in funzione di un turbotreno (come quello già operante all’aeroporto di Domodedovo) che permette di raggiungere il centro senza dover ricorrere ai tassisti spesso abusivi. Al lettore che volesse ricorrere a tale mezzo di trasporto consigliamo vivamente di rivolgersi ai chioschetti, situati all’uscita dei controlli doganali, dove viene proposto un “flat rate” (prezzo fisso) per una corsa “downtown” che si aggira, oggi, attorno agli 80 dollari USA.
Egualmente immutabile, a Mosca, è l’atmosfera tranquilla, ovattata della pasticceria Korkunov al numero 13 della via Lubianka, all’altro capo della quale si trova la tristemente nota e famigerata Lubianka, già sede del KGB ed ancor oggi sede della FSB, sigla nuova, “mutatis mutandis”, dei vecchi servizi segreti e di sicurezza del Paese. Fondata solo dieci anni fa da due soci (Andrey Korkunov per l’appunto e Serguei Lyapuntsov), essa si è imposta come la migliore produttrice di cioccolato della Russia. Non a caso da un paio d’anni l’80% del suo capitale è stata rilevato, per la non trascurabile somma di 300 milioni di dollari USA e per la gioia dei due soci fondatori, dalla “The William Wrigley Jr. Company”, proprio quella che produce il “chewing-gum” e che esiste dal 1891 in quella Chicago dove il suo grattacielo, il “Wrigley Building”, rappresenta uno dei gioielli del “golden - altri dicono “magnificent” - mile” della “windy city”. Così, a causa del vento, che spesso tira di brutto per il godimento di ogni triestino che si rispetti, è conosciuta la bella città dell’Illinois. Non cesseremo quindi di consigliare agli amatori di “gateaux” di prevedere qualche soggiorno in quei luoghi per passarvi qualche momento di tranquillità in ottima compagnia (di un buon libro, ad esempio, ma altre opzioni sono immaginabili) davanti ad una rasserenante tazza di thè e a qualche “sucrerie”, preludio a dolcezze d’altro genere.
L’albergo che ci ospitava, anch’esso non immune dalla presenza delle “impegnatissime signorine” sempre col telefonino in mano, si trova a relativamente poca distanza dal centro di esposizioni VDNH. Come già detto gli scorsi anni, si tratta di un parco immenso dove decine di padiglioni monumentali, costruiti secondo criteri di grandezza propri dell’architettura staliniana, ospitano fiere, mostre e attività commerciali di ogni genere. Anche quest’anno il padiglione 20 ha accolto l’esposizione funeraria russa, Necropolis, organizzata dall’amico Serguei Yakushin (fiancheggiato dal fido Dimitri Yevsikov e dall’efficacissima Marina Prudnikova) non più in qualità di Presidente della “Sibirskaïa Yarmarka” (la Fiera Siberiana), ma nei panni di titolare della Novosibirsk Funeral Trade House, azienda privata che gli appartiene.
Anche questa edizione, come quelle degli ultimi anni, ci ha dato conferma di una accresciuta qualità dei prodotti proposti alle imprese del settore. Bare, monumenti, accessori: tutto si è considerevolmente migliorato. A tale tendenza hanno di certo contribuito le aziende italiane da tempo attive, con i loro prodotti di eccellenza costruttiva ed estetica, su quel mercato. Anche quest’anno, infatti, hanno partecipato, con i loro stand, Baltea D.C. con Vincenzo Carbone e Spaf con Bartolomeo Sandrone. Visibili anche, negli spazi dei rispettivi distributori, i prodotti di Art Funeral Italy (Gianni Imeri con il figlio Paolo erano presenti), di Caggiati (Nazzareno Sorrentino era anch’egli a Mosca) e di Vezzani.
Per quanto riguarda i cofani segnaleremo un miglioramento generale della qualità dei prodotti locali riscontrabile soprattutto da Akropolis, un’azienda di San Pietroburgo che ha avuto in passato rapporti di collaborazione, e i risultati si vedono, con un’azienda italiana. Essi prevedono di attaccare i mercati esteri entro un paio d’anni. Approfittando anche del calo di quasi il 30% del rublo rispetto all’euro, il che ha contribuito a rendere più accettabili gli altrimenti astronomici prezzi della capitale russa.
Tra gli altri fabbricanti ricorderemo l’ucraina In-Dan, anch’essa intenzionata ad esporre in tutti i paesi europei. Molto apprezzata la presenza dell’azienda municipale di Novosibirsk con il suo direttore, Serguei Bondarenko, al quale presentiamo le felicitazioni di Oltre Magazine per la sua elezione come Deputato del Consiglio (Soviet) municipale della capitale della Siberia. Ed ancora, tra i russi, la Gorbrus della carismatica Marina Godun e del figlio Alexandre, nonché GUP Ritual, che gestisce tutti i cimiteri della capitale (una trentina) la cui direzione, ringiovanita, appare estremamente dinamica e decisa ad affrontare le problematiche inerenti l’azienda in termini di management moderno, abbandonando gli orpelli del passato così vicini nel tempo e allo stesso tempo lontanissimi in termini di cultura aziendale, nell’approccio estremamente innovante. Tra l’altro, come già da un paio d’anni a questa parte, le assistenti sugli stand sono scelte con estrema oculatezza per garantire, a chi chiedesse ragguagli, non solo informazioni esaustive ed eventualmente confortate dalle splendide pubblicazioni edite, a caro prezzo, dall’azienda, ma anche un piacere certo dell’occhio alla ricerca di qualità estetiche di prima grandezza. Da segnalare, infine, la presenza tra gli espositori stranieri di Peter Biemans di Funeral Products, azienda olandese che in pochi anni ha saputo ritagliarsi una posizione di prestigio nella fornitura di prodotti funerari e in particolare, per il momento, di urne. Peter, col quale abbiamo passato una “storica” serata abbondantemente innaffiata dalla bevanda nazionale che tutti conoscono, dovrebbe essere a Bologna con i suoi prodotti e senza, grazie Europa!, soffrire delle angherie doganali così frequenti, ancor oggi, in Russia (qui nulla è cambiato rispetto a vent’anni addietro) e che gli hanno impedito di esporre una buona metà, trattenuta in dogana, di ciò che aveva spedito. L’altra metà gli è stata consegnata solo dopo il pagamento di diritti doganali stravaganti ed inaccettabili. Qui sì che siamo nella Russia eterna, quella così ben rappresentata da Gogol e da tanti altri grandi autori di quella immensa letteratura. A quel passato ci portava anche una splendida mostra di abiti da funerale organizzata da Tatiana Yakushina, Direttrice del Museo della Cultura Funeraria Mondiale di Novosibirsk. Abbiamo potuto ammirare decine di manichini con abiti e con tenute funerarie non solo russe, ma di molti altri paesi: Spagna, Germania, Austria, … Un vero piacere per tutti coloro che sono sensibili a questa dimensione delle attività funerarie.
Di fretta lasciamo Mosca per precipitarci nell’autunno coloratissimo della nuova Inghilterra, in quella Boston, culla dell’indipendenza americana, che con immutato piacere ritroveremo nelle viuzze della romantica Beacon Hill così come sul campus della prestigiosa università di Harvard nel sobborgo di Cambridge. A presto.
 
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