Le mille luci del marmo

Un mondo a colori. Il più conosciuto Carrara è bianco e cristallino ed è il marmo italiano per eccellenza, mentre l'africano ha frammenti bianchi, porporini e rosa su fondo nero. Il giallo antico con venature rosse proveniva dall'Algeria e dalla Tunisia. Questi alcuni esempi. Il marmo ha stregato l'uomo fin dall'antichità regalandogli una ampia gamma cromatica e diverse consistenze e durezze, per i vari utilizzi nelle sculture e nelle decorazioni di pavimenti, muri e colonne. Una pietra che ha fatto la storia, ideale per dare significato a palazzi, luoghi di culto e monumenti funebri.
UN PO' DI STORIA
La pietra è il primo strumento dell'uomo primitivo. Con l'Egitto diventa un mezzo per fabbricare opere e oggetti monumentali. E se gli egizi mettono a punto tecniche per la lavorazione del granito e del calcare, la scultura del marmo come tecnica separata nasce dai Greci. Infatti il marmo bianco pare l'unica pietra di-
sponibile nel bacino dell'Egeo. I greci applicano la tecnologia precedente, poi, verso la fine del VI secolo a.C., inventano la gradina, uno strumento a mano lungo quasi venti centimetri con un bordo da taglio fatto di denti paralleli affilati, che si tiene ad angolo obliquo perché ogni colpo agisca sulla superficie della pietra. In più mettono a punto sistemi di lucidatura del marmo e sistemi per impedire la formazione dei lividi della pietra.
Anche i romani portano notevoli innovazioni che, insieme alle conquiste ellenistiche, permettono che le nuove tecnologie si espandano nel Mediterraneo e nell'Europa occidentale. Prima di tutto l'organizzazione del lavoro nella cava dove vengono abbozzati i monumenti: un lavoro di coordinamento che possiamo conoscere anche nella ricostruzione delle tecniche estrattive usate dai romani sulle Alpi Apuane, la zona del marmo di Carrara, tra il I secolo a.C. e il IV d.C.. Tra i vari siti più importanti archeologicamente ci sono infatti Mandria, la Tagliata, Fossacava: quest'ultimo, poi, è quanto rimane di una vera cava romana del I secolo a.C.. I romani usano manodopera numerosa e una articolata strumentazione: scalpello, vari tipi di mazzuolo e mazza, leve, attrezzi in ferro e vari tipi di macchine complesse per il sollevamento e lo spostamento dei blocchi, anche con un sistema di "scivolo controllato".
Portano innovazioni anche nella scultura degli altorilievi e nella realizzazione dei massicci archi trionfali, come l'arco di marmo dell'Arco di Tito. Virtuosismo nella costruzione che influenza i periodi successivi. I romani prediligono l'uso accostato di marmi colorati che importano dall'Asia Minore, dall'Egitto e dal Nord Africa in genere. Il marmo di Purbeck della Gran Bretagna viene utilizzato dai romani e diviene nel medioevo il preferito degli architetti inglesi che lo utilizzano per le colonne della navata della Abbazia di Westminster. Mentre nella Basilica Giulia a Roma il pavimento è decorato con il giallo antico, il pavonazzetto (bianco o beige chiaro con venature rosse) insieme al marmo africano. Questa attenzione dei romani per la decorazione, intensificata soprattutto dopo la conquista dell'Egitto, interessa a sua volta le cattedrali della prima cristianità e il periodo veneto-bizantino, come la splendida Cattedrale di Torcello, del 639 d.C. e modificata fino all'anno mille. Le colonne di marmo sono ornate di splendidi capitelli, nel pavimento vari pezzi di marmo colorato sono inseriti in strisce serpeggianti e sono di marmo pure pulpito ed ambone, appartenenti alla chiesa più antica. E anche le imposte di alcune finestre sono costruite di lastre di pietra giranti su cardini, come racconta Norman Davey nel volume Storia del materiale da costruzione. Altri esempi si possono ammirare a Venezia visitando l'interno della Basilica di San Marco. E se Donatello nel Rinascimento sviluppa il rilievo schiacciato, centrando la sua tecnica sull'uso di uno scalpello molto fine ed affilato, Michelangelo Buonarroti riesce a ricavare il David da un blocco di marmo dichiarato inutilizzabile da un altro scultore: c'era un difetto nella pietra che, con bravura tecnica e artistica, Michelangelo riesce ad aggirare realizzando una opera di grande bellezza. E nelle sue ultime opere non esegue più la rifinitura, anticipando con un balzo il futuro della scultura. Il XVII secolo è un periodo non tanto di innovazioni quanto di virtuosismo scultoreo: basti pensare a Gian Lorenzo Bernini. Con il XIX secolo le tecniche di ottenere e di copiatura permettono di realizzare decorazioni sempre più dettagliate e ripetibili: dall'Europa agli Stati Uniti si trovano sugli edifici di stile vittoriano i migliori fregi decorativi scolpiti. E si compiono balzi anche per il trattamento delle superfici nella sculture, sia per gli effetti grezzi che per la lucidatura. Nel XX secolo, con l'arrivo delle seghe meccaniche e delle sofisticate tecnologie per l'escavazione e la lavorazione, la scultura in pietra non muore, come dimostrano grandi artisti quali Modigliani o Arturo Martini.
LA FORTUNA DEL MARMO DI CARRARA
Le cave di marmo di Carrara si trovano sulle Alpi Apuane, catena montuosa a cavallo tra le province di Massa Carrara e Lucca. Il marmo che si ricava da qui è una roccia metamorfica composta da cristalli di carbonato di calcio di dimensioni microscopiche. Il tutto originato da rocce preesistenti che, a causa di forti variazioni di pressione e/o di temperatura, hanno subito una modifica della struttura cristallina, trasformandosi in un tipo di rocce differenti. La roccia originaria che ha portato al marmo di Carrara era un calcare simile a quelli che ritrovano sulle scogliere dei mari tropicali. La sua formazione risale a circa 190 milioni di anni fa, quando la Toscana settentrionale era coperta dal mare. E in periodi successivi il movimento della crosta terrestre porta alla creazione dell'Appennino. La montagna nuova così formata ha le stesse caratteristiche, tranne che nella zona delle Alpi Apuane dove avvengono appunto forti variazioni di pressionieche modificano la struttura cristallina.
Il marmo di Carrara generalmente si identifica con i suoi tipi più famosi, lo Statuario e il Bianco, ma, nelle diverse cave, se ne trovano sette varietà.
1. Bianco. La pasta è bianco-perlacea; se vi sono piccole venature grigiastre non diminuiscono il valore della roccia.
2. Statuario. È il più pregiato ed è utilizzato in scultura, fin dal tempo dei romani, per il suo colore bianco avorio e per la fine tessitura cristallina. Oggi è molto raro.
3. Venato. Presenta venature color grigio che attraversano il fondo bianco o appena grigiastro.
4. Arabescato. Ricco di venature grigie che disegnano una trama, un arabesco.
5. Calcata. Ha venature giallo crema su una pasta di fondo bianca o color avorio. È di gran pregio.
6. Bardiglio. La pasta di fondo ha una colorazione grigia per la presenza di finissimi cristalli di pirite nella tessitura della roccia.
7. Cipollino. Così chiamato perché le sue striature grigio verdastre molto marcate ricordano la struttura interna della cipolla.


A SPASSO NEL TEMPO
Si possono considerare le cave di Carrara come un "paesaggio dantesco": in effetti Dante Alighieri ha dedicato a questo luoghi alcuni suoi versi nella Divina Commedia, XX Canto dell'Inferno: "Aronta è quel che al ventre gli s'atterga/ che ne' monti di Luni, dove ronca/ lo Carrarese che di sotto alberga/ ebbe tra' bianchi marmi la spelonca/ per sua dimora; onde a guardar le stelle/ e il mar non gli era la veduta tronca". Queste cave sono la testimonianza dei continui rapporti intercorsi nei secoli tra artisti, artigiani e scavatori. Già nell'età del rame si trovano, sulle grotte delle Alpi Apuane, tombe sotterranee di "grane di marmo", con dentro monili e gioielli. Ma è proprio con l'epoca romana che il marmo di Carrara comincia la sua fortuna venendo impiegato per l'architettura e per le opere d'arte. La facilitazione commerciale è data dal Porto di Luni, fiorente colonia romana.
Il marmo di questi luoghi viene citato dal poeta Ennio, ma anche da Livio e da Plinio II il Vecchio, che ne esaltava la grana, la semitrasparenza e la cristallizzazione finissima. Per altri aveva un colore che sfidava quello della neve stessa. Viene impiegato nella residenza di Ottaviano Augusto sul Palatino, a Roma, e in vari monumenti, come il Foro e la Colonna Traiana, L'Arco di Costantino, il Tempio di Apollo.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, il marmo vede un periodo di declino del suo utilizzo per poi essere nuovamente impiegato come materiale di prestigio dall'anno Mille in poi, per Chiese e opere di carattere religioso, dal Duomo al Battistero di Pisa, fino alle famose costruzioni sacre di Assisi e di Orvieto.

Ma il marmo di Carrara riceve la sua consacrazione dal Rinascimento in poi. E gli artisti scelgono sul luogo il materiale: se, ad esempio, Michelangelo Buonarroti scolpisce la "Pietà" in un unico blocco di questo prezioso marmo, Bernini ottiene straordinari effetti con il gruppo "Apollo e Dafne" e Canova riesce ad immortalare la bellezza di Paolina Borghese in una straordinaria candida scultura.
Un fascino che continua a stregare in epoca contemporanea artisti e architetti di tutto il mondo: da Adolfo Wildt a Mario Sironi e Arturo Martini, fino ad Henry Moore, Arturo Dazzi e Francesco Messina. E il marmo di Carrara viene impiegato pure nell'Arche della Defénse a Parigi.
Col passare dei secoli cambiano invece le tecniche di scavo: prima le "mine", poi il "filo diamantato". Spariscono mestieri quali i "lizzatori", che trasportavano i blocchi di marmo su una sorta di slitta con l'aiuto di funi e pali di legno. E ogni anno viene fatta la rievocazione storica di questa tecnica.
A parte la grande fama del marmo bianco, anche i marmi colorati di questi luoghi hanno la loro fortuna. Ed entrando nelle curiosità "alimentari", a Colonnata, un piccolo borgo tra le cave, si ricavano dal marmo delle "conche", dove viene messo il lardo a stagionare sotto uno strato di sale e spezie.
IL VERDE DI PRATO
E' denominato "serpentino verde", e ha screziature gialle e i toni del verde, dal chiaro al quasi nero. Si tratta del marmo verde di Prato, ricavato principalmente dal Monte Ferrato. Le cave più antiche, le sole da cui si traeva la pietra, stanno al Pian del Gello, sulle falde orientali del Monte Piccioli. Con la fioritura della architettura romanica toscana il verde di Prato va incontro ad una incredibile fortuna artistica: arrivano tra il XI e il XII secolo a Firenze i rivestimenti in marmo bianco e verde del Battistero e della chiesa di San Miniato. Viene impiegato, a Prato, nel Duomo di Santo Stefano, notevole chiesa romanico-gotica con un bell'effetto di fasce bicrome: l'attuale facciata della cattedrale è realizzata con fasce alternate di albarese e serpentino verde nella parte superiore.
Nelle sue architetture la civiltà medioevale cercava di trovare le proprie radici nel mondo classico, con pietre che ricordavano i marmi antichi, per varietà cromatica e nobile aspetto. E la pietra verde di Prato verrà riproposta nell'Ottocento romantico, che si ispira a modelli dell'architettura medioevale con esempi che si ammirano in molti monumenti fiorentini, dalla neo-gotica facciata di Santa Croce fino alla facciata di Santa Maria del Fiore, inaugurata nel 1887.


ALTRI TIPI DI MARMI BIANCHI DA SCULTURA
Lignite di Paro. Color bianco freddo, tendente al grigio chiaro o al bluastro, è un marmo medio-duro, appena più morbido del Carrara. Reagisce bene alla lavorazione e a tutti gli strumenti. Rispetto al Carrara ha una maggiore inclinazione alla frattura e una minore resistenza alla trazione.
Taso bianco delle Cave di Vati. Molto duro e color bianco puro con cristalli grandi. È ottenibile in grandi blocchi e per le sue caratteristiche è stato considerato valido fin dall'antichità per l'architettura e la decorazione.
Bianco o miele di Afyon. Nell'antichità veniva chiamato Docimeum o Sinada. È bianco, con una durezza che va dal medio al tenero, con cristalli piccoli. Il colore non è uniforme e presenta macchie e screziature di grigio e di giallo. Il marmo moderno di queste cave è il miele di Afyon, che ha screziature giallo-oro e grigio verde. È simile allo Statuario e al Calcata macchia d'oro di Carrara. L'Afyon tende a rompersi in scaglie e può essere incontrollabile se lavorato con la subbia, mentre regge bene la lavorazione con scalpello e gradina. Presenta accettabile capacità di trattenere i dettagli.
Bianco di Afrodisia. Marmo tenero di colore bianco caldo, con cristalli medio-grandi. La colorazione è generalmente uniforme, ma a volte si possono incontrate delle macchie marrone chiaro. È un ottimo marmo da scultura. Tiene bene i dettagli, anche se non così bene come lo Statuario di Carrara. L'Afrodisia regge bene l'uso di abrasivi e raschietti per il lavori di rifinitura.
 
Nadia Grillo


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