MORTE IN COMUNITÀ VIRTUALE

Tutto cominciò con Natural Born Killers di Oliver Stone, e con la celebrazione della morte fruibile a distanza grazie alla televisione-verità. Era il 1994, e i mezzi di comunicazione di massa spettacolarizzavano uno dei punti fermi della cultura americana, quel culto della memoria che l'America protestante aveva affidato, nel diciannovesimo secolo, ad una simbologia fatta di rose, candele, croci di legno. Icone sempre uguali, capaci di esprimere concretamente il lutto e, nel contempo, di incidere sul paesaggio, come ricorda la protagonista di Harold & Maud sotto il cui sguardo una distesa di margherite tutte uguali si trasforma in un cimitero di croci in legno bianco prive di epitaffio.

L'epitaffio costituisce, nel cimitero reale come in Internet, il momento di discontinuità: è attraverso la narrazione, infatti, che si costruisce il lutto individuale e si preserva il ricordo, ma, insegna l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, si lascia spazio anche ad un racconto comunitario, ovvero alla storia vincolata al tessuto sociale e geografico del villaggio. Questo legame con il territorio si affievolisce nel cimitero virtuale, una delle tante nuove metafore che Internet ha prodotto basandosi sul linguaggio reale. Così come per la nozione di città virtuale, infatti, non si tratta di una traduzione letterale del cimitero reale in ambito digitale, ma piuttosto della proposta di un nuovo modello societario collocato in uno spazio virtuale. Infatti, anche a causa della sua distanza dalla storia del territorio, una spersonalizzazione cui si assiste in qualche modo pure nel cimitero della grande metropoli, il cimitero virtuale non riesce a risolvere tutti i problemi di quello reale, per quanto ne mantenga le simbologie e i limiti.

È quanto succede nel sito web non-ufficiale di Père-Lachaise (http://www.gargl.net/lachaise/), una guida turistica del mitico cimitero parigino che dissemina nelle diverse voci del menù la storia delle tombe illustri, le cartoline elettroniche, la mappa del cimitero e altri gadget virtuali. Gli elementi che hanno reso celebre Père-Lachaise vengono riproposti fedelmente e interamente nella sua versione on-line, senza la selezione operata nella versione Internet del cimitero di Praga, il Radio Prague Virtual Cemetery (http://www.radio.cz/hrbitov/index1.html), un sito che del cimitero reale riproduce soltanto i suoni e i silenzi. Attraverso modelli di cybermemorial (monumenti alla memoria virtuali) come questi, si comprende come la tecnologia non sia, infatti, in grado di superare la morte, per quanto possa rendere eterne le storie raccontate sinteticamente da necrologi ed epitaffi sciogliendole in uno spazio potenzialmente illimitato. Il meccanismo è svelato dal motto del sito di Legacy (http://www.obitdetails.com/legacyhome.asp), che recita 'helps life stories live on', a sopravvivere sono le storie, le biografie che grazie alla natura ipertestuale di Internet vengono riscritte come reticolo di persone, oggetti, canzoni, aneddoti, come nella pagina dedicata alla memoria di Carol Michel Mickelson (http://www.virtual-memorials.com/), un sito realizzato dalla madre della bambina che raccoglie i desideri, le poesie, i disegni e le riproduzioni dei giocattoli preferiti di Carol. Attorno a questi siti spesso si creano delle piccole comunità; la possibilità di spedire alla famiglia condoglianze via e-mail o compilando un modulo favorisce lo scambio di pensieri e la condivisione di esperienze analoghe, obiettivo che ispira Letters to Heaven ('lettere indirizzate al paradiso', http://www.letterstoheaven.com), un progetto avviato dal papà di Seth e Patrick all'indomani della loro morte.

Si tratta di tombe fatte di informazioni, dunque, che attraverso interfacce dotate di motori di ricerca (come http://politicalgraveyard.com/ index.html, un motore di ricerca per sapere dove sono seppelliti personaggi politici illustri e http://www.alsirat.com/epitaphs/index.html, un browser di epitaffi) ovvia ai problemi di sovraffollamento del cimitero pubblico e alla difficoltà di reperimento delle pietre tombali. La visita rituale al caro estinto si sostituisce quindi con un link al sito del cimitero digitale, una pratica che la tecnologia della webcam potrebbe spingere ben oltre: se qualche parente lontano non può presenziare al funerale o non è a conoscenza della morte di un familiare, infatti, la società SKC (http://www. skc.com) organizza funerali in diretta trasmessi via Internet. Fotogrammi del corteo funebre vengono caricati in rete, e aggiornati ogni trenta secondi. La famiglia può scegliere se celebrare il funerale in forma pubblica o privata, e in quest'ultimo caso i partecipanti verranno dotati di password. I familiari potranno accedere ad una chat, e scambiare impressioni, e il filmato verrà successivamente salvato nella tomba virtuale insieme a fotografie, file audio, tributi di amici e parenti, contributi che spesso rimandano iconicamente ai simboli funerari reali. Infatti la visita del sito funerario consiste spesso nell'inserimento di icone floreali, o di immagini di lumini e candele attorno alla fotografia del morto, gesti accompagnati dalla scrittura di elogi o messaggi ai familiari che il webmaster (il responsabile del sito, in questo caso denominato 'custode') inserisce nell'adeguata pagina web.

I moventi che spingono alla celebrazione elettronica di persone care sono diversissimi: in primo luogo si vuole far sapere al mondo che sono esistiti, e come Sherezade in Le mille e una notte, sottrarsi alla morte attraverso l'arte del narrare. L'oblio diventa quindi sinonimo di morte, di annichilimento cui ci si oppone perpetuando il ricordo, e talvolta ricostruendo le origini del morto. Per questo motivo molti cimiteri virtuali abbinano alla pubblicazione di pagine commemorative un servizio di ricostruzione dell'albero genealogico mediante software e motori di ricerca.

Un altro strumento per rintracciare i propri antenati è offerto dal sito di Genealogy (http://www.genealogy.com), che mette a disposizione degli utenti un archivio digitale di iscrizioni e pietre tombali presenti in cimiteri reali. L'obiettivo non è solo celebrativo, ma anche scientifico: gli epitaffi contengono molte informazioni anagrafiche, indicazioni sulla personalità del morto, notizie di natura militare. Questi dati, in Genealogy come negli altri cimiteri virtuali, sono organizzati in ordine alfabetico. La collezione di storie che costituisce il cybermemoriale si sostituisce all'or-ganizzazione spaziale del cimitero, azzerando le distinzioni fra i personaggi famosi e le persone normali, i cui siti commemorativi sono elencati nella stessa pagina e utilizzano la stessa grafica (http://www.requiescat.org). Fra sfondi neri, caratteri goticheggianti e lapidi cariche di clessidre, teschi e falci animati, infatti, i cimiteri virtuali concedono quel quarto d'ora di notorietà che Andy Warhol prometteva a tutti, anche alle persone comuni che presenziano in massa ai funerali di Lady Diana o Gianni Versace. Il lutto 'virtuale' diventa quindi comunitario, atteggiamento che si riflette nelle preghiere pensate per un soggetto collettivo, e tuttavia scelte individualmente.

L'illusione autorizzata dai cimiteri digitali mediante mailing list e newsgroup e altri sistemi per lo scambio di messaggi in Internet, è quella di far parte di una comunità in virtù della condivisione di un'esperienza o del dolore per la perdita di una persona cara. La creazione di una memoria collettiva libera dai limiti architettonici del cimitero reale dà l'impressione di rendere giustizia alla persona amata perché nel cybermemoriale si può raccontare di più che nell'iscrizione tombale concreta e, non ultimo, trovare il conforto di una comunità di utenti che condividono storie di vita a noi vicine.
 
Federica Martini


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