a Bologna

IL MONUMENTO AI PARTIGIANI DI PORTA LAME

una esperienza di riproduzione digitale delle sculture di Luciano Minguzzi

Nel 60° della ricorrenza della battaglia di Porta Lame il Comune di Bologna, Progetto Nuove Istituzioni Museali, in collaborazione con l'Enea di Bologna, ha promosso la realizzazione della copia in scala del "Monumento al Partigiano e alla Partigiana" (1947) dello scultore Luciano Minguzzi. Queste sculture costituiscono un episodio di assoluto rilievo nella ricostruzione della memoria della Resistenza, sia per l'importanza dell'autore, sia perché fuse con il bronzo della statua di Mussolini a cavallo già collocata allo Stadio Comunale di Bologna, a sua volta realizzata con alcuni cannoni che i Bolognesi sottrassero agli Austriaci nella battaglia dell'8 Agosto 1848.

Le tecnologie usate e il percorso seguito passa attraverso due fasi distinte: quella di acquisizione della geometria del monumento e quella di prototipazione rapida al fine di riprodurre le copie in scala, conformi all'originale. In particolare con il termine «ingegneria inversa» (Reverse Engineering) si individua quella tecnologia che, a partire da un modello fisico, consente di risalire alla sua descrizione matematica costituita dalle coordinate dei punti sulla sua superficie. Il risultato di questa operazione è una rappresentazione tridimensionale del reperto. La seconda fase consiste nella realizzazione di una copia con tecnologie di prototipazione rapida (Rapid Prototyping). Con questo termine si definisce quella tecnologia che, a partire da una rappresentazione tridimensionale del reperto, consente la costruzione del modello fisico mediante l'aggiunta di uno strato di materiale sull'altro.

La fase relativa all'acquisizione digitale del Monumento al Partigiano e alla Partigiana è stata svolta mediante l'utilizzo del sistema di scansione a triangolazione laser senza contatto, capace di acquisire ad ogni scansione una grande quantità di punti con elevata precisione, così da mantenere la fedeltà geometrica tra le sculture reali e quelle virtuali. Per la ricostruzione dei modelli digitali tridimensionali sono state eseguite, per ognuna delle due statue, più di trecento scansioni al fine di ottenere il modello geometrico completo.

Trovandosi le due statue all'aperto è stato necessario utilizzare una copertura di protezione per riparare la strumentazione dalle intemperie. Una volta ultimata la fase di ricostruzione dei modelli digitali, si è passati alla fase di prototipazione rapida utilizzando un sistema multigetto che deposita strati di un materiale termoplastico simile alla cera, dello spessore di circa 0,04 mm.

Obiettivo di questa fase è quindi quello di ottenere, a partire dal modello digitale tridimensionale opportunamente scalato, una copia sacrificale nel processo di microfusione a cera persa. In questo caso non volendo realizzare il modello pieno, sia per motivi legati al peso che per i problemi relativi alla fusione, è stato necessario creare sul modello digitale un opportuno spessore interno di 4,5 mm.

Si è deciso di realizzare la riproduzione con una altezza di circa 500 mm e questa soluzione ha comportato la divisione del modello in due parti da riassemblare in un secondo tempo, prima della fase di fusione, e la creazione di un opportuno accoppiamento geometrico, al fine di consentire il corretto riallineamento del componente superiore con quello inferiore.

Dopo la fase di prototipazione si è passati alla fase di desupportazione, consistente nell'asportazione del materiale di supporto, e a quella di finitura superficiale, allo scopo di preparare i modelli alla successiva fase di fusione. Quest'ultima operazione è stata realizzata nella fonderia Venturi Arte Bologna che vanta una grande esperienza nella tecnica della fusione a cera persa. L'ultima fase prima di questa è quella di realizzazione del guscio in materiale ceramico ottenuto per immersione successiva dei modelli in cera all'interno di bagni ceramici a granulometria crescente. Il guscio così ottenuto viene quindi inserito in forno per la scolatura della cera e la cottura del rivestimento ceramico al fine di conferirgli la resistenza sufficiente per resistere alle sollecitazioni indotte dal metallo fuso durante la colata. Terminata la fase di colata del bronzo fuso, si passa a liberare il metallo solidificato dal rivestimento ceramico e successivamente alla pulitura del grezzo di fusione. I modelli in bronzo così ottenuti vengono sottoposti ai successivi trattamenti termici e di ossidazione al fine di conferire alla superficie la patina con il colore desiderato. In questo caso, la scelta delle patine è stata effettuata con la consulenza del Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Bologna per ottenere un effetto estetico simile a quello delle statue originali del Monumento.

Quello presentato nell'esperienza di Porta Lame è quindi un lavoro pilota destinato sia a suscitare l'interesse della comunità artistica e scientifica impegnata nelle ricerca di nuove applicazioni tecniche, sia a trasformarsi in una occasione per riscoprire e per valorizzare un'opera d'arte insieme alla sua memoria storica.

Ing. Sergio Petronilli

(ENEA Bologna)



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