Morire con un click

Che cosa avviene ai nostri profili social dopo la nostra scomparsa? Come può continuare a vivere il ricordo tramite il web? Che cosa si intende per identità digitale e per diritto all'oblio?

Facebook lo ha definito un “terribile errore”. Pochissimi mesi fa il notissimo social network ha listato a lutto i profili di circa due milioni di utenti ancora in vita (tra cui anche quello del fondatore Mark Zuckerberg), facendo partire una marea di messaggi di cordoglio e alimentando paura per la sorte dei propri cari tra amici e conoscenti dei “presunti defunti”. E, poi, tutti i revenants a postare, tra un gesto apotropaico e l’altro, messaggi, video e tweet per dimostrare online che si era ancora in vita. Facebook si è prontamente scusato con gli interessati e la comunità, ma la frittata oramai era fatta. A dire il vero, non si è mai capito se fosse stato un errore o un attacco di hacker. O ancora una mossa pubblicitaria. Fatto sta che di questa morte digitale erronea se ne è parlato il suo giusto!

Messaggi in memoria sul web

Per chi non fosse pratico di social network, è bene sapere che il messaggio in memoria dei defunti venne introdotto da Facebook nel 2015, a seguito della richiesta di alcuni familiari di persone decedute che avevano chiesto di poter accedere ai social account degli scomparsi. Gli utenti hanno oggi la possibilità di scegliere, dopo la morte del titolare del profilo, se trasformare l’account in una ‘memorial page’, dove gli ‘amici’ possono lasciare messaggi e condividere ricordi, oppure optare per la morte del profilo stesso, facendo cancellare completamente l’account.
Dal febbraio 2016, inoltre, Facebook consente di designare una sorta di “esecutore testamentario digitale” che ha il compito di decidere il da farsi del profilo del defunto, se questi non aveva provveduto anzitempo. Vi sono già diversi siti che forniscono ai parenti dei defunti la competenza per …. accompagnare alla morte i profili Facebook (e altri). Spesso si accontentano di una modica somma di denaro, talvolta con l’intermediazione dell’impresa funebre.
Al giorno d’oggi sempre più persone hanno vite parallele: quella reale e quella digitale. Quando si muore nella vita reale, occorre poi far cessare anche quella digitale! Ma c’è pure chi non vorrebbe morire o far morire un profilo, o meglio, una persona sul web. Anzi, il web sembra il luogo adatto per far permanere il ricordo di una persona cara scomparsa. Mah! … Forse che in un passato non esistevano sistemi di ricordo di un defunto? Certo che sì! Pensiamo al sistema più noto: l’abbigliamento a lutto dei familiari, con vestiti che, portati per un certo periodo di tempo, ricordavano a chiunque li incontrasse che era morta una persona cara. I cartelli con la scritta “chiuso per lutto” in certe attività, i necrologi sulla stampa, le epigrafi mortuarie sui muri o le bacheche ed altro ancora. E come non rammentare i gioielli del lutto? Spille con o senza ciocche di capelli del deceduto, anelli con strani teschietti o iniziali del defunto incisi... ve ne sono di splendidi! Confesso, di aver partecipato ad una asta online per accaparramene uno, ma la reazione della moglie all’arrivo del gioiello non è stata proprio positiva!
Da cosa sono stati sostituiti nella società moderna questi sistemi di ricordo? L’interferenza generata da Internet e dall’uso di smartphone e computer amplia sempre più la nostra immaginazione, modificando allo stesso tempo la percezione che abbiamo della morte, e tra reale e virtuale. Nascono così siti dedicati alla memoria, che vanno dalla semplice necrologia digitale a veri e propri obituaries online, per arrivare a sepolture virtuali in cimiteri sul web.
O ancora, esistono siti che sostituiscono le partecipazioni a lutto spedite per posta. Come www.mylastletter.co.uk in Gran Bretagna che offre un sistema di avviso tramite e-mail per notificare il verificarsi di un evento luttuoso ad un elenco di contatti. Ma se ci si vuole sbizzarrire basta consultare la lista che ci si è inventati in materia presente al sito www.thedigitalbeyond.com/
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. Ce n’è per tutti i gusti!

App da utilizzare nei cimiteri

L’uso degli smartphone incide anche all’interno dei cimiteri, introducendo nuove possibilità, affiancandosi, per il momento, al tradizionale ricordo della foto e della dedica sulla lapide.
È nato in Giappone e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo e anche in Italia, l’utilizzo di QR code applicati alle tombe, leggibili da uno smartphone. che si connette per sapere vita, … morte e miracoli di quel particolare defunto. E, come le lapidi che i posteri ci hanno lasciato nei cimiteri abbondano di madri esemplari, mariti fedeli e onesti lavoratori, anche questi ricordi digitali fanno apparire, quasi sempre, il solo lato bello di quello che queste persone sono state o hanno fatto in vita . Mai che qualcuno venga ricordato come un considerevole rompiscatole, un marito che ben poco aveva di esemplare, un tirchio incallito …. Una reputazione da salvare ad ogni costo anche con i mezzi elettronici!

Identità digitale

E, per concludere, due parole sull’identità digitale, un concetto non ancora chiaramente definito dalla legge. Nel mondo reale, l’identità è definita dallo stato civile: nome, cognome, data e luogo di nascita. I primi due sono determinati dai genitori. L’autorità che certifica l’identità è lo Stato, attraverso la sua articolazione comunale (che è lo stato civile). Sul web, invece, non c’è nessuna autorità: chiunque può creare, a sua discrezione, una o più identità. Anche e-mail o account plurimi.
Sono innumerevoli le notizie (e purtroppo anche le bufale) che percorrono la rete, come i giudizi, spesso non lusinghieri, su una data persona. E allora si affaccia prepotentemente la necessità di discutere di un “diritto all’oblio”, la cui applicazione pratica significherebbe, tra l’altro, la chiusura dei vari profili social a seguito di una morte.
Il diritto di dimenticare proviene da diverse disposizioni della direttiva europea del 24 ottobre 1995 in materia di tutela della privacy, integrate con il Data Protection Act del 6 gennaio 1978. Esse prevedono che la conservazione dei dati personali in un computer sia limitata nel tempo. La pratica dimostra come la faccenda sia molto più complessa.
Molto spesso non si leggono le clausole iniziali dei contratti che permettono l’uso delle piattaforme social. E, in molti casi, non ci si accorge di aver dichiarato nei termini e condizioni iniziali che tutti i dati condivisi sul sito diventano di proprietà della società proprietaria del sito, che ha quindi il diritto di utilizzarli, pure dopo la morte dell’interessato, anche a fini commerciali. Anche se viene eliminato un account, come ad esempio su Facebook, i dati personali restano comunque memorizzati nell’immenso database della società proprietaria. E la società proprietaria dal canto suo si difende affermando che, essendo i suoi server in territorio extra europeo, non è tenuta ad osservare le direttive europee.
Insomma, dovranno passare ancora vari anni e varie leggi prima che l’effettivo diritto all’oblio possa diventare realtà, facendo morire per davvero dopo l’identità reale anche quella digitale.
 
Daniele Fogli


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