La morte al tempo di Internet

Non ho un profilo Facebook; uso Twitter solo in particolari circostanze. Uso limitatamente le chat. Ecco, faccio da anni teleconferenze, ma giusto per viaggiare di meno ….. I video li uso, ma con moderazione. Internet sì, lo utilizzo praticamente da prima che nascesse (giocherellavo già allora con modem lentissimi, collegandomi ai primi siti on-line a carattere testuale).

La video partecipazione funebre

L’era digitale, che ha apportato piccoli o grandi cambiamenti nella vita di ognuno, non ha esentato nemmeno il nostro settore e molte sono le applicazioni pensate specificatamente per il funerario. Un particolare utilizzo di internet, che ho visto diventare prassi normale all’estero, è la video partecipazione funebre.
Qualche mese or sono, assieme ad un gruppo di rappresentanti di aziende italiane che gestiscono crematori, abbiamo visitato strutture di questo tipo in Germania ed in Olanda. Qui, oltre al normale servizio su richiesta (tariffato) della registrazione digitale dell’evento fornito su DVD, ci è capitato di assistere anche ad un’altra pratica piuttosto comune: quella della partecipazione alla cerimonia di commiato a distanza, la cui richiesta è in grande aumento.
Negli USA, dove per motivi di lavoro o per scelta le famiglie vivono generalmente sparse in vari Stati ma dove le strumentazioni tecnologiche sono usate con maggiore disinvoltura fin dagli albori dell’era digitale, è altrettanto usuale che le funeral home offrano la possibilità di la trasmettere il servizio funebre via web.
C’è il pro e il contro, mi direte. Può essere un sistema per far finta di essere partecipi (richiedendo di collegarsi) ma poi nei fatti non partecipare al lutto più di tanto. Ma in fondo che problema è? Forse che non siamo mai stati a funerali in cui nel corteo o durante le operazioni cimiteriali i presenti parlano di tutto tranne che del deceduto? “L’importante è far vedere di esserci”, direbbe Totò. Per non parlare delle cerimonie religiose fatte senza trasporto, noiose, con il sacerdote che talvolta sbaglia appunti nel ricordare le virtù del defunto. Ciò detto promuoverei la tele partecipazione funebre, se proprio non ci si può recare di persona al funerale.
Al tempo stesso, non posso tacere che molte cerimonie di commiato sono del tutto prive di personalità, di emozione e di capacità di condivisione del lutto all’interno di una comunità. Mi piacerebbe veramente assistere a delle ritualità sentite e condivise, al posto di riti stanchi e ritriti. La trasmissione della cerimonia funebre via web potrebbe allora fungere anche da stimolo per una maggiore partecipazione ed essere un’interessante ed utile materia aggiornamento per la formazione professionale dei comunicatori del lutto, i cosiddetti cerimonieri.

L'Obituary

All’estero è molto diffuso anche lobituary, che con l’utilizzo di Internet sta subendo profonde trasformazioni. L’obituary è comune in alcuni Paesi, soprattutto in Inghilterra con pagine di importanti giornali dedicati a questo fine e con veri e propri professionisti di questo genere … letterario.
L’obituary è una sorta di necrologia, dapprima pubblicata sul cartaceo, ora sempre più spesso messa on-line, in cui si tratteggia la figura dello scomparso, raccontando brevemente cosa ha fatto nella vita, ricordandone le tappe fondamentali e i tanti piccoli aneddoti. La cosa più vicina al genere, in Italia è il “coccodrillo” che viene fatto alla morte di alcuni personaggi importanti. La differenza è che l’obituary è un “coccodrillo” popolare, per tutti coloro che pagano. È un ricordo personalizzato.
Qualche scrittore di fama, all’inizio di carriera, si è guadagnato da vivere scrivendo obituaries. Spesso sono proprio dei giornalisti specializzati che si dedicano al genere (come per noi in Italia, quelli che si occupano di cronaca, di nera, di arte, ecc.). Margalit Fox, da senior writer del New York Times, ha prodotto in vent’anni di carriera circa 1.200 obituaries. In un’intervista al sito Paris Review, che potete trovare al link www.theparisreview.org/blog/2014/09/23/the-art-of-the-obituary-an-interview-with-margalit-fox,
ha raccontato la sua esperienza di esperta del genere. L’intervista è particolarmente interessante perché ci narra le tecniche con le quali vengono scritti gli obituaries e il cambiamento che negli anni è avvenuto nella società nel trattare  l’argomento morte. Parla anche delle reazioni della famiglia del defunto alla richiesta di informazioni necessarie per scrivere il pezzo. Per certi versi situazioni che si vivono anche in Italia, quando si cerca di organizzare un funerale e raccogliere informazioni, fotografie, vestiario, sensazioni e volontà dai familiari. Non è sempre un’operazione semplice: il bravo impresario funebre si distingue proprio anche per l’abilità nell’interloquire con la famiglia in quei particolari momenti di tristezza e lutto recente. Un mio collega, addetto alle onoranze funebri, era noto nell’intera impresa funebre, per il modo col quale riusciva a mettere a proprio agio i familiari, tanto da farli uscire dall’ufficio spesso rilassati, talvolta sorridenti o in qualche occasione capaci di lasciarsi andare a grasse risate.
Ritornando alla tradizione degli obituaries, con la maggiore diffusione di testate on-line rispetto alla carta stampata, specie negli USA, si avverte la tendenza a comprimerne il testo facendolo assomigliare sempre più alle nostre necrologie.

Siti di annunci mortuari

Per quanto riguarda invece i siti di annunci mortuari, c’è da rilevare che ne nascono e ne muoiono in continuazione, tanto che si potrebbe scherzosamente affermare che occorrerebbe realizzarne uno di obituary di siti di annunci mortuari che … hanno tirato le cuoia! Anche in considerazione del fatto che spesso rimangono in internet tracce di defunti, talvolta senza che nemmeno i parenti ne siano a conoscenza.
E qui si pone un problema che recentemente è stato oggetto di un parere restrittivo del Garante della Privacy, visto che un soggetto imprenditoriale privato, ha letteralmente “succhiato” (perdonatemi il termine, ma rende!) decine di migliaia di nomi di defunti, con relativi dati, da siti cimiteriali nati per semplificare la vita di chi deve andare al cimitero e quindi indicare dove si trova sepolto un defunto, per poi cercare di vendere servizi di ricordo di quei defunti sul web. Ciò ovviamente è vietato e i siti dei gestori dei cimiteri si stanno attrezzando per rendere la vita difficile a questi hacker di nomi e di dati anagrafici delle persone decedute, creando specifiche barriere all’accesso o individuando meccanismi di riconoscimento di chi fa l’interrogazione via telematica per conoscere la posizione di un certo defunto.

E siamo solo all’inizio di un lungo discorso, perché in una prossima occasione approfondiremo il tema dell’eredità digitale, cioè di come gestire le varie identità sui social network, gli account di posta elettronica e quant’altro dopo il decesso del titolare.
 
Daniele Fogli


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