Innovazione o "aria fritta"?

La rivista Tecnica, nel numero 6 di giugno 2003, pone in posizione di rilievo un articolo intitolato "Promesse mantenute". Nella parte introduttiva leggo: "La Regione Lombardia si è assunta molto volentieri il compito di battistrada. A nome e per conto di tutte le altre regioni, rivendicando il ruolo di competenza delle regioni stesse anche nei confronti del governo e in particolare del Ministero della Sanità". Per inciso mi pregio far notare che "Regione" e "Lombardia" sono scritte con le iniziali maiuscole, mentre "governo" (riferito, è ovvio, a quello italiano) è riportato con l'iniziale minuscola, così come mi pare utile evidenziare che il Ministero viene menzionato con la obsoleta denominazione "della Sanità" e non con quella, più appropriata ed attuale, di "della Salute". Qualcuno dirà: inezie o, alla Totò, "quisquilie e pinzillacchere". Tutt'altro, protesto io, perché anche dalla forma, oltre che dalla sostanza, si misura il grado di rispetto che "taluni" nutrono nei confronti della massima istituzione nazionale: il Governo. Che, come si evince da queste piccole formalità, quegli stessi taluni mettono sotto i piedi fin da ora, prima ancora che si addivenga alla tanto controversa "devolution". Se si esamina la sostanza, la musica non cambia, anzi… Rileggo: "La Regione Lombardia si è assunta il compito di battistrada, a nome e per conto di tutte le altre regioni". A questo punto, ed a mio modesto avviso, dopo il sostantivo "regioni", sarebbe stato opportuno aggiungere un aggettivo qualificativo o, meglio ancora, esplicativo, come "italiane", per precisare che "tutte le altre", comunque, sono parte di una nazione chiamata ancora Italia! O no?

E, tuttavia, è errato affermare che la Regione Lombardia "si è assunta il compito a nome e per conto…". Molto meglio sarebbe stato sostenere che la Regione Lombardia si è "arrogata" il compito. La lingua italiana è bella proprio perché è multiforme, articolata, ricca di vocaboli diversi, per sfumature e per tipologie espressive, anche se, a volte, inconsapevolmente o volontariamente, taluni non adoperano quelli più appropriati alla circostanza. Infatti, mi piacerebbe chiedere alla Regione Lombardia perché si è fatta carico della incombenza di fare da battistrada. Qualcuno glielo ha chiesto? Le altre Regioni? I cittadini? Il Governo nazionale? A me risulta che nessuno di questi soggetti glielo abbia affibbiato, ergo, il gravoso compito di fare da "battistrada" non lo ha assunto ma lo ha (diciamolo, papale papale) unilateralmente usurpato, se n'è arbitrariamente appropriata, se l'è autoritariamente arrogato. Le velleità della Regione Lombardia non sono una novità, visto che si è cimentata anche in estemporanee iniziative di pseudo-politica estera, allorquando il suo Governatore ha ricevuto, motu proprio, rappresentanti di Governi esteri venuti in Italia (ripeto e sottolineo, in Italia) per discutere e cercare aiuto nel dirimere conflittualità di portata internazionale. Evidentemente Formigoni, invaghito di presenzialismo, tenta di strappare dalle mani di Bossi il vessillo autonomistico e si lancia a capofitto in ogni avventura che lo renda protagonista e gli dia visibilità in tutti i campi. Anche se si tratta di "aria fritta".

Andiamo , dunque, a vedere quale è questo ruolo di "battistrada" che la Regione Lombardia ha conquistato o, come dimostrato, si è arrogata. Un successivo paragrafo dell'articolo succitato sostiene che "il 16 maggio 2003 la Giunta Regionale della Regione Lombardia (si noti la bella espressione: Regionale della Regione), ha approvato lo schema di un progetto di legge regionale in materia di Polizia mortuaria. La Regione Lombardia ha intenzione di attuare la legge 130/01, che consente la dispersione delle ceneri dentro i confini regionali, la possibilità per i privati di gestire i cimiteri ma anche di realizzare e gestire delle case funerarie. Si tratta di un progetto esclusivo della Lombardia". (Strano che, mentre si ostenta la rappresentanza di tutte le regioni, si precisi la esclusività del progetto). Purtroppo il Governo italiano non ha dimostrato di sapere o volere rendere operativa la famosa legge 130 del 30/03/2001, che in gran parte esaudisce antiche aspettative dei cremazionisti, in quanto fissa tre cardini essenziali sulla materia specifica: 1) rende onerosa la cremazione a carico di chi ne fa richiesta, affrancando i Comuni da tale incombenza; 2) consente la dispersione delle ceneri o un diverso tipo di conservazione al di fuori dei cimiteri; 3) tutela gli iscritti alle Società di cremazione nel loro diritto ad essere cremati, anche a fronte di contrarietà degli aventi causa.

La legge di cui sopra fu promulgata, ma non è stata resa praticabile perché il Governo italiano, dopo averla emanata, ha "dimenticato" di redigere gli appositi decreti attuativi, la cui uscita era prevista entro i sei mesi successivi. Formigoni, piuttosto che sensibilizzare i suoi colleghi Governatori a fare opera di pressione sul Governo affinché colmasse la lacuna e rendesse percorribile una legge esistente, approfittando della "vacatio legis" ha impugnato la scure della frantumazione ed ha promulgato la "sua" legge lombarda. Che non si limita a dettare le norme applicative della citata 130, ma, pretestuosamente, estende la sua portata all'intera materia funeraria e cimiteriale. Una legge che dovrebbe cambiare tutto e, al contrario, non apporta alcun contributo innovativo sostanziale.

Un uomo politico del passato soleva sostenere che in Italia si fanno le riforme perché tutto rimanga inalterato. A me sembra che la Lombardia abbia recepito interamente la lezione. Ricordiamo il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti? Ebbe un grande successo e stravinsero i favorevoli alla abrogazione. Ebbene, con una formula diversa, i partiti continuano ad attingere cospicui fondi alle finanze statali. Ricordiamo il referendum sulla eliminazione del Ministero dell'Agricoltura? Anche questo ebbe successo, ma il Ministero non fu mai soppresso e sopravvive con la diversa denominazione di Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. E così via, si può continuare con altri esempi, come la responsabilità civile dei giudici, …

Infatti, se analizziamo la "nuova" legge regionale lombarda sulla Polizia mortuaria, non è difficoltoso scoprire che, a parte qualche dettaglio trascurabile, essa non contiene elementi di vero e significativo cambiamento. I richiami ed i riferimenti a leggi pregresse si sprecano. Le procedure, mutatis mutandi, restano più o meno invariate. Le norme del vecchio regolamento nazionale e di altre normative sanitarie a cui si richiama, riscritte e cambiate di posizione, si ripetono pedissequamente, identiche a se stesse. Di veramente nuovo vi è che concede la possibilità a cosiddette "associazioni riconosciute" ed agli "enti morali" di espletare l'attività funebre. E questo mi terrorizza!!! Il fenomeno delle Misericordie e delle Pubbliche Assistenze, nato in Toscana ed oggi inarrestabilmente proliferante nel resto della penisola, è e rimane una grossa spina nel fianco della imprenditoria privata. Se a questo aggiungiamo non meglio identificabili "associazioni riconosciute", la nostra catastrofe, già annunciata, è destinata a diventare ecatombe o, se preferite, sterminio di imprese.

L'altra novità è la previsione di demandare alle imprese funebri la verifica, meglio sarebbe dire l'autocertificazione, di conformità del confezionamento del feretro in relazione alla destinazione ed alla distanza da percorrere. E questo mi spaventa!!! Innanzitutto perché fra gli operatori funebri abbondano gli impreparati e gli incompetenti, che non hanno neppure mai letto il Regolamento di Polizia Mortuaria, e gli sprovveduti e gli improvvisatori che, per esempio, non sanno come si preparano un feretro e la relativa documentazione inerente la salma da sottoporre a cremazione; poi ci sono i tanti "furbi" e gli approfittatori che, pur sapendo e conoscendo norme e regole, complice la mancanza di controlli, eludono, e vieppiù eluderanno intenzionalmente, per tanti ovvi motivi sui quali in questa sede sarebbe lungo e inutile discettare.

Per quanto concerne la tanto agognata gestione dei cimiteri, la legge in questione testualmente, all'articolo 8, comma 3, prevede: "la gestione e manutenzione dei cimiteri può essere affidata a soggetti pubblici o privati". Può essere affidata a privati, non deve; e continua: "in caso che il gestore svolga anche attività funebre è d'obbligo la separazione societaria". Queste due enunciazioni stanno a significare che: a) la gestione rimarrà ben salda nelle mani dei Comuni e, forse, solo la manutenzione, più fastidiosa e niente affatto remunerativa, sarà scaricata sui privati; b) che, ove un impresario funebre acquisisca la gestione di un cimitero, lo deve fare sotto una diversa ragione sociale e separata gestione. Per quel che attiene al punto a) c'è da chiedersi: quale ente locale sarà mai disposto a rinunciare ad un pezzo del proprio feudo? Quale Sindaco abdicherà alla propria autorità su una parte del demanio comunale? Quale Assessore sarà mai disposto a cedere una porzione delle proprie competenze? E poi ci sarebbe da fare i conti con i sindacati della triplice, che difendono tutti i diritti acquisiti dagli imboscati e dagli scansafatiche! Sappiamo come si "ammazzano" di lavoro i dipendenti degli enti pubblici. Basta frequentare alcuni uffici (e noi lo facciamo quotidianamente) per constatarlo: scrivanie abbandonate, personale assente, stanze deserte con luci accese ed aria condizionata funzionante. Senza parlare dei "rientri" pomeridiani, di vero tedio per quei "poveracci" che non sanno come impiegare il tempo di intrattenimento obbligatorio sul posto di "lavoro"; meglio sarebbe lasciarli a casa! In una ipotetica capillare gestione privatistica, codesti stakanovisti del dolce far niente dovrebbero impegnarsi, lavorare, produrre e dare conto. Per quanto riguarda il punto b) mi consta che in un Comune del potentino (Regione che non vanta posizioni di avanguardia) un impresario funebre, in società con altri due soggetti privati, gestisce il cimitero del proprio paese e, a quanto mi è stato riferito, lo faccia in maniera del tutto autoritaria, unilaterale, penalizzante e discriminante nei confronti del suo concorrente diretto il quale, nonostante le reiterate proteste scritte e documentate, inviate alle competenti autorità, non riesce ad ottenere giustizia. È questo ciò che vogliamo? E poi, lo stratagemma, legalmente adottato, della separata gestione, fa perdere l'originaria connotazione di operatore funerario e, quindi, di naturale concorrente dei suoi tanto… "amati" colleghi? Anzi, a parer mio, chi, fra i grossi operatori funebri, ha le risorse per acquisire tali gestioni, azionerà tutte le armi di disturbo e di boicottaggio per creare difficoltà ai concorrenti piccoli, che saranno destinati a soccombere. Riflettendo su questa evenienza, immagino dietro le quinte delle alte sfere regionali lombarde, l'ispiratore o gli ispiratori (interessati) di questa norma micidiale che sembrerebbe fatta apposta per favorire i grandi e fornire loro gli strumenti "legali" per l'annientamento dei piccoli. Mi sembra di conoscerli, uno per uno, questi "magnati" nostrani, novelli business-man dei cimiteri, nei quali non mancheranno di innalzare templi di riconoscenza al loro unico dio "danè". E siccome in Lombardia, come nel resto dell'Italia, i grandi che potrebbero accedere a gestioni dei cimiteri sono pochissimi ed i piccoli, invece, moltissimi, è fuori dubbio che i pochi fagociteranno i molti.

Sono questi i risvolti occulti (ma non troppo) della sbandierate innovazioni. È questa l'altra faccia della tanto strombazzata legge regionale lombarda che, come di solito avviene in Italia, intende cambiare, per concludere che è meglio lasciare tutto come è, se non peggiorare! L'unica cosa vera e certa è che le istituzioni non rinunciano a mettere le loro grinfie sulle nostra attività, a tenere sotto controllo il nostro comparto. Leggiamo a tal proposito, il comma 3 dell'art. 7: "per poter svolgere l'attività funebre è necessaria autorizzazione del Comune ove ha sede l'impresa, società, consorzio o associazione, rilasciata sulla base del possesso di requisiti stabiliti con apposito provvedimento regionale". Quali saranno tali requisiti? Raccomandazioni, comparizie, amicizie, interessi elettoralistici, oppure comprovata moralità ed accertata professionalità?

Il decreto Bersani ha prodotto guasti immensi, fornendo a tutti l'accesso a qualsivoglia attività commerciale, compresa la nostra, ma i danni della sottomissione a politici e burocrati di secondo e terzo livello sono e saranno di gran lunga peggiori.

Unica nota positiva, forse, la possibilità di istituire e gestire case funerarie. Ma anche qui il punto interrogativo è d'obbligo. Come saranno strutturate? Saranno soltanto sale di commiato o anche sale attrezzate, dove si potrà praticare la vera tanatopraxia? Se così è, l'imprenditoria funebre ha le propedeutiche basi conoscitive sanitarie, biologiche, patologiche, per attuarla? Se così non è – e la casa funeraria lombarda sarà una semplice sala di commiato o di sosta – ebbene, un prototipo di tal fatta è stato già realizzato da circa due anni a Corato (grosso centro in Provincia di Bari), senza che, per ciò, la Regione Puglia abbia dovuto promulgare una legge ad hoc, ma semplicemente autorizzandola sulla scorta della normativa vigente. Se si ha la pretesa di essere degli innovatori apripista, si dovrebbe cominciare a parlare di case funerarie attrezzate, con laboratori dove personale seriamente abilitato a livello paramedico possa effettuare ricostruzioni di salme accidentate e altri trattamenti specifici, così come bisognerebbe avere il coraggio di avanzare proposte alternative e tecniche di avanguardia come, per esempio, l'uso di cofani in cartone pressato o altro materiale similare biodegradabile (già in voga in altre Nazioni) per le salme da sottoporre a cremazione (con notevole risparmio per l'utenza), nonché di cofani multiuso, da concedere a noleggio e riutilizzare in molteplici occasioni, e così via dicendo. Inoltre, se si ha la pretesa di autodefinirsi innovatori, perché non pensare ad una rigorosa selezione dei soggetti che intendono intraprendere l'attività funeraria, basata non su fandonie, tipo l'accreditamento o il possesso di carri funebri e la disponibilità di personale (che insieme al magazzino dei cofani, agli addobbi e altre attrezzature espositive e sanitarie sono basilari), bensì sulla reale e comprovata professionalità? Perché non ipotizzare una preparazione culturale adeguata, a livello superiore, senza escludere la contiguità di spiccate doti morali ed etiche? Perché non riprendere in esame l'antico progetto del contingentamento delle licenze che, se pure adottato in ambito regionale, darebbe i suoi frutti? Perché non rispolverare l'ipotesi della istituzione di albi professionali, anche se regionali? Perché non imporre per legge il rispetto del codice deontologico? Tutti fattori, questi, che consentirebbero di escludere dalla professione chi si macchiasse di vistose inadempienze! Niente di tutto ciò si concretizza, per continuare a correre dietro alla "aria fritta"!

Del resto battistrada può essere inteso chi individua un nuovo percorso, ma anche chi batte la vecchia strada. E forse l'articolista di Tecnica a quest'ultima formulazione voleva fare riferimento.

La conclusione è che eravamo schiavi della burocrazia unica nazionale; d'ora in poi saremo schiavi di venti burocrazie regionali, capaci di produrre un sacco di assurde invenzioni e complicazioni per il nostro lavoro.

È sufficiente dare uno sguardo al n. 9 de l'Informasoci della Feniof, sul quale sono state elencate le regioni che già hanno assunto dei provvedimenti che ci riguardano. E sono: l'Abruzzo, la Liguria, il Piemonte, la Campania, la Lombardia, la Toscana, l'Umbria ed il Veneto. A quando le altre ?
Dall'Italia in frantumi ne sortiranno delle belle!!!

La dottrina del localismo è riuscita a fare molti proseliti perché la devoluzione consente a tutte le mezze cartucce di periferia di conquistare la loro fettina di notorietà.
Non resta che attendere l'istituzione di piccoli eserciti regionali e lo scoppio di guerricciole fratricide per far felici i fanatici propugnatori di cotanto…progresso!
 
Alfonso De Santis
Alfonso De Santis, impresario funebre in pensione, è autore di un libro che tutti gli operatori del settore dovrebbero leggere, "Il dito nella piaga". Una raccolta di 15 racconti, coinvolgenti e divertenti, tutti ambientati nel comparto funerario, ai quali seguono aneddoti e riflessioni personali sulla morte (224 pagine, copertina cartonata rigida).
Il libro è in vendita al prezzo di 10 euro, spese di spedizione comprese.
Le richiesta vanno indirizzate all'autore:
Alfonso De Santis – via della Repubblica n. 24 – 71100 Foggia
telefono e fax 0881/776536 – cellulare 368 7148526



Che le pagine di Oltre Magazine siano aperte a tutte le opinioni, senza preclusioni o censure, lo andiamo ripetendo fin dal primo numero della nostra rivista. Che le diversità di opinione debbano non intaccare antichi e profondi sentimenti di amicizia e di stima lo crediamo per davvero. Questa volta ci permettiamo di non essere d'accordo con l'intervento dell'amico De Santis che, come sempre, ha espresso il proprio pensiero con enfasi e determinazione, lasciando trasparire, però, una ‘irritazione' ed un ‘pessimismo' che francamente ci sembrano eccessivi.
Condividiamo pienamente l'invito al legislatore a voler tenere nella massima considerazione la "reale e comprovata professionalità", la "preparazione culturale adeguata", la "contiguità di spiccate doti morali ed etiche", il "rispetto del codice deontologico". Non ci addentreremo in una analisi tecnica dei contenuti del Progetto di Legge della Regione Lombardia lasciando ad altri, certamente più esperti di noi, la possibilità di controbattere le osservazioni di un "vecchio saggio" (detto con il massimo rispetto) del settore. Vogliamo però invitare l'amico Alfonso a non lasciarsi andare a facili considerazioni qualunquistiche (sulla inettitudine dei funzionari pubblici, sull'ingordigia dei grandi operatori, sulle raccomandazioni, le comparizie, le amicizie, gli interessi elettorali) probabilmente suggerite da antiche amarezze, e a voler vedere l'iniziativa della Regione Lombardia per quello che, a nostro avviso, è per davvero: una operazione non arrogante, ma intelligente ed innovativa, che ha impresso una brusca accelerazione alla riforma del settore, stimolando il Governo centrale e gli altri Enti Locali a voler finalmente considerare con sollecitudine quanto, da troppo tempo, tutti noi attendiamo.
Il dibattito è aperto!
c.p.

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