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Il lungo addio a Sua Maestà

Il tributo del mondo all’ultima grande regina, intramontabile icona del nostro tempo, destinataa lasciare un profondo segno nella storia.

"London Bridge is down" (Il Ponte di Londra è crollato). Con questa frase in codice lo scorso 8 settembre, è stata comunicata al Primo Ministro inglese la morte della regina Elisabetta II, seguita poi dall’annuncio ufficiale “The Queen died peacefully at Balmoral this afternoon” (la Regina è spirata serenamente a Balmoral questo pomeriggio).

Che la sovrana, novantaseienne, non fosse più in buona salute non era certo un segreto, ma nessuno si aspettava una accelerazione così repentina, dal momento che solo tre giorni prima era stata filmata mentre conferiva l’incarico alla premier Liz Truss. Pare sia stata una accidentale caduta a porre fine alla sua lunga vita, una notizia mai confermata, ma nemmeno mai smentita. L’annuncio della sua scomparsa è stato uno shock non solo per il popolo d’Oltremanica ma per l’intero pianeta.
Ma chi era e cosa ha rappresentato la Regina Elisabetta II per la Gran Bretagna e per il mondo?

Regina per caso

Elizabeth Alexandra Mary Windsor nasce il 21 aprile 1926, primogenita del Duca di York e nipote di Re Giorgio V, alla cui morte, avvenuta nel 1936, gli succede il figlio maggiore (zio di Elisabetta). Tuttavia, quest’ultimo si vede costretto ad abdicare per potersi unire in matrimonio con la pluridivorziata americana Wallis Simpson, rinunciando così ai suoi titoli. Non avendo figli, la successione passa di diritto al fratello Albert (il padre di Elisabetta) incoronato con il nome di Giorgio VI. Elisabetta diventa quindi la prima in linea di successione destinata al trono.

Nel 1940, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, la quattordicenne Elisabetta tiene il suo primo annuncio radiofonico, un incoraggiamento ai bambini evacuati e separati dalle famiglie per evitare i bombardamenti delle città. Nel febbraio 1945 partecipa in prima persona alla guerra unendosi al Servizio Ausiliare Territoriale.
Nel 1947 sposa il principe Filippo da cui avrà quattro figli: Carlo, Anna, Andrea ed Edoardo. Nello stesso anno Elisabetta compie la sua prima visita ufficiale, accompagnando i genitori in Sudafrica. Qui, nel giorno del suo ventunesimo compleanno, rilascia un discorso radiofonico in cui dichiara il suo impegno a dedicare la propria vita al servizio dell'Impero.

Ed è sempre durante un viaggio ufficiale, questa volta in Kenya, che apprende della morte del padre, diventando così all’età di 25 anni Regina del “Regno Unito, Canada e altri Territori, Capo del Commonwealth e Difensore della fede”.
L’incoronazione avviene nell'Abbazia di Westminster il 2 giugno 1953, con una pomposa cerimonia trasmessa per la prima volta in televisione. “Non posso governare, ma posso fare qualcos’altro: darvi il mio cuore”, dirà durante il discorso ufficiale. Ed è con questo solenne impegno che ha inizio il regno più lungo della storia inglese, secondo al mondo solo a quello di Luigi XIV, il “Re Sole”, che però – va detto – fu messo sul trono a soli 5 anni!

Il Regno

Elisabetta II è stata un esempio di devozione e di impegno. Sempre sopra le parti, come richiesto dalla costituzione britannica, la sovrana ha regnato, non governato: per questo è riconosciuta come la regina di tutti, un simbolo di unità nazionale, il faro verso cui volgere lo sguardo nei momenti più bui. Il suo non schierarsi o esprimere giudizi le ha consentito di assolvere al suo ruolo di “consigliare, incoraggiare e avvertire”. A parte il tradizionale messaggio per gli auguri di Natale, raramente si è rivolta alla nazione. Lo ha fatto solo sei volte, in occasioni gravi come la guerra in Iraq o la morte della principessa Diana e, l’ultima, durante la fase più acuta del Covid.

Sono stati lo spirito di abnegazione, il forte senso di autocontrollo, il saper anteporre sempre l’interesse pubblico, nonostante una vita privata non propriamente serena, a fare di lei una straordinaria monarca.
Fin dall’inizio del suo regno ha dovuto affrontare sfide epocali: il dopoguerra, la decolonizzazione di molti territori, le grandi trasformazioni sociali ed economiche degli anni ’50 e ’60, e poi le contestazioni, i conflitti nell’Irlanda del Nord, la guerra nelle isole Falkland, il referendum di separazione della Scozia, la Brexit, per non citare le movimentate vicende della casa reale… In questo mare in costante tempesta la sovrana è riuscita a infondere al Paese un senso di stabilità e a traghettarlo nell’era moderna, con uno spirito di continuità, adattando la monarchia ai tempi attuali.

Di lei ricordiamo soprattutto il suo sorriso, persona formale ma allegra e con un grande senso dello humor. Regale nei momenti giusti ma vicina alle persone e per questo, così popolare e così amata.

Qualche curiosità

Innanzitutto i numeri, che, manco a dirlo, sono da record. Nei suoi 70 anni di regno, celebrati con il “Giubileo di Platino” solo tre mesi prima, Elisabetta II ha conosciuto 14 presidenti statunitensi (da Eisenhower a Biden), oltre ad un’infinità di capi di stato di tutto il mondo, ha conferito l’incarico a 15 primi ministri (da Winston Churchill a Liz Truss), ha visto salire al soglio pontificio 7 papi, ha viaggiato in 120 Paesi per oltre 270 visite ufficiali e ha preso parte a centinaia di migliaia di cerimonie. Padrona di casa d’eccezione, ha ospitato a Buckingham Palace più di 50.000 persone ogni anno. È stata interpretata in circa 100 produzioni tra film e serie televisive. L’effige del suo volto compare sulle banconote di ben 35 Paesi del mondo. Un regno da guinness dei primati anche per il suo matrimonio con il principe Filippo, durato 74 anni.

Non tutti sanno che, nonostante guidasse l’automobile non aveva la patente come d’altro canto non aveva il passaporto. Questo perché tali documenti vengono rilasciati a sua firma e quindi certificare se stessa non avrebbe avuto senso. Non si è mai fatta intervistare con l’unica eccezione nel 2018 quando, in occasione del 65° anniversario della sua salita al trono, ha rilasciato un’intervista alla BBC.

Sua Maestà festeggiava due compleanni: il 21 aprile, giorno effettivo della sua nascita, in forma privata, e poi a giugno con una celebrazione pubblica. Tradizione che risale ai tempi di re Edoardo VII, che spostò la sua data natale dal mese di novembre alla primavera per assicurarsi maggiori probabilità che i festeggiamenti potessero svolgersi con il bel tempo.
Amava la vita all’aria aperta; per questo era solita trascorrere i periodi di riposo nel castello di Balmoral, tra i boschi e le lande della Scozia. Aveva un’autentica passione per i cavalli ed era una amazzone provetta (ha montato il suo fell pony fino all’anno scorso). Allo stesso tempo nutriva un grande affetto per i cani, in particolare quelli di razza corgi, da cui non si separava mai. Pare che a palazzo ci fosse uno chef addetto esclusivamente alla preparazione dei loro pasti.

Ed infine come non parlare del suo guardaroba dallo stile unico e inconfondibile? Tailleur dalle tinte pastello con cappellino e guanti coordinati, accompagnati dall’immancabile borsetta e scarpe nere erano il suo tratto distintivo. L’uso dei colori è la caratteristica più peculiare, tanto che, per celebrare i 60 anni di regno, Pantone le dedicò uno speciale campionario in cui era rappresentata ogni tonalità di abito che fino ad allora aveva indossato. C’è chi dice possedesse oltre 2.500 copricapi, e non era raro che il cappellaio di corte li rimodellasse per essere usati nuovamente. Un discorso particolare lo merita la borsetta, perché non era solo un accessorio, ma un vero e proprio mezzo di comunicazione: il modo di portarla, di muoverla o di appoggiarla rappresentava spesso un messaggio in codice per il suo staff.

I giorni del dolore

La morte della regina Elisabetta ha scosso il mondo e ha gettato il suo Paese nello sconforto. Le manifestazioni d’affetto sono iniziate non appena è stato dato l’annuncio che le sue condizioni di salute erano critiche. Una folla si è immediatamente radunata, nonostante la pioggia, davanti a Buckingham Palace così come pure ai cancelli del castello di Balmoral, in Scozia, dove si trovava al momento del decesso.

Dalla sua morte al funerale sono trascorsi dieci giorni di lutto e di cordoglio in cui abbiano assistito ad un incessante flusso di emozioni, di omaggi floreali e di toccanti messaggi. E poi quelle strane coincidenze, interpretate come inequivocabili “segni celesti”: l’apparizione su Buckingham Palace di un doppio arcobaleno a pochi minuti dall’annuncio della morte, una nuvola con le sembianze del suo profilo, il cielo coperto sopra Edimburgo che al passaggio del corteo funebre si squarcia e fa cadere un raggio di sole proprio sopra al feretro. Normali fenomeni atmosferici? I sudditi di sua maestà non hanno dubbi: “ha voluto farci sapere che è arrivata, che ci ama e che andrà tutto bene!

Il protocollo funebre

La gestione della dipartita e delle esequie della Regina erano state studiate da tempo nei minimi dettagli, avvalendosi anche del contributo della stessa monarca.

Così come in vita, anche da morta Elisabetta II ha affrontato diversi viaggi. Il fatto che il decesso sia avvenuto in Scozia ha fatto scattare "l'operazione Unicorno", che ha previsto l’allestimento della camera ardente a Holyrood House, vicino al parlamento scozzese di Edimburgo, e successivamente il trasporto del feretro nella cattedrale di St. Giles. Solo il 13 settembre, con un volo speciale della Royal Air Force, le sue spoglie mortali hanno raggiunto Londra, per trascorrere simbolicamente l’ultima notte a Buckingham Palace. Il giorno successivo la bara è stata nuovamente trasferita nel palazzo del Parlamento, nella Westminster Hall, dove ha potuto ricevere il tributo di una moltitudine impressionante di persone, che hanno affrontato file chilometriche con estenuanti ore di attesa pur di dare l’ultimo saluto alla loro amata regina.

Terminata la cerimonia nell’abbazia di Westminster, il feretro ha continuato a viaggiare accompagnato in processione a Wellington Arch per raggiungere successivamente con l’autofunebre il castello di Windsor, dove la sovrana è stata sepolta.

Dal punto di vista organizzativo tutto è andato per il meglio, con un’unica piccola polemica relativa al carro funebre utilizzato in Scozia che non era di una casa automobilistica inglese, come avrebbe richiesto la tradizione, e che inoltre mostrava il logo dell’impresa funebre, fatto ritenuto una autentica caduta di stile.

L’impresa funebre

Sono due in realtà le imprese che si sono occupate della morte della Regina. La Leverton & Sons è l’agenzia funebre ufficiale della famiglia reale, ma per tutte le fasi che si sono svolte in Scozia si è avvalsa della collaborazione della William Purves.

Sono entrambe aziende storiche. La Leverton & Sons è stata fondata nel lontano 1763 dal falegname John Leverton e ha incominciato a servire la famiglia reale nel 1991. Come hanno spiegato al Daily Telegraph, il loro rapporto si basa sulla fiducia, non esiste un contratto scritto. Sono già diversi i decessi blasonati di cui si sono presi cura: quello della principessa Diana, della regina madre e della principessa Margaret, della baronessa Thatcher ed infine, lo scorso anno, del principe Filippo.

Una lunga tradizione nel settore contraddistingue anche la William Purves, le più antiche pompe funebri indipendenti della Scozia, giunte oggi alla quinta generazione. Anche in questo caso il fondatore William Purves, che ha dato il nome all’impresa, all’inizio dell’attività si occupava principalmente della realizzazione di mobili.

Il feretro

Molte sono le curiosità che riguardano il cofano destinato alla regina. Non si sa chi l’abbia costruito. Alla Leverton & Sons hanno affermato che era stato loro fornito già da diversi anni. Si sa comunque che è stato realizzato seguendo un preciso disciplinare che caratterizza le bare reali o di alcuni grandi personaggi pubblici. Innanzitutto la scelta del materiale: il legno utilizzato è di quercia inglese, più pregiato e più resistente rispetto a quello di quercia americana, normalmente impiegato per le casse in massello. Poi il rivestimento in piombo, necessario per preservare il corpo più a lungo. Con queste caratteristiche il peso arriva a circa 100 kg, ragione per cui sono stati necessari otto portantini ben allenati. Anche il coperchio è stato creato ad hoc per contenere accessori di inestimabile valore.

Il cofano è stato poi avvolto nello stendardo reale, il vessillo suddiviso in quattro quadranti, ciascuno dei quali rappresenta una della quattro nazioni che insieme formano la Gran Bretagna. In cima i simboli per eccellenza della monarchia: la corona, lo scettro e il globo d’oro sormontato dalla croce, che raffigura il ruolo di difensore della fede del monarca.

Anche il cuscino floreale è stato composto rispettando una precisa simbologia e i desideri espressi a tal proposito dalla stessa sovrana.
Tra le rose, le dalie e le ortensie spuntavano rametti di quercia, espressione di forza e tenacia, di rosmarino, che rappresenta la memoria, e di mirto, segno d’amore, perché proveniente dalla pianta cresciuta da un rametto che era nel suo bouquet da sposa. Tra i fiori, un biglietto con un messaggio personale del figlio Carlo.

Il funerale

Il 19 settembre si è celebrato il funerale nella Westminster Abbey, la cattedrale gotica che è stata sede dei momenti più importanti della vita di Elisabetta II: il suo matrimonio, l’incoronazione, l’addio all’amato consorte.

Un avvenimento epocale, l’evento mediatico più rilevante di sempre che si stima sia stato seguito nel mondo da oltre 4 miliardi e mezzo di persone. Una regia perfetta anche dal punto di vista televisivo con esclusive riprese dall’alto che ci hanno offerto uno sguardo su Londra davvero singolare.

Una cerimonia solenne che si è dispiegata nell’arco di 13 ore, scandita da momenti ben precisi e da rituali che affondano le radici nei secoli. Tutto è iniziato alle ore 6.30 locali quando è stata chiusa la camera ardente. Da qui, accompagnato da una banda di musicisti appartenenti a reggimenti scozzesi e irlandesi, il feretro ha raggiunto la chiesa trasportato su un antico fusto di cannone trainato da 142 marinai, una tradizione che risale al funerale della regina Vittoria quando i cavalli si imbizzarrirono e il compito fu affidato ai soldati. Durante il percorso il Big Ben ha battuto 96 rintocchi, uno ogni minuto per ogni anno della sua vita. Dietro al feretro i soli maschi della famiglia reale, con l’unica eccezione della figlia Anna, per espresso volere della Regina.

Portato a spalla da 8 artiglieri con movenze perfettamente coordinate, il feretro ha quindi varcato la soglia della chiesa accolto da un coro solenne ed ha percorso la navata tra ali di folla in cui spiccavano sovrani, capi stato e leader mondiali di circa 200 nazioni. Sono stati 2.000 gli invitati alle esequie reali: oltre ai vip erano presenti veterani delle forze armate, persone che hanno ricevuto medaglie al valore e una folta rappresentanza di medici e infermieri che si sono distinti per il loro impegno durante la pandemia.

La cerimonia vera e propria, condotta dal Decano di Westminster Jamie Hawkey, è durata esattamente un’ora, e si è chiusa tra la commozione generale con l’inno “God save the King” in omaggio al nuovo re Carlo III, a cui sono seguiti due minuti di silenzio.

E quindi un corteo pubblico ha accompagnato le spoglie della sovrana a Wellington Arch: ancora una volta una marcia misurata scandita nuovamente dai 96 rintocchi del campanile più famoso del Regno Unito a cui sono seguiti diversi colpi di cannone sparati a salve. Solo nel pomeriggio il feretro è giunto al castello di Windsor dove, oltre ad 800 ospiti scelti per una ulteriore commemorazione, l’attendevano anche i due cagnolini Muick e Sandy insieme ad Emma, il suo cavallo preferito. Il feretro è stato quindi calato nella cripta della cappella di San Giorgio a fianco del principe Filippo, in una cerimonia strettamente privata. A segnare la fine di tutto, le note di una cornamusa suonata dal pifferaio di corte che, allontanandosi piano piano dal luogo di sepoltura, ha fatto in modo che la musica si affievolisse progressivamente fino a cessare, creando un momento di grande suggestione.

La sicurezza

L’occasione che ha riunito un numero rilevante di capi di stato e di governo e che ha convogliato nella capitale inglese oltre 1 milione di persone, ha richiesto un ingente piano di sicurezza. È stata l’operazione più grande della storia del Regno Unito e sicuramente una delle più complesse e articolate che si siano mai viste. Sono stati 6.000 i militari coinvolti, 10.000 gli agenti di polizia, 36 i chilometri di transenne erette per delimitare la folla, giusto per dare qualche numero. Dal coordinamento dei vip, alla cura delle persone in fila per accedere alla camera ardente, fino alla gestione degli omaggi floreali, nessun dettaglio è stato tralasciato. Un modello di organizzazione ed efficienza impressionante a cui sicuramente il resto del mondo si ispirerà in occasioni così speciali.

La scomparsa di Elisabetta II segna inevitabilmente la fine di un’epoca e questo funerale così imponente e partecipato è stato il tributo ad una figura unica che occuperà un posto rilevante nella storia per essere stata l’ultima grande regina.
 
Raffaella Segantin

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