Proposto in occasione del tradizionale appuntamento annuale della sefit

Nasce un tavolo di lavoro fra gli operatori pubblici e privati

Grande partecipazione ha riscontrato, il 12 dicembre scorso a Roma, il tradizionale Forum promosso dalla sefit, Servizi Funerari Italiani, sui temi attinenti gli scenari futuri del comparto.

Due le Tavole Rotonde, la prima sugli effetti dei cambiamenti di normativa per quanto concerne la cremazione, la seconda sulle modifiche della legislazione per l'attività funebre e cimiteriale.

Sulla cremazione è emersa l'esigenza di modificare la attuale legislazione, con una gradualità e con richieste di parametri da osservare per le emissioni in atmosfera che siano giustificati dalla particolarità del processo di combustione e dalle effettive quantità di inquinanti in gioco. Gli intervenuti sono stati concordi nel ritenere che non abbia senso una normativa fortemente restrittiva che bloccherebbe lo sviluppo della cremazione in Italia, soprattutto al Sud, e che imporrebbe oneri di riatto degli attuali impianti stimati in almeno il 40% del valore di un impianto nuovo. Ancora una volta è stata ribadita l'entità minima dell'inquinamento determinato dalle bare, per quanto concerne sia la cremazione che la inumazione, a fronte di una certa difficoltà a trattare gli zinchi.

L'incontro sulla nuova legislazione per l'attività funeraria e cimiteriale è stato preceduto dall'intervento dell'Onorevole Giovanni Mario Burtone, firmatario di una proposta di legge di riforma sulla materia. Il successivo dibattito, moderato dal Dottor Antonio Dieni ed al quale, per la prima volta, sono intervenute insieme le quattro più importanti Federazioni di settore (sefit, feniof, federcofit, fic), ha permesso di evidenziare una convergenza su alcuni punti ritenuti da tutti di grande rilevanza:

- la necessità di non procrastinare l'emanazione della norma e di rendere operativi in tempi brevissimi, massimo 12/15 mesi, i Regolamenti Applicativi nelle diverse articolazioni, nazionale, regionali e comunali;
- la necessità di concertare la norma in Conferenza Unificata Stato, Regioni e Autonomie Locali, per evitare ogni possibile impasse legato ai cambiamenti del Titolo V della Costituzione in materia di competenza legislativa;
- la necessità di valorizzare il ruolo delle Regioni e dei Comuni;
- la necessità di affiancare al percorso istituzionale, che dovrà seguire il proprio iter parlamentare sulla base di un DDL di iniziativa del Governo, un percorso 'di categoria', frutto di un tavolo di lavoro dove le singole Federazioni, superate le residue incomprensioni, possano esprimersi su un testo che veda già risolti molti dei problemi esistenti.

L'Avvocato Ivan Melis, dopo aver sottolineato come "oggi, parlando di una bozza di normativa frutto del lavoro di una Commissione di esperti nominati dal Ministro della Salute si sia fatto un notevole passo avanti rispetto all'analogo convegno dello scorso anno, quando si discuteva di diverse bozze, nate su iniziativa di singoli uffici ministeriali e spesso anche molto divergenti fra di loro", ha illustrato come le norme che si occupano di Polizia Mortuaria, per la complessità delle problematiche che implicano, spesso ricomprendano nel loro ambito materie che l'attuale formulazione dell'Articolo 117 della Costituzione attribuisce ora alla potestà legislativa concorrente, ora alla potestà legislativa esclusiva statale. "Sarà quindi necessario - ha continuato Melis - individuare la fonte normativa idonea per introdurre la nuova disciplina nel nostro ordinamento. Bisognerà scongiurare in tutti i modi la frammentazione della Polizia Mortuaria ed assicurare una matrice statuale comune su tutto il territorio nazionale. A tal fine, il disegno di legge già elaborato in modo congiunto (riassume, infatti, le iniziative legislative assunte anche dalla opposizione parlamentare) riveste una importanza decisiva. Se, infatti, esso sarà approvato in tempi ragionevoli (la ragionevolezza è dettata da un'altra scadenza posta dalla agenda parlamentare: l'approvazione del disegno di legge sulla 'devolution', già approvata in prima lettura al Senato, che modifica ancora l'articolo 117 della Costituzione devolvendo alle Regioni, in modo esclusivo, la potestà legislativa in materia di tutela della salute), ovvero entro il 2003, si potrebbero allora coinvolgere le Regioni e gli Enti Locali ed emanare la nuova disciplina nel suo complesso, non più come nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria, ma come legge parlamentare approvata con il concorso delle Regioni".

A giudizio dell'Ingegner Daniele Fogli, responsabile sefit, le attività funerarie e cimiteriali sono un insieme complesso, non riconducibile esclusivamente alla sanità, avendo attinenza con la regolamentazione dei mercati, la gestione di impresa, la tecnologia necessaria per garantire la migliore erogazione dei servizi. Secondo Fogli "allo Stato restano pieni poteri nello stato civile e nella anagrafe, laddove questa competenza serva a dettare una uniforme applicazione di norme concernenti l'autorizzazione alla inumazione, alla tumulazione, alla cremazione, alla conservazione e alla dispersione delle ceneri; nel coordinamento informativo statistico; nei rapporti tra la Repubblica e le diverse confessioni religiose; nella fissazione delle strutture minime per garantire la fornitura di livelli essenziali concernenti i diritti civili e sociali garantiti; nello stabilire le funzioni fondamentali dei comuni per la sepoltura dei cadaveri e per il mantenimento del cimitero e della memoria delle passate generazioni; nel garantire la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali; nel fissare norme di tutela della concorrenza nella gestione dei servizi".

"Oggi c'è chi punta a trasferire interamente tali materie dallo Stato alle Regioni. - continua Fogli - O almeno così crede qualcuno, perché il testo del DDL già approvato da un ramo del Parlamento crea ulteriori problemi interpretativi, lasciando comunque ancora allo Stato alcune competenze. Stiamo andando verso un ulteriore groviglio giuridico. Se dovesse passare questo mutamento della Costituzione, con l'assegnazione in via esclusiva alle Regioni delle competenze su sanità e polizia locale, vi sarebbe da rivedere parte dei poteri sopra elencati".

"Ma, allo stato attuale delle cose, - conclude Fogli - le Regioni devono legiferare sull'argomento secondo i principi fissati in ambito nazionale, adottando, se necessario, anche una regolamentazione di dettaglio per le materie di competenza. Ogni Comune deve avere un suo regolamento per le attività funerarie e cimiteriali. La soluzione potrebbe essere quella di giungere ad un atto di indirizzo frutto di una Conferenza Unificata Stato, Regioni e Autonomie Locali che, alla luce di un quadro legislativo di principio, adotti gli strumenti attuativi in una concertazione fra i diversi livelli di governo".

Renato Miazzolo, Presidente di feniof, ha stigmatizzato l'immobilismo dei legislatori. "Dopo anni di proposte e controproposte regolamentari, la riforma non è stata varata e neppure si capisce quando, come e da chi lo potrà essere. Certamente l'assetto costituzionale dello Stato è cambiato, e prevedibilmente cambierà ancora, ma non può essere questa la sola giustificazione per la mancata o parziale riuscita di una operazione che, forse perché gestita proprio senza quella criticata ma necessaria concertazione anche associativa, o forse no, ha, di fatto, condotto il settore da una regolamentazione nuova, sostanzialmente acquisita, ad una ulteriore situazione di precarietà e di incertezza. Non solo: proprio i recenti sviluppi suffragano la validità della riforma concertata e proposta anni or sono che, ora è comprensibile da tutti, si sarebbe dimostrata di fondamentale importanza per la futura e successiva integrazione regolamentare locale".

"Sul piano legislativo - ha proseguito Miazzolo - assistiamo ad una fase di stallo determinata sia da problemi istituzionali di fonti normative, sia da proposte di modifiche regolamentari diametralmente opposte; sul piano fattuale viviamo una situazione di estremo caos professionale e normativo, non solo perché non si è ancora giunti ad una corretta identificazione degli operatori, ma anche perché ogni singolo ente comunale rappresenta un mondo a sé, producendo una disparità di trattamenti quanto meno discriminanti per le aziende e per i cittadini (imprenditori compresi) che, alla fine e come sempre, pagano di tasca propria il prezzo di scelte amministrative incomprensibili o, peggio ancora, dichiaratamente di parte".

"Dal canto nostro, però, - ha concluso Miazzolo - crediamo che per l'imprenditoria funebre privata qualsiasi intervento legislativo non possa prescindere da alcuni concetti fondamentali, e cioè: la libertà di svolgere in piena autonomia la nostra attività, definita da giuste norme; l'abolizione di posizioni dominanti da parte di qualsiasi soggetto e la conseguente abrogazione di ogni privativa o presenza di operatori all'interno di strutture sanitarie o geriatriche, pubbliche o private; la possibilità, per i soggetti autorizzati a svolgere l'attività funebre, di eseguire il servizio di trasporto sull'intero territorio nazionale; la qualificazione professionale degli operatori, anche dipendenti; la possibilità di costruire e gestire funeral houses private senza monopoli territoriali od obblighi di utilizzo da parte di terzi. E'evidente, quindi, che l'oscillare di posizioni intervallate tra fittizie privatizzazioni e malcelato statalismo, trasformato ad hoc in servizio pubblico, non ci comprende ed anzi ci preoccupa, rendendoci ancora più attenti nel controbattere, con lo strumento del dialogo e, all'occorrenza, del diritto, quelle azioni che dovessimo considerare contrarie alle idee base della nostra attività federativa e non".

Il Presidente di federcofit Pier Maurizio Zaffarano ha sottolineato come nel nostro Paese il settore sia costretto a subire, mentre nel resto d'Europa i processi innovativi vanno ulteriormente avanti, un momento di impasse pericoloso, "perché blocca ogni possibile evoluzione, compresi gli investimenti per il suo rinnovamento e sviluppo". Zaffarano ha insistito sulla necessità di essere veloci e pragmatici, onde evitare che ci si possa trovare di fronte "non ad un Regolamento Nazionale, ma ad oltre venti Regolamenti Regionali privi di una matrice unitaria". Il Presidente di federcofit ha poi posto l'accento sulle mutate esigenze sociali e culturali dell'Italia di oggi, e sul dovere degli Operatori di farsi trovare preparati a cogliere tutte le opportunità che si presenteranno. "Vogliamo andare verso un sistema europeo che, garantendo al cittadino la massima qualità delle prestazioni professionali, mantenga inalterata nel tessuto sociale l'attività delle nostre aziende. Siamo per un approccio gradualista alla riforma del settore, che permetta una naturale evoluzione delle imprese, anche di quelle piccole o a conduzione familiare. Fondamentale sarà regolamentare e valorizzare al massimo la formazione professionale, e stabilire criteri di riferimento e soglie dimensionali all'insegna della equità. Senza dimenticare mai che il nostro lavoro deve essere improntato a dare il massimo sostegno possibile al cittadino in un momento in cui questi è psicologicamente debole, anzi debolissimo".

Riferendosi all'intervento dell'Ingegner Fogli che propugnava l'immediata costituzione di un tavolo di lavoro congiunto fra le diverse organizzazioni del settore per arrivare ad una piattaforma unitaria sui principi oggetto della legge nazionale, Zaffarano ha garantito la massima disponibilità di federcofit, convinto che, "con la discussione ed il confronto si possano trovare soluzioni concertate gradite a tutti".

"Con gradualità - ha concluso il Presidente - dovremo arrivare a definire tutti i punti fondamentali: le garanzie per il corretto svolgimento della attività funeraria; la definizione puntuale del trasporto funerario col chiarimento che, col rilascio della licenza comunale per l'esercizio della attività funebre, il trasporto possa eseguirsi sull'intero territorio nazionale; l'istituzione e la gestione, anche da parte dei privati, delle Sale per il Commiato; le nuove professioni (tanatoprattore, cerimoniere, funeral director, …); la demanialità e la gestione dei cimiteri; la regolamentazione dei crematori. Ma solo se saremo veramente uniti avremo la forza per arrivare davvero alla modernizzazione, fortemente attesa da tutti, del sistema funerario italiano".

L'Ingegner Luciano Scagliarini, Presidente della federazione italiana per la cremazione ha ribadito che la fic è, ovviamente, parte in causa nella revisione di una normativa attesa da troppi anni e che dovrà accogliere "non solo la lettera, ma altresì lo spirito delle innovazioni indicate dalla Legge 130", manifestando il disappunto dei cremazionisti italiani, stimati in almeno quattro milioni, che, "a venti mesi dalla uscita della legge, sono ancora in attesa del Regolamento Attuativo, previsto per il mese di novembre 2001". "Ricordo che la funzione delle socrem è insostituibile - ha aggiunto - nella gestione sia degli impianti di loro proprietà esistenti, sia di quelli che dovessero sorgere sulla base dei Piani Regionali. Le socrem possono garantire la ritualità del commiato e della consegna delle ceneri, nonché la diffusione della idea cremazionista e del culto della memoria. Auspichiamo che ci venga conservata la possibilità di avere in concessione, senza eccessivi intoppi burocratici, aree destinate alla conservazione delle ceneri e che, in particolari edifici, al di fuori dei cimiteri, sia consentita la custodia di urne cinerarie". Scagliarini si è dichiarato scettico sulla idea della privatizzazione dei crematori e dei cimiteri ed ha auspicato che i futuri nuovi impianti crematori debbano essere realizzati esclusivamente in aree cimiteriali e gestiti dall'Ente Pubblico oltre che dalle socrem. "Nelle realtà del Meridione - ha proseguito il Presidente - dove la cremazione rappresenta meno dell'uno per cento dei funerali, è impensabile che un operatore privato, mosso da legittima motivazione di carattere economico, possa pensare a fare investimenti in tal senso. Sarà poi necessaria una normativa di indirizzo sulla dispersione.

L'affidamento delle ceneri ai parenti è una idea seducente, non fosse altro che per i motivi storici che richiama alla mente (Mani, Lari e Penati, cioè gli Dei protettori della casa). Vedo però problemi pratici nella custodia delle ceneri in casa, che si fanno più pesanti con il passare delle generazioni, per cui ad evitare che ci si sbarazzi delle ceneri in modo improprio occorrerà prevedere che le ceneri debbano essere restituite al cimitero". Scagliarini ha concluso chiedendo che venga eliminata ogni forma di diritto fisso versato ai Comuni e che, alla luce dei recenti risvolti giurisprudenziali, il convivente venga considerato, per la scelta cremazionista, alla stessa stregua degli altri parenti, conformemente al vigente diritto di famiglia. "Ci sembra importante introdurre il principio che nel determinare la maggioranza dei parenti che si pronunciano per la cremazione vengano esclusi coloro che non dimostrino interesse pur avendone titolo. In caso di parità dovrebbe valere il parere del parente più prossimo o del figlio più anziano di età".

Sefitdieci è stato ulteriormente arricchito da due relazioni tematiche presentate per analizzare il cammino della normalizzazione in campo funebre che sta avanzando a livello europeo, gli effetti del Testo Unico sull'edilizia per quanto concerne i progetti cimiteriali e, infine, un aggiornamento sulle norme del project financing in campo cimiteriale e per la cremazione.
 
Carmelo Pezzino

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