MILITI e CADUTI

I CADUTI IN GUERRA
"I giorni, le settimane, gli anni trascorsi in trincea ritorneranno, e i nostri compagni morti sorgeranno e marceranno al nostro fianco; avremo la testa chiara e uno scopo preciso; e così marceremo, con i nostri morti accanto e con gli amici del fronte dietro le nostre spalle: contro chi, contro chi?"
(Erich Maria Remarque - Niente di nuovo sul fronte occidentale).

Durante la prima guerra mondiale morirono, in azione o in conseguenza delle ferite riportate in battaglia, circa 13 milioni di uomini, più del doppio rispetto al totale dei caduti in tutti i principali conflitti svoltisi tra il 1790 ed il 1914.

Dal suo inizio, in agosto, fino al novembre del 1914 era opinione generale che la guerra sarebbe stata, come tante altre del secolo precedente, di movimento e di breve durata.

Ma già a metà novembre gli eserciti erano ad un punto fermo e ciascuna parte si trincerava per mantenere le proprie posizioni. Venne presto creato un sistema di trincee lungo all'incirca 765 chilometri ed in queste trincee gli uomini continuavano comunque sempre a vivere e a morire, cosa che ha costituito la realtà quotidiana della guerra.
L'incontro con la morte di massa è forse la più fondamentale esperienza della guerra; per la prima volta, infatti, molti uomini hanno in tale circostanza incontrato, faccia a faccia, la morte di massa organizzata.

Durante e, ancor più, dopo il conflitto, commissioni nazionali si incaricarono di dar sepoltura ai caduti e di commemorare la guerra, compito che fu eseguito a livello pubblico oltre che privato; ciò in nome della rievocazione della gloria più che dell'atrocità della guerra, del suo senso e della sua finalità più che della sua tragedia.
La realtà dell'esperienza della guerra giunse a trasformarsi in quello che è stato chiamato il Mito dell'Esperienza della Guerra.

La memoria della guerra venne, quindi, riproposta come una esperienza superiore, che forniva alla nazione una nuova profondità di sentimento collettivo, mettendo a disposizione una moltitudine di santi e di martiri, luoghi di culto ed esempi da emulare.

I PRIMI CIMITERI MILITARI
A seguito della rivoluzione francese aveva preso forma un nuovo tipo di esercito, costituito da cittadini volontari ancor più che da mercenari, che combatteva per la nazione e per un ideale. Quando nel 1796 J. Cambry presentò i suoi Rapports sur les sepultures, pose al centro del progettato cimitero una piramide, che avrebbe dovuto accogliere le ceneri sia dei condottieri e dei grandi uomini, sia di quanti avevano sacrificato le loro vite per la Rivoluzione e per la Patria. Nella morte, il soldato era l'eguale dei capi della rivoluzione.
Per la prima volta fu oggetto di culto il soldato comune, e non già soltanto il generale, il re o il principe. La tendenza verso l'eguaglianza, emersa durante la rivoluzione francese, ed il nuovo status del soldato, portano con sé, a coronamento di tali processi, il culto dei caduti. La nazione poté così venerare i suoi martiri e testimoniare quella uguaglianza di status che era l'ideale della maggioranza delle comunità nazionali. L'insistenza rivoluzionaria sulla dimensione collettiva, anche nella morte, preannunciava le file di tombe l'una identica all'altra dei cimiteri militari ed inoltre lo Stato assunse su di sé il compito di regolamentare tutte le sepolture. Tuttavia, per gran parte dell'Ottocento, i morti in guerra non ebbero cimiteri propri.
Lo speciale recinto che al Père Lachaise circondava le tombe della Guardia Nazionale rimase una eccezione. I soldati caduti venivano ancora seppelliti in tombe di massa, la loro anonimità nella morte era del tutto simile a quella dei soldati dell'epoca prerivoluzionaria. Il primo cimitero militare tedesco risale alla guerra franco-prussiana del 1870-71, e nacque quasi per caso. Alcuni soldati tedeschi e francesi, che erano morti in uno scontro di minor importanza, furono occasionalmente seppelliti là dove erano caduti. La Francia fu la prima nazione europea a sancire il diritto di ciascun singolo caduto in guerra ad un luogo di riposo perpetuo, con una legge del 1915.
La gran quantità di perdite di vite umane ed il prolungarsi della guerra imposero a tutte le nazioni di seppellire i morti in luoghi in cui le loro tombe potessero essere debitamente custodite ed il trattato di Versailles sancì l'obbligo di prendersi cura dei soldati nemici caduti seppelliti nel proprio territorio.

I cimiteri militari europei furono dunque il risultato della pressione senza precedenti esercitata dalla prima guerra mondiale. Negli eserciti di tutte le nazioni furono create nuove speciali unità incaricate di prendersi cura dei caduti. L'architettura dei cimiteri militari seguì, quasi ovunque, un preciso schema simbolico desunto dai cimiteri militari britannici. In questi vi era un'area centrale dove erano posti la Croce del Sacrificio e la Pietra della Rimembranza, monumenti celebrativi e simbolici dove la seconda, a forma d'altare, era talvolta sostituita dalla Cappella della Risurrezione.
Tutt'intorno le tombe erano uniformi, così pure le lapidi con incise le insegne del reggimento ed una iscrizione scelta dai familiari dei caduti. I luoghi di riposo dei caduti in guerra furono nettamente distinti dai cimiteri civili, in quanto la morte borghese era un fatto non pubblico ma privato, sprovvisto di ogni rilevanza nazionale.
Il culto dei morti in guerra costituì parte del Mito dell'Esperienza della Guerra e delle coscienze nazionali.

IL MILITE IGNOTO
Le nazioni avevano bisogno di un luogo che ricordasse ai vivi la morte dei caduti e la loro missione e dove le folle potessero partecipare alle cerimonie di ricorrenza ed i cimiteri militari risultavano poco adatti a tale scopo in quanto ubicati anche all'estero, oltre che in patria. La Tomba al Milite Ignoto assolse questa funzione e tutte le nazioni che avevano combattuto la Grande Guerra si dotarono di tale monumento.
L'idea di trasportare dal campo di battaglia in patria la salma di un soldato ignoto e di seppellirlo nella capitale, nel più importante tempio della nazione, nacque contemporaneamente in Francia ed in Inghilterra. La cura con cui venne scelto il soldato e il risalto dato alla cerimonia della sepoltura testimoniano l'importanza attribuita al culto dei caduti alla fine della guerra. La rapida diffusione di queste tombe in tutte le nazioni che avevano preso parte al conflitto illustra altresì l'attrattiva esercitata dal culto e la maniera in cui il Milite Ignoto venne scelto fu abbastanza simile.
In Francia, per esempio, ciascuna delle nove regioni militari esumò dai campi di battaglia un soldato ignoto. Le nove salme furono portate nella cripta della fortezza di Verdun, dove un sergente indicò il Milite Ignoto da seppellire a Parigi presso l'Arc de Triomphe all'Etoile.
L'Italia esumò il suo Milite Ignoto nel 1920: fu la madre di un soldato ucciso in un'azione di guerra ad indicare la salma da seppellire presso il Vittoriano, monumento eretto nel 1910 a Vittorio Emanuele II per celebrare l'unità nazionale.
Queste azioni simboliche assicuravano l'anonimato mettendo in risalto non l'importanza del grado. Nel corso della guerra, il culto dei caduti giunse a simboleggiare l'ideale della comunità nazionale come comunità di eguali.

I PARCHI DELLA RIMEMBRANZA
Il cimitero di Père Lachaise, aperto fuori Parigi nel 1804, costituì l'esempio per l'architettura cimiteriale di tutta l'Europa. La concezione di base fu di introdurre nel cimitero la natura sotto forma di parco e di giardino; il paesaggio veniva trasformato ed organizzato con sentieri, arbusti e macchie di alberi.
Parallelamente, nella prima metà dell'Ottocento, negli Stati Uniti si affermava il movimento dei cimiteri-parchi, situati in boschi non modificati dalla mano dell'uomo dove le tombe avevano dimensioni contenute per meglio inserirsi nell'ambiente naturale. Il primo cimitero-parco tedesco risale al 1878 presso Amburgo, mentre a Monaco, nel 1907, venne realizzato un cimitero che fu l'antesignano dei parchi della rimembranza creati durante e dopo la prima guerra mondiale.
A Monaco non furono piantati alberi né fu modellato un parco: fu semplicemente conservato il bosco dove, dai sentieri della foresta, non si vede alcun sepolcro, ma soltanto alberi che celano le tombe. Il potere rigenerante della natura e l'immagine della morte come sonno eterno, in sostituzione della "macabra mietitrice", vengono ripresi per la realizzazione dei Parchi della Rimembranza, chiamati in Germania Heldenhaine (boschi degli eroi) ed in Francia jardins funèbres. Luoghi naturali, parchi o boschi pressoché non alterati dall'uomo, dove ogni albero reca affisso il nome di un soldato deceduto in guerra, i Parchi della Rimembranza svolgono il ruolo di monumento ai caduti, anziché come il loro effettivo posto di sepoltura, con alto valore sublimatorio scandito dal ritmo della natura, dalla morte dell'inverno alla risurrezione della primavera.
In Italia moltissimi paesi e città sono dotati di un Parco della Rimembranza, di piccole dimensioni o anche molto esteso, a ricordo dei caduti della comunità. Sono luoghi di passeggio e meditazione, dove qualche mano pietosa posa sempre un fiore su una croce, o indistintamente su tutte quante.



"Questa quercia vicino a me
è la dimora preferita
di gazze azzurre che ciarlano,
ciarlano tutto il giorno.
E perché no?
Persino la mia polvere ride
pensando a quella cosa
umoristica che è la vita."


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