I luoghi dove c'è ancora Dio

Io non credo in Dio, per lo meno non nell'accezione comune. Mi sembra doveroso dirlo dopo un titolo così altisonante. Non sono cattolico. Anche se affascinato dalla dottrina di Cristo, ho abbracciato diversi anni fa la pratica buddista.
Il buddismo contiene in sé tanto le caratteristiche di una religione quanto quelle di una filosofia. In realtà il Budda non è un dio diverso da quello di Abramo, il Budda è un uomo "illuminato". Né il buddismo si può dire che sia ateo, semplicemente considera il "problema" dell'esistenza o meno di un solo dio cosa di carattere secondario, preferendo concentrare le energie sull'ottenimento della buddità, l'illuminazione.
D'altra parte il buddismo presenta un pantheon ricco di divinità maggiori e minori. Mentre la religione cattolica si professa monoteista, anche se personalmente lo trovo un monoteismo ambiguo, con un "solo" dio che si divide in tre: padre, figlio e spirito santo. Trinità a sua volta ambigua perché dimentica (o forse sostituisce) la madre a favore dello spirito santo.
Prodotto di una cultura che ha dimenticato o rimosso il matriarcato, del quale peraltro non può fare a meno perché sono le donne che fanno i figli, e non gli uomini. Dunque il figlio del padre da dove è saltato fuori? Ed ecco la madre, anzi la Grande Madre delle antiche culture, che si ripresenta nelle vesti della Madonna, una donna appunto, in carne ed ossa. E forse per questo in tutta la sua grandezza, proprio in quanto così vicino alle persone e ai popoli. Infatti è proprio e soprattutto lei (che il fenomeno sia reale e veritiero o meno non importa) che si presenta più spesso nelle apparizioni, individuali o collettive che siano.

Tutto questo detto per giustificare un titolo impegnativo che però mi piaceva perché mi piace quello che la parola Dio esprime per il profondo degli uomini, al di là di credo, culture e religioni.
"Il Regno di Dio è già in mezzo a voi" dice Gesù.
"Quando ti troverai nel più profondo della trance danzando, il Tuo Totem, il Tuo Dio personale ti parlerà" dicono gli stregoni africani.
"Masticando il Peyote incontrerai Mescalito, che ti insegnerà il giusto modo di vivere" dicono gli sciamani mesoamericani.
"Con la meditazione percepirai la legge mistica che regola l'universo intero" dicono i monaci buddisti. Tutto questo mi fa pensare che esista, al di là di tutto, una fede innata in qualcosa di profondo, un valore intrinseco della vita che non esclude nessuno. Anche un convinto comunista ateo materialista cinese degli anni cinquanta credeva in valori profondi come il popolo, la patria, la causa.
Tutto questo, anche se non è ortodosso, mi pare sia espresso abbastanza bene nella parola dio perché, anche se inquinata da strumentalizzazioni politiche, culturali e religiose, è comunque una parola vicina ai popoli e che le persone capiscono.
Una alternativa nel titolo che ho proposto poteva essere "I luoghi dove c'è ancora il valore" o "I luoghi dove c'è ancora la legge dell'universo" oppure "I luoghi dove c'è ancora il sacro". Ma al di là di ulteriori considerazioni che occuperebbero troppo spazio, mi sembravano, insieme ad altri, più limitativi e meno efficaci.
Venendo a quello che volevo dire (chiedo scusa per la prolissa dissertazione) si tratta di una cosa molto semplice. Fin da quando ero bambino mi capitava di percepire questa misteriosa profondità soprattutto quando venivo a trovarmi in paesaggi, grandi o piccoli che fossero, solitari. Spesso si trattava di luoghi ameni, a volte non particolarmente scenografici, a volte maestosi.
Dietro la casa in campagna dei miei genitori, per esempio, al fondo della vigna nel praticello antistante il bosco. Quando ero piccolo pensavo che lì si trovassero le case delle fate.
Ebbi questa sensazione da adulto a Tehotihuacan in Messico. Visitavo le maestose piramidi azteche in mezzo a centinaia di turisti messicani, europei, americani. Un casino terribile, persino divertente, che non toglieva nulla alla maestosità del luogo rendendolo anzi frizzante e vitale, ma che forse lo privava della mistica sacralità che pur doveva avere e che forse si manifestava al crepuscolo o la notte quando tutti se ne erano andati.

A un certo punto decisi di avventurarmi in una escursione solitaria e girai intorno a una delle piramidi ritrovandomi solo, con il rumore della folla attutito e lontano. Uno scoiattolo correva lungo uno dei gradoni della piramide. Per un attimo tutto mi parve incontaminato, fuori dal tempo, come se la presenza dell'ignoto, dimenticata tra la gente, si ripresentasse in tutta la sua forza.
Credo sia importante porre l'attenzione sulla bellezza e sugli stimoli che ci aiutano e recuperare il senso del sacro. Non sempre ho fotografato i posti dove ho provato queste sensazioni, anche perché non è una cosa facile riprodurre su una pellicola sensazioni come questa. Mi azzardo però qui a presentare alcune immagini di luoghi che dal vero erano maestosi e dove ho provato la sensazione di trovarmi al cospetto di qualcosa di grande. Non so se queste immagini potranno trasmettere l'emozione di cui parlo, ma voglio comunque proporvele.
Il prato verde l'ho incontrato molto tempo fa in Marocco, a sud di Tétouan. Ero in viaggio in moto attraverso il Maghreb con un amico, all'inizio del mese di marzo. Le giornate erano ancora brevi e il sole già basso cominciava a calare dando al paesaggio un aspetto irreale. Ci trovammo immersi in un mondo collinare tutto fatto così dove, oltre a noi, gli unici altri esseri viventi erano pecore e vecchi pastori con le teste coperte dai cappucci a punta dei caffettani. Ricordo come se fosse un attimo fa la sensazione di sospensione al di fuori del tempo.

Il tramonto arancione l'ho incontrato molto tempo fa in Turchia, in Cappadocia, forse uno dei luoghi più selvaggi del pianeta, dove ancora oggi è possibile perdersi, a piedi o a dorso d'asino, in paesaggi surreali e incontrare, come è capitato a me, il cadavere di un lupo che era andato a morire nelle sperdute caverne che si aprono nelle guglie di arenaria.
Le cime degli alberi si trovano su una delle rive del lago Naivasha in Kenya. Un posto dif- ficile da descrivere, dove sono stato alcuni anni fa, fuori dai principali circuiti turistici, dove ho ripreso anche alcune immagini in bianco e nero e che mi apre una vera e propria porta sull'immensità. È un posto dove sembra che non ci sia nessuno.
La muraglia si trova ovviamente in Cina dove sono stato molto di recente. Era lo scorso ottobre, mi trovavo a Pechino, e mi alzai alle quattro del mattino per poter raggiungere in pulmino il sito della muraglia a novanta chilometri di distanza dal centro.
Volevo arrivare presto perché la luce per le foto è migliore, ma scoprii che il beneficio più grande fu essere totalmente solo per tutta la mattina su quella costruzione, assurda e senza tempo, a guardare la Cina da una parte e le steppe eurasiatiche dall'altra. Dal vivo il paesaggio era da mozzare il fiato. La sensazione di quella inesplicabile grandezza era invece la stessa di quando a volte, nei pomeriggi di primavera, osservo solitario le nuvole bianche che si spostano sul cielo azzurro, sdraiato su un prato della collina torinese.
 
Mauro Villone


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