OLTRE LE REGOLE

L'altro lato della guerra

Il sergente William Montgomery è un eroe di guerra ormai prossimo al congedo, particolarmente conosciuto per le imprese compiute sul campo di battaglia. Tornato in patria, gli viene affidata un’ultima, conclusiva missione, per poi lasciarsi l’esercito definitivamente alle spalle. Niente di pericoloso o mortale. La missione è apparentemente semplice e non comporta danni visibili: Montgomery viene trasferito al reparto “notificazione vittime”. Con lui il capitano Tony Stone, ormai da anni nell’ambiente, suo capo e suo maestro. “Gli angeli della morte”, così li chiamano. Il loro compito è quello di comunicare alle famiglie delle vittime la dipartita dei loro cari. Un lato della guerra di cui forse non si era mai parlato.
Realizzare un film sulla guerra è una sfida non facile: è grande il rischio di cadere nel banale, misurandosi con un tema così inflazionato. Ma il regista israeliano Oren Moverman, al suo esordio dietro la macchina da presa, si è dimostrato all’altezza del compito: il successo di “Oltre le regole” è dato infatti dalla mancanza, assolutamente inedita nel suo genere, di vere e proprie scene di guerra sullo schermo. Al centro della pellicola vi è il dramma psicologico vissuto dal soldato Montgomery e dal suo collega. Un dramma psicologico particolarmente intenso, causato dal formarsi di un nuovo punto di vista. Quello di due uomini che non hanno più parte attiva negli orrori della guerra, che non la vivono più da protagonisti, ma che sono costretti ad affrontarla da spettatori passivi, impotenti di fronte al destino. E a contatto con il profondo dolore avvertito dalle persone, le reazioni dei due sono molto diverse tra loro: l’ufficiale Stone si dà all’alcool e finge una cinica, implacabile, indifferenza. Elabora un rigido codice comportamentale che impone una distanza fisica ed emotiva e non lascia spazio alla commozione (“I soldati muoiono ed è un cazzo di shock. Siamo in guerra, ma che si aspettavano?”). Il sergente Montgomery non riesce a mantenere il distacco impostogli dal regolamento e rimane ogni volta profondamente e sensibilmente scosso. (“Vuoi farlo tu al posto mio? Fallo, perché io non ne ho nessuna voglia. Va, suona alla porta e spezzale il cuore”).
La verità è che nessuno sa come reagire di fronte alla morte. Non esistono regole a cui attenersi e non esiste un comportamento standard a cui ci si deve uniformare. E in una società basata su regole comportamentali, la loro totale assenza genera conseguenze inattese. L’uomo non dispone degli strumenti necessari per affrontare la morte. La morte rappresenta sempre e comunque uno shock, talvolta irreversibile, da cui si esce profondamente cambiati. Una verità, questa, su cui il regista Moverman ha avuto più volte occasione di riflettere: la sua diretta esperienza del fronte - quattro anni in Israele - ha reso più realistica e più consapevole la realizzazione del suo primo lavoro. I risultati si sono immediatamente profilati: presentato nel 2009 al 59° Festival di Berlino, "Oltre le regole" ha conquistato l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura, ed è stato successivamente candidato a due premi Oscar. Il primo per la miglior sceneggiatura, che Moverman stesso ha scritto in collaborazione con Alessandro Camon, e il secondo per il miglior attore non protagonista, facendo riferimento all’impeccabile e toccante perfomance di Woody Harrelson (Tony Stone).

OLTRE LE REGOLE
(USA, 2009)
 di Oren Moverman
Durata: 105 minuti
Cast: Ben Foster, Woody Harrelson,
Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi, Lisa Joyce.
 
Laura Savarino


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