Midnight in Paris

Magica notte nella Ville Lumiére

"per un attimo ho creduto di essere immortale" Gil Pender
“Tutti gli uomini temono la morte. È una paura naturale che ci consuma tutti. Temiamo la morte perché sentiamo che non abbiamo amato abbastanza o non abbiamo amato affatto, che alla fine sono la stessa cosa. Comunque, quando fai l’amore con una donna davvero eccezionale, una che merita il massimo rispetto in questo mondo e che ti fa sentire davvero potente, quella paura della morte sparisce completamente. Perché quando condividi il tuo corpo ed il tuo cuore con una donna eccezionale il mondo svanisce. Voi due siete le uniche persone nell’intero universo. Stai conquistando quello che non molti uomini hanno conquistato prima, hai conquistato il cuore di una donna eccezionale, la cosa più vulnerabile che lei può offrire ad un’altra persona. La morte non indugia più nella mente. La paura non annebbia più il tuo cuore. Solo la passione per vivere, e per amare, diventa la tua unica realtà. Questo non è un compito facile, per esso ci vuole un insormontabile coraggio. Ma ricorda questo, nel preciso momento in cui farai l’amore con una donna davvero eccezionale ti sentirai immortale!”
La dichiarazione d’amore di Woody Allen a Parigi si compone di immagini e di parole. Le immagini sono quelle di apertura, un incipit glorioso che si traduce in una carrellata di fotogrammi da cartolina che scivolano davanti agli occhi dello spettatore sulle note insistite di un melodioso sax. Le parole sono quelle dei personaggi che descrivono il fascino senza tempo della Ville Lumière in un rincorrersi di riflessioni estatiche e di dialoghi celebrativi.
Il tour europeo di Allen si lascia alle spalle Londra e Barcellona e approda dunque in territorio francese; cambia la location, ma il bagaglio è sempre quello: c’è il triangolo amoroso, la critica sottile, la parlata balbettante, la città che non è solo città, ma che è parte della storia, il disagio sociale del protagonista. Capisaldi della cinematografia alleniana, direbbero gli estimatori; roba trita, liquiderebbero i più critici. Tutto vero. Eppure, prevedibili tòpoi a parte, Midnight in Paris è anche il canto del cigno della filmografia di Woody Allen, l’ultima scintilla di originalità del regista di newyorchese che, dopo il fallimento di "Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni" (2010), torna alla ribalta e addirittura acchiappa l’Oscar.
Il film percorre due binari paralleli, uno di giorno e uno di notte, uno passato e uno presente: Owen Wilson è Gil Pender, sceneggiatore americano con velleità letterarie, sognatore ingenuo e irrequieto che dal suo presente non si sente capito e che sogna piuttosto di vivere a Parigi nei gloriosi anni ’20. Gil ha una fidanzata, Inez, classico esemplare di alto-borghese viziata e superficiale dalle smorfiette irritanti e dalle troppe pretese. I due paiono affiatati all’inizio, molto diversi, ma affiatati. La loro relazione declina proporzionalmente al procedere di Gil, trait d’union tra i due mondi, lungo il secondo binario della vicenda: la magia di Parigi si manifesta allo scoccare della mezzanotte, quando il protagonista scivola nel tempo a bordo di un’auto d’epoca e si ritrova proprio in quegli anni ’20 che avrebbe tanto voluto vivere.
Lo spettatore incontra con lui Fitzgerald, Hemingway, Picasso, Dalì e molti altri talenti che sono poi gli idoli artistici dello stesso Allen, entra a far parte dell’ambito circolo di Gertrude Stein e intreccia una relazione platonica con la bellissima Adriana. Il regista si diverte a immaginare come sarebbero potuti essere i geni di quell’epoca e li descrive ognuno con una predominante e divertente peculiarità. Alla caratterizzazione quasi macchiettistica dei personaggi del passato corrisponde però una più prevedibile rappresentazione di quelli del presente, i cui quadretti corali (peraltro godibili, anche se più scontati) fungono soltanto da ponte al vero teatro della vicenda. L’obiettivo di Midnight in Paris è infatti quello di mettere in scena, nel senso più didascalico possibile, l’insanabile soddisfazione di fondo avvertita dall’artista, che si rifugia nel passato per sfuggire al presente e che cerca in quel passato il benessere e l’appagamento che non trova nella realtà.
A Owen Wilson, l’artista, viene affidato l’ingrato compito di fare l’alter ego di Woody Allen, sebbene un po’ più belloccio e un po’ meno paranoico; spalla di Wilson un cast di grandi nomi, tra cui spiccano Marillon Cotillard (Adriana), Adrien Brody (Dalì) e Kathy Bates (Stein). È vero, c’è anche Carla Bruni, sulla cui utilità ed interpretazione, però, per decenza preferiamo non pronunciarci.
 
Laura Savarino
MIDNIGHT IN PARIS
(USA/Spagna, 2011)
di Woody Allen
Durata: 94 minuti
Cast:
Owen Wilson, Kathy Bates, Adrien Brody, Marillon Cotillard,
Rachel McAdams, Tom Hiddleston, Michel Sheen


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