GRANOTURCO E IDOLI DI TERRACOTTA

Elemento fondamento della vita dei Maya, il mais veniva lasciato al defunto per il viaggio nell´aldilà.
Nella nuova vita lo accompagnavano anche oggetti personali, strumenti di lavoro e ornamenti.
Ma i funerali erano diversi a seconda delle classi sociali.
Il mondo fu generato da un seme di mais. Così, per gli antichi Maya, tutto ebbe inizio. Poi gli dei crearono l´uomo, dapprima di terra, ma senz´esito, quindi di legno: ma questi uomini furono distrutti, perché privi di cuore e di cervello ed i superstiti dettero vita alle scimmie.

Allora anche gli uomini vennero modellati con il granoturco. Oltre ad essere composti di mais, nel corpo degli esseri umani scorreva il sangue degli dei. Nella civiltà delle monumentali piramidi a gradoni, fiorita dal 300 al 1400 nel territorio dell´odierno Messico meridionale e del Guatemala, era proprio il mais la principale risorsa e veniva seminato tre volte l´anno: per questo i Maya avevano sentito l´esigenza di ideare un calendario molto preciso e si erano dedicati allo studio della matematica e dell´astronomia.


Mais per tutti i defunti, ma sepolture per classi
Proprio perché elemento fondamentale di tutta la loro esistenza, fonte di vita e di sostentamento, questo popolo aveva l´usanza di lasciare al defunto del mais. Così, quando una persona moriva, i Maya innanzitutto procedevano alla pulitura del cadavere, poi riempivano la sua bocca di questo prezioso alimento. Di solito i corpi dei defunti venivano sotterrati all´interno della casa, in posizione accovacciata. Spesso le persone più umili seppellivano i loro morti in grandi cumuli artificiali, poco elevati, di terra battuta. All´interno di questi ammassi di terra venivano posti anche più di cinquanta individui. Per le classi più ricche e importanti, vi erano usanze funerarie diverse. I cadaveri venivano avvolti in sudari di cotone e si deponevano in questo modo nelle tombe, che erano praticamente dei cumuli di terra, che contenevano una sola persona.
Tuttavia, per i defunti più agiati era preferita la cremazione, soprattutto nelle epoche più tarde della civiltà: le ceneri venivano racchiuse in grandi incensieri o in statue di terracotta che assomigliavano al corpo del defunto, che erano poi venerate dalla famiglia come idoli protettori della casa. Alle volte si conservava il cranio, sul quale veniva rimodellato, con un mastice speciale, il viso dello scomparso. I Maya credevano che dopo la morte la vita continuasse in un altro mondo: per questo, erano soliti posare nel luogo di sepoltura del defunto alcuni oggetti. Si trattava di utensili, suppellettili, che, nelle loro credenze, si sarebbero rivelati utili nell´aldilà. Anche qui, il corredo funebre era più o meno prezioso a seconda della condizione sociale della persona morta: quello delle classi meno agiate era di poco valore e consisteva in manufatti di rozza fattura, sia di ceramica che di pietra. Tutti i defunti venivano comunque accompagnati da idoli, perlopiù in terracotta, argilla e legno.


Il prezioso corredo dello sciamano
Dotati di particolari poteri, gli sciamani godevano presso i Maya di grande prestigio: curavano le malattie con sostanze medicinali e riti magici, praticavano l´estasi, accompagnavano le anime nel regno dei morti. Per questo, erano considerati tra le personalità più autorevoli e, quindi, anche i loro corredi funebri erano particolarmente sontuosi.
Oggetti di particolare ricchezza e rarità sono stati trovati in diverse tombe di sciamani. In particolare, si sono scoperti molti recipienti di conchiglie e frammenti di quarzo usati per le pratiche di profezia e di magia; gusci di tartaruga, simboli della superficie terrestre, utilizzati anche come strumenti musicali e, molto spesso, anche pezzi di piccole conchiglie con cui si costruivano gli specchi. Quale ornamento personale, agli sciamani erano invece lasciati dei vistosi gioielli decorativi, spesso di giada, armi di ossidiana e di selce e dei particolari spilloni, impiegati per i sacrifici rituali.


Divinità positive e negative, di vita e di morte
Dalle pianure del Peten e dello Yucatan, dove vivano, gli antichi Maya veneravano divinità che erano la personificazione delle forze naturali: il vento, la pioggia, il sole, la luna, la "forza" che fa germogliare il mais. Vi era una divinità per ogni aspetto della vita quotidiana e per ogni attività, dai guerrieri agli apicoltori, dai tatuatori ai cantanti.
Al di sopra di tutte era posto il dio solare Itzama, che con la moglie Ix Chel aveva generato tutti gli dei. Poi, tra le più importanti, Yunkaa il dio del mais e il dio Giaguaro, simbolo di potenza che, per le sue abitudini notturne e le macchie sul mantello, era associato all´oscurità: per questo era diventato il sole nascosto nella notte. Le divinità potevano avere sia aspetti positivi che negativi: ad esempio, Chac era il dio della pioggia, ma anche della grandine e dell´eccessiva umidità che poteva distruggere il granoturco.
Molti anche gli dei malefici, a cui si facevano risalire gli eventi negativi come il dolore, la carestia, la malattia e la morte.


Credenze e rituali
Il cielo era un serpente con due teste mentre la terra era il dorso di un coccodrillo che riposava in un lago pieno di gigli: la missione dei suoi abitanti era quella di nutrire gli dei. In particolare a Kukulkan, il serpente piumato, venivano dedicati anche sacrifici umani. E se il culto, dal 300 al 900, si limitava ad offerte di fiori, frutti, cani e tacchini, nei periodi successivi, la religione assunse un carattere piuttosto cruento. In appositi Pozzi dei Sacrifici, circa sessanta metri di diametro e profondi venti, si gettavano per gli dei oggetti preziosi, animali ed anche esseri viventi. Inizialmente le vittime erano dei criminali, poi si iniziarono a sacrificare prigionieri, schiavi e bambini orfani.
Attorno a questi luoghi, che erano delle vere e proprie mete di pellegrinaggi, i Maya chiedevano protezione agli dei, la pioggia per un buon raccolto, la vittoria di una battaglia. I riti erano celebrati dai sacerdoti, considerati i detentori delle conoscenze, soprattutto per quanto riguardava il calendario e l´astronomia. Per presiedere le funzioni, si dipingevano d´azzurro - a questo colore i Maya avevano associato i sacrifici - e indossavano vestiti di pelle di cervo, di giaguaro e di altri animali perché ritenevano che in questo modo si potevano trasformare in animali e assorbire le loro capacità: dalla forza del giaguaro alla vista dell´aquila.
Da ricordare, la più tipica cerimonia maya: il gioco della palla. Sport e rito sacro insieme, veniva effettuato su speciali campi in terra battuta, circondati da alti muri in pietra. La palla era di gomma, una sostanza usata come incenso e quindi ritenuta divina. I giocatori erano divisi in due squadre e dovevano passarsi la palla senza toccarla con mani e piedi, ma solo con gomiti, anche, cosce e ginocchia. Nella fase più antica della storia del popolo precolombiano era previsto alla fine il sacrificio della squadra perdente, che veniva immolata in onore del Sole.
 
Gianna Boetti

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