IL GUSTO DI UNA "GIUSTA" POLEMICA

Conobbi l'Ingegner Daniele Fogli nel 1983, a Bologna, in occasione di un convegno. Lo ho rivisto alla Fiera di Modena lo scorso anno, inglobati nella folla della primissima ora del primo giorno, in attesa di varcare i cancelli di accesso.

L'ingegnere sicuramente non si ricorda di me, oscuro impresario di pompe funebri, per giunta di una provincia del profondo sud. Ma io ero convinto, e lo ho sempre sostenuto, che Daniele Fogli fosse uno dei massimi esperti del settore funerario italiano, tanto che, negli scontri sostenuti, fra il '93 ed il '95, con gli spocchiosi burocrati del Comune di Foggia contro il rinnovo della privativa, lo ho spesso citato come esempio di persona qualificata, competente, attendibile e, soprattutto, obiettiva.

Temo proprio di dovermi ricredere dopo aver letto l'editoriale, pubblicato sul n° 4/2000 della rivista "I Servizi Funerari", che non so se definire risibile o allucinante.

Un preambolo pindarico per chiosare che:
1. le privative sono legittime nonostante il parere contrario dell'Antitrust e l'incontestabile anacronismo storico e socio economico;
2. il "diritto fisso" applicabile dai Comuni è altrettanto legittimo, nonostante le incongruenze legislative, chiaramente sottolineate dall'Antitrust, e nonostante significhi che i cittadini, già angariati da tasse e balzelli da vivi, lo dovranno essere anche da morti;
3. è in essere e perdura la confusione fra diritto di privativa e diritto fisso solo nelle associazioni rappresentative dell'imprenditoria funeraria privata (meno male che c'è lui ad illuminarci!);
4. vi sarebbe una contrapposizione fra Comuni ed imprese funebri private, in funzione di ben 100 miliardi annui, in gioco fra quelli e queste;
5. il decesso è inteso come "servizio" che va pagato dal fruitore (reputo il trapassato), dando per scontato che la titolarità di tale servizio appartiene ai Comuni, ai quali spetterebbe il compito, se non il dovere/diritto, di recuperare quote sempre maggiori dei servizi resi e quindi anche del servizio 'morte' (traduco: la morte è un "servizio" di proprietà dei Comuni che, dispensato ai cittadini, ha un costo che l'Ente Locale deve recuperare…!!! Forse, l'ingegnere confonde i defunti con quella che, al mio paese, viene definita "monnezza"!!!).

L'ineffabile ingegnere non smentisce la sua forma mentis di burocrate cresciuto ed indottrinato alla scuola della saccenteria e della tuttologia; il burocratichese non è solo una lingua, ma anche e soprattutto una scienza, una filosofia, l'espressione unica e singolare di una casta di mezzemaniche che, annidata nei meandri dei palazzi del potere, quasi in combutta con belzebù riesce ad inventare regole, impedimenti, limitazioni e balzelli per colpire, quasi per punire, chi è impegnato nella società produttiva.

Se non ci fossero il suo nome e cognome sotto quell'editoriale, non avrei mai creduto che tali asserzioni fossero state scritte da Daniele Fogli. Fui, in concomitanza con la FENIOF (mi si scusi l'immodestia), l'artefice della crociata di libertà contro i monopoli comunali sui trasporti funebri, per avere presentato all'Antitrust, dopo averlo elaborato in maniera autodidattica, ricorso avverso la privativa reiterata nel mio Comune.

Sono colui il quale, per primo, ricevette ufficialmente il parere dell'Antitrust, che trasmisi alla FENIOF, ancora all'oscuro del conseguito esito vittorioso.

Sono uno di quelli che ha contestato e contesta la FENIOF per la remissività e la sudditanza psicologica con le quali ha partecipato alla trattativa per la stesura del nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria.

Sono uno dei pochi che ha sempre lottato per la emancipazione etica e socio culturale e per la massima professionalità dell'imprenditoria funeraria privata italiana, non solo in teoria ma praticamente, rifuggendo da tutti i loschi intrighi finalizzati all'acquisizione dei servizi. E voglio confutare le astruse teorie dell'ingegner Fogli.

1. l'Antitrust ha ritenuto che le privative sono in contrasto con la libertà di mercato e con la legge 142/90 (e questo, per lui, non ha valore);
2. l'Antitrust ha ribadito che i 'diritti' pretesi dai Comuni sono ingiustificati (e questo, per lui non ha senso). Signori dell'Antitrust, ma che ci state a fare ancora lì, abbarbicati alle vostre poltrone, a perdere tempo? L'ingegner Fogli ha decretato che è inutile, perciò tornatevene a casa!
3. variabile o fisso, di natura remunerativistica o amministrativa, il "diritto" reclamato dagli Enti Locali è pur sempre una imposizione onerosa, una gabella sulla morte, una schifosa gabella come tante altre in Italia, difesa da burocrati od ex burocrati di fervida fantasia, instancabili nell'inventare e tutelare tasse su ogni manifestazione di vita e…di morte! Ancora più schifosa perché applicata sul dolore dei cittadini! Una gabella che, per ovvie ragioni, non può costituire onere a carico del fruitore, ma ricade inevitabilmente su cittadini vivi e vegeti;
4. i servizi funebri costano cifre a volte iperboliche proprio per l'accanimento fiscale da parte dei Comuni. E' vergognoso che a Foggia si facciano pagare 250.000 lire per la concessione di una autorizzazione (si badi bene: un semplice atto autorizzatorio) ad installare un monumentino in marmo sul fosso, gratuito, nel quale è stata inumata una salma; così come è paradossale che per un trasporto funebre urbano lo stesso Comune abbia fatto pagare lire 1.322.500 (avete capito bene: unmilionetrecentoventiduemilacinquecentolire), di cui solo il 10% rimane nelle casse comunali ed il restante 90% va a rimpinguare quelle di una impresa privata;
5. è apodittico che le gabelle, ancorché gravanti sulle imprese funebri, si ripercuotano di fatto sui dolenti (a meno che le imprese non si trasformino in opere pie assistenziali);
6. se tutte queste odiose gabelle sulla morte venissero abolite, i servizi funebri potrebbero essere svolti a prezzi più equi e la morte non sarebbe più tanto…proibitiva!!!

E mi avvio a concludere, ingegner Fogli. Ero un impresario ligio e rispettoso dei più ortodossi canoni dell'etica professionale. Fui per anni elemento di spicco nella FENIOF, ho organizzato la prima mostra settoriale nazionale, nonché convegni e giornate di studio e di approfondimento sul DPR 285/90, ho viaggiato il mondo con la FENIOF, sono abbonato a tutte le riviste settoriali, che leggo ed approfondisco, ho elaborato in proprio (un avvocato mi chiese più di cinquanta milioni!!!) il ricorso che presentai, con successivo esito favorevole, all'Antitrust. Ho elencato tutto ciò non per indirizzarmi una inane folata apologetica, ma per farle comprendere che ero un impresario funebre preparato e qualificato.

Eppure, nella mia città, non ho mai svolto che poco più di 60 servizi all'anno, a fronte di una media di 1400 decessi, perché la corsa all'accaparramento, che ho sempre detestato, mi penalizzava rispetto a chi quella corsa praticava efficacemente.

Eravamo cinque imprese in città. Ora sono in pensione. Le imprese sono sedici e continuo a seguire, da dietro le quinte, l'attività espletata da uno dei miei figli, che nel 2000 ha svolto solo 40 servizi nel solco del tradizionale rispetto dell'etica professionale. Continuo a leggere e studiare, così come ho letto e studiato la bozza del nuovo R.P.M., licenziata da circa un paio d'anni dal Ministero della Sanità. Regolamento di cui lei auspica la rapida promulgazione, come tanti, compresa la FENIOF, e che invece, a mio modesto parere, non risolverà alcuno dei mali che affliggono l'attività funeraria.

Sui motivi di questo mio convincimento potrei continuare a scrivere per giorni, ma desisto, perché forse l'annoierei e perché solo il tempo potrà darmi ragione circa l'inadeguatezza nel perseguire quella spiccata professionalità che, sola, potrà avviare a soluzione taluni problemi. Uno dei rimproveri che continuo a muovere alla FENIOF è quello di non avere avuto il coraggio di abbandonare, protestando vibratamente, il tavolo delle trattative ministeriali allorquando i poteri forti, come li ha eufemisticamente definiti il buon Miazzolo, riuscirono a reintrodurre il famigerato e detestabile diritto fisso sulla morte.

E infine, ingegnere, lei afferma, nel citato editoriale, che vi sia una sola strada per dismettere le privative, mentre ne elenca due. Ebbene, sappia che ce ne è una terza: ignorarla! Uscire con i propri carri funebri, effettuare liberamente i trasporti in barba alla privativa, rischiando e trascinandosi un contenzioso giudiziario che si perderà nel tempo, infischiandosene di verbali e contestazioni così come abbiamo fatto a Foggia. E abbiamo vinto sulla spocchiosità dei burocrati, debellando di fatto il monopolio della privativa comunale tuttora vigente, anche se solo in maniera virtuale. Un solo rammarico mi angoscia: avere tanto combattuto e rischiato in prima persona per regalare su un piatto d'argento la libertà operativa a taluni irriconoscenti, immeritevoli, figuri che, purtroppo per me, non posso non annoverare fra i miei ex colleghi.
 
Alfonso De Santis

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