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Dal mondo infantile all'universo della vita

Eliana Rizzardi è una studentessa del Liceo Classico che, a Verona, si accinge ad affrontare la maturità. In una simulazione d’esame, dovendo redigere un articolo di giornale ha scelto come destinazione editoriale Oltre Magazine, ritenendolo adatto ad ospitare una riflessione sulla traccia fornitale. Siamo compiaciuti ed orgogliosi dell’attenzione dedicataci da questa giovane lettrice e, ritenendolo un ottimo articolo, lo proponiamo a voi tutti. Ad Eliana vadano il più fervido “in bocca al lupo” per l’imminente prova che, ne siamo certi, saprà superare brillantemente e la promessa che, qualora il giornalismo fosse la strada che intende intraprendere per il futuro, Oltre Magazine sarà lieto di offrirle ogni opportunità utile ad esercitare il suo indiscutibile talento.
c.p.

Argomento: “Il viaggio: esperienza dell’altro, formazione interiore, divertimento e divagazione. In una parola, metafora della vita”.

Siamo abituati a pensare che il viaggio possa solo essere inteso come un semplice spostamento da un luogo all’altro, senza tener conto che quello più importante di tutti corrisponde in realtà ad una crescita interiore, quindi alla vita stessa.
E quando avviene la crescita decisiva? Proprio alla morte di una persona cara.
Certo, quando un nostro familiare (o un nostro amico) si spegne, egli è il primo a fare un viaggio, che procede dalla realtà materiale a quella ultraterrena, ma non è questa l’esperienza di cui si sta trattando. È molto più interessante capovolgere il punto di vista e osservare il viaggio compiuto dal defunto attraverso gli occhi di coloro che lo conoscevano, ancora incoscienti del fatto che saranno proprio loro a intraprendere il percorso più terribile e spettacolare di tutti, quello che rappresenta la vera metafora della vita. È un processo di formazione che si attua attraverso il dolore, la scoperta dell’altro (ossia la capacità di paragonarsi a persone che prima pensavamo non aver nulla a che fare con noi, a causa della stessa identica sofferenza di fronte alla morte) e, quindi, la comprensione della vita. Todorov stesso ritiene che il viaggio coincida con la vita, in quanto esso altro non è che un passaggio dalla nascita alla morte.
Ovvio, nel nostro caso si tratta di un passaggio dall’illusorio mondo infantile (ove tutto è imperituro) ad un universo ampio, freddo e desolato, successivo alla morte di chi amavamo. Però non basta un solo lutto per far cessare per sempre questo mondo felice. Assolutamente no, perché ognuno di noi vive in tanti mondi, tanti quante sono le persone da noi conosciute: ad ogni morte esplode un mondo, in modo tanto assordante ed accecante da far sì che si spalanchi un nuovo universo, forse non felice, a volte crudele e buio, ma vivo. È uno spostamento, un viaggio interiore che va dall’illusione alla verità, dalla morte (perché non crescere equivale a morire) alla vita. Eppure, per quanto possiamo essere pronti per questa esperienza di dolore e di crescita, per quanto possiamo essere preparati nel dire addio al nostro piccolo mondo e slanciarci nell’immenso universo, in realtà non lo saremo mai. Un conto è il viaggio immaginato, direbbe Citati, un conto quello reale: il problema è che quasi mai questi si accordano.
Nessuno saprà mai cosa vuol dire perdere qualcuno finché non accadrà davvero, perché soltanto con la morte possiamo sentire il sentimento della lontananza: quando qualcuno se ne è andato per sempre, si comprende il suo valore. Attraverso il dolore il mortale impara a vivere. E cosa si vorrebbe fare, a questo punto, se non tornare indietro nel tempo e nello spazio, approdare di nuovo sul nostro mondo perduto? Anzi, non solo in questo mondo, ma in tutti i mondi che abbiamo abbandonato? “Si vorrebbe sempre essere: essere stati, mai” dice Soldati. Mai. Mai, perché l’universo (la vita) è pericoloso, inutile negarlo. Quanto si vorrebbe riappropriarsi del nostro passato, non fosse anche solo per comportarsi come meri turisti che non si attaccano alle persone, ma alle cose. Non si può. Che lo vogliamo o meno, ognuno di noi è un potenziale viaggiatore che prima o poi sarà costretto a crescere, a vivere. Sì, la vita è sofferenza, ma non intesa solo come dolore, ma anche come pazienza, sviluppo e forti sentimenti. Solo nel nostro mondo immaginario possiamo illuderci che quella fanciullezza felice (piena di divertimento) e la vita possano essere sinonimi. Solo Peter Pan può rifiutarsi di crescere. Qualunque Capitan Uncino che vorrà imitarlo sarà costretto a fare i conti con un affamato coccodrillo nel cui stomaco un rigoroso orologio scandisce i secondi che mancano alla fatidica sveglia.
 
Eliana Rizzardi


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