MISTERI della matematica

La matematica è una opinione!

Ho appena finito di leggere sull'INFORMASOCI della FENIOF una breve nota a firma del Segretario Sandro Samoggia attraverso la quale si tenta di giustificare l'aumento delle quote associative per l'anno in corso.

Al secondo paragrafo recita testualmente: "È stato un aumento del 20% per le imprese con meno di cinquanta funerali all'anno, la cui quota passa così da 400.000 a 500.000 lire".

Chiarisce di seguito: "Le quote erano ferme dal 1997, l'aumento rientra nei canoni ordinari di adeguamento annuo" (mi sembra la terminologia di un burocrate del Ministero delle Finanze). E conclude con l'auspicio che le imprese non facciano mancare "alla loro Federazione la base economica per mantenerla ai livelli che si è conquistata nel tempo".

Lungi da me il proposito di polemizzare con la FENIOF e con Sandro Samoggia, che per le polemiche nutre una idiosincrasia congenita, e lungi da me l'idea di contestare gli aumenti, tant'è che fin dai primissimi giorni del corrente anno l'impresa di mio figlio, che rappresento, ha rinnovato l'adesione, non riesco a reprimere taluni pensieri contraddittori che continuano a frullare nel mio cervello sempre in fermento.

Il 20% di 400.000 è 80.000. Dunque 100.000 di aumento su 400.000 rappresentano il 25%. Ma al di là di questa precisazione, che può rappresentare una mera quisquilia, le domande che mi pongo e propongo sono:


  1. dal 1997 al 2001 i prezzi dei servizi funebri hanno avuto un incremento valutabile fra il 20 e il 25%? Pari all'aumento richiesto dalla FENIOF?
  2. dal 1997 al 2001 le imprese con meno di cinquanta funerali l'anno, e quindi le piccole imprese, hanno non dico incrementato, ma almeno mantenuto inalterato il loro andamento lavorativo?
Le risposte che posso fornire dal mio ristrettissimo, ma sintomatico per similitudine con quello nazionale, campo visivo sono assolutamente negative:


  1. i prezzi hanno subito un decremento pauroso per effetto delle new entry che, con aggressività talvolta suicida, hanno dovuto conquistare 'fettine' di mercato a danno di chi quel mercato a fatica già deteneva;
  2. il comparto funerario in questi ultimi anni si è frantumato ulteriormente, in special modo con l'entrata in vigore del famoso decreto Bersani, e quindi alle imprese preesistenti sono stati inevitabilmente sottratti servizi dai nuovi arrivati.

Nella mia città fra il '93 e il '97 operavamo dieci imprese; ora, nel 2001, sono sedici, con una polverizzazione più che accentuata. Nel '97, senza entrare nei dettagli, i prezzi erano molto più remunerativi che oggi. La concorrenza forsennata e la corsa all'accaparramento, che sottintende elargizioni (vere e proprie tangenti) a procacciatori ed intrallazzatori di ogni sorta, beneficia solo questi ultimi e, semmai, gli innocenti ed inconsapevoli fruitori di servizi.

E veniamo ai 'livelli''che la FENIOF si è conquistata nel tempo. Nel 1977, venticinque anni fa, in un paese di 18.000 abitanti con sessanta decessi annui fu rilasciata una seconda licenza. L'impresa preesistente propose ricorso al TAR che, decretando l'inopportunità del secondo rilascio da parte del Comune, ne impose la revoca. Quella sentenza, la prima o una delle prime in Italia, fu sbandierata dalla FENIOF come la presa della Bastiglia e dopo quella tante altre ne seguirono a livello di TAR e di Consiglio di Stato. Giustamente! Attualmente in quel paese, che risponde al nome di Orta Nova in provincia di Foggia, operano quattro imprese e nessuno può fare niente per contrastare questa proliferazione che danneggia tutti.

In un altro paesino quasi sperduto sulle propaggini dell'Appennino dauno, Delicato, meno di quattromila abitanti, quattro imprese. A Castelluccio dei Sauri, un agglomerato rurale di poche centinaia di casette basse, con meno di duemila anime, due imprese, una delle quali, attraverso manifesti, pubblicizza funerali completi a prezzi da fame, offrendo in sovrappiù l'omaggio di due anni di luce votiva al cimitero, del cui servizio è concessionaria.

L'aumento esponenziale degli operatori, a volte improvvisatori, ha innescato un meccanismo perverso di corsa al ribasso, mentre intorno a noi tutto è in costante aumento. E la FENIOF pretende di ostentare i livelli 'conquistati'!

Conquistati e perduti! Inesorabilmente!
Come quello che era riuscita ad ottenere con le decine di milioni spesi ricorrendo all'Autorità Garante della Concorrenza, che ha proclamato la illegittimità dei diritti di privativa che, opportunamente camuffati in diritti fissi, sono rientrati a pieno titolo nella bozza del nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria.

Una vittoria di Pirro! Consumatasi sul tavolo delle trattative ministeriali dove la FENIOF ha rinunciato a difendere le posizioni tanto faticosamente acquisite. Tant'è che oggi i difensori delle prerogative comunali, in barba a quanto sancito dall'Antitrust, baldanzosamente si sentono nel diritto/dovere di tornare a rivendicare anche la legittimità delle privative, atteso che con i 'diritti' gli è andata così bene. È sufficiente dare un'occhiata a quell'editoriale che l'ingegner Fogli ha osato pubblicare sul n° 4/2000 del suo "I Servizi Funerari", edito da Maggioli e oggetto di un mio precedente intervento su queste pagine. Sulla quale proterva e cieca rivendicazione, lesiva dell'ottimo risultato conseguito, la FENIOF non ha alzato un dito per rintuzzarla come meritava, pur trattandosi, per ora, di una ipotesi meramente teorica.

C'è un Comune in provincia di Foggia, un Comune assurto a notorietà mondiale negli ultimi decenni, San Giovanni Rotondo, poche decine di migliaia di residenti ed un ospedale grandioso che, inevitabilmente, sforna diverse centinaia di morti l'anno, il quale Comune, sdegnosamente, non ha voluto dare alcun credito al parere dell'Antitrust e due anni fa ha rinnovato la privativa con una gara d'appalto aberrante, per la cui sola partecipazione ha inventato tanti di quegli ostacoli e difficoltà da vero 'terrorismo psicologico'.

Questa è la situazione tragica nella quale si dibatte la categoria nella periferia sconosciuta e dimenticata. E allora, mi si chiederà, quali le soluzioni possibili? Innanzi tutto lottare senza cedimenti, anche abbandonando, non senza protestare, i tavoli delle trattative ministeriali. Poi pensare e progettare una autentica professionalità che non si compra con l'autofunebre e neppure si acquisisce presso l'Ufficio di Collocamento, insieme all'assunzione di due o più dipendenti. Infine attuando una 'politica'' di strenua difesa della categoria, basata non sui frettolosi incontri durante gli show room, ma proponendo alle Autorità competenti e pretendendo la promulgazione di regole certe, chiare e rigorose, che siano tali per entrambe le controparti: imprese e Comuni.

È vero che il Ministero può emanare leggi contributive, penalizzanti o limitative per la fun- zionalità della categoria, come la reintroduzione del 'diritto fisso', ma lo faccia di imperio, senza l'avallo e la partecipazione della rappresentativa sindacale del comparto.

È vero che le attrezzature e gli strumenti operativi, come il carro funebre ed il personale, assicurano autonomia, ma è anche vero, anzi verissimo, che la 'professionalità' è tutt'altra cosa: è deontologia, è rispetto delle regole, è ortodossia, è educazione, è etica, è rinuncia al malcostume. E tutto ciò alberga solo nel cervello e nell'anima di chi opera.

È vero che la FENIOF si è spesa in circa un quarantennio di attività in favore della categoria, ma con molti limiti: ha rinunciato in tempi remoti all'istituzione dell'albo professionale, non ha mai perseguito con forza la fuoriuscita del settore funerario dal comparto commerciale genericamente inteso, ha iniziato a combattere battaglie che ha lasciato a metà, ha ceduto al predominio di quelli che Miazzolo definisce "poteri forti", non ha saputo cavalcare l'onda dei successi conseguiti, non è riuscita neppure a formare una diffusa, capillare e duratura coscienza sindacale, associativa o, se vogliamo, corporativa, ha impostato strategie privandosi di cogliere le vere vittorie.

Ne riparleremo. Con una appendice personale: ogni qualvolta ho contestato la FENIOF, Sandro Samoggia ha interpretato le mie esternazioni come attacchi alla sua persona, tant'è che i miei interventi, inoltrati alla FENIOF negli ultimi anni, non sono stati pubblicati o hanno trovato sintetica ospitalità, dopo aver subito unilaterali massacri e falcidie, fino ad indurmi a non più scrivere.

Figuriamoci oggi che L'INFORMATORE è stato dimezzato e sopravviverà in condominio!

Caro Sandro, sei un ragazzone bravo e simpatico, e nei tuoi confronti non ho mai nutrito livori di qualsivoglia natura. Non condivido la 'politica' della FENIOF e questo, me ne rendo conto, può dare fastidio, come lo davano le mie martellanti denunce delle malversazioni. Tuttavia la sostengo. Ma la FENIOF non sei tu. Tu dovresti essere solo l'esecutore dei deliberati federali.

Il cervello è altrove, nei componenti il Comitato Direttivo Nazionale, dispersi nelle realtà diversificate delle varie regioni italiane, a volte incapaci di raccordarsi, sovente timorosi di sfidare il potere, quasi sempre condizionati da perplessità e privi di incisività.

Si comprano spazi su Famiglia Cristiana per pubblicizzare opuscoli di dubbia utilità, ma non si sono mai voluti comprare spazi sulla grande stampa nazionale per denunciare le angherie impositive e le speculazioni lerce dei Comuni; è mancato il coraggio di contraddire le volgari e basse insinuazioni sul nostro settore che 'fanno notizia' così come non si ha l'ardire di confutare Fogli nelle sue proposte esilaranti. Ma, soprattutto, è mancato il 'coraggio' di buttare fuori dalla FENIOF le 'mele marce', come il mio stimatissimo amico Daniele Farnedi propose.

Credimi, caro Sandro, non ce l'ho mai avuta con te! Ce l'ho, se così si può dire, con quella parte di FENIOF che mi rimproverava l'autocritica dei miei scritti e che non ha saputo, o non ha voluto, neppure far diventare 'legge' il famoso Codice Deontologico.

È un bel codice e solo quello, imposto per legge, sarebbe riuscito ad evitare l'immissione o determinare l'estromissione dal nostro comparto di tanti improvvisatori, arrivisti, scostumati, impreparati, sottoacculturati dilettanti, che tanto nocumento e disdoro infliggono alla categoria che continuo ad immaginare come una armata Brancaleone alla ricerca spasmodica di una identità, di una univocità che giammai, credo, riuscirà a trovare.
 
Alfonso De Santis

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