Suicidi per scelta

GASTON la via per la LIBERTÀ

La sua vicenda ha commosso tutti ed ha fatto il giro del mondo. Quella di Gaston è la singolare storia di una vittima dell'alluvione che, nel mese di agosto, ha investito l'Europa, travolgendo vite, pezzi di storia, capolavori d'arte, vicende personali e collettive. Gaston è una tenera foca di dodici anni, che non sopravvive al disastro.
E muore dopo la sua ultima, drammatica, estenuante nuotata. A causa dell'inondazione, fugge dallo zoo di Praga, in cui vive: qui, l'arrivo improvviso della piena della Moldava provoca la morte di un centinaio di animali, tra cui un elefante, cinque rinoceronti, un ippopotamo, un orso, un gorilla e molte decine di uccelli. Alcuni vengono soppressi anche dai sorveglianti, per non prolungare loro l'inevitabile agonia. Ma Gaston, no, pensa di trovare la via verso la libertà e riesce ad aprirsi un varco nel disastro. Vuole raggiungere altri lidi: forse già immagina quali.
Ma il destino evolve in maniera diversa da quello sperato. La sua odissea dura alcuni giorni. Nel frattempo, la Repubblica Ceca, duramente colpita dalle piene, segue con trepidazione la sua avventura. Gaston viene trascinata per circa 200 chilometri nelle acque della Moldava e dell'Elba prima di essere ripescata. Alla fine, viene recuperata davanti a Wittemberg, nella Germania orientale. Ma non ce la fa. E muore.
Gaston, acquistata da un uomo d'affari namibiano nel 1991 quando aveva appena un anno, sembra quasi decida di finire così. Di proposito. Se di fronte ad avvenimenti drammatici vede la possibilità di riconquistare la libertà, quando intuisce che quella è una impresa impossibile, preferisce lasciarsi morire. Capita, tra gli animali: quando per loro diventa impossibile vivere, allora è meglio scegliere di morire. Così, alle volte non esitano a "finirsi". Quasi come un ultimo grido di libertà. Gaston è solo la storia più recente.
Nell'estate del 1999, ad esempio, in Russia i delfini si suicidano per il caldo. Disperati, con un guizzo raggiungono il primo lembo di terra che trovano e si lasciano andare. Non resistono ad un clima così.
La Russia è infatti colpita, in quell'anno, da una ondata di caldo insolito che fa salire la temperatura al Polo Nord, rendendo meno gelida l'acqua del mare: un fatto per loro insopportabile. Molti si arenano così sulle spiagge del Mar Bianco: fuggiti dall'acqua, si buttano sulla spiaggia, dove muoiono. Per liberarsi da una condizione ormai impossibile da tollerare. Succede che anche le balene scelgono il suicidio. Un suicidio di massa, misterioso.
Qualche tempo fa, vengono trovati senza vita più di quindici esemplari sulle spiagge delle Bahamas, in una zona dove si stanno effettuando delle esercitazioni militari Usa basate sugli ultrasuoni.
Gli scienziati attribuiscono proprio a queste la ragione della strage. Anche se non è provato che esista un legame tra l'esercitazione e la morte delle balene, già alcuni anni prima si verifica un fenomeno analogo nel Mediterraneo: durante il test di un sistema sonoro subacqueo parecchie vengono ritrovate morte. Sembra che le balene siano particolarmente disturbate da questo tipo di suoni. Suoni così intensi che possono avere conseguenze molto pesanti per i mammiferi marini.
Che, per questo, preferiscono scegliere di morire, per evitare conseguenze troppo drammatiche alla loro esistenza. Per loro, forse, questa rimane l'unica strada verso la libertà.
 
Gianna Boetti


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