Futuri scenari della imprenditoria funebre italiana

Ecco cosa potrebbe succedere alle imprese funebri con l’attuale proposta di riforma volta a regolamentare il settore a livello nazionale.


In Commissione Affari Sociali della Camera è iniziato l’esame, in prima lettura, della riforma del settore funerario, a prima firma degli On.li Sara Foscolo e Giuseppe Bellachioma. Si è cominciato con l’abbinare due dei progetti di legge esistenti e, con tutta probabilità, si proseguirà tenendo presente anche altri precedenti progetti presentati alla Camera in questa materia, che in totale sono sette. Seguirà il rituale delle audizioni e poi la relatrice presenterà un testo unificato, su cui perverranno emendamenti in commissione e alla fine ci sarà una votazione per farlo passare all’esame dell’Aula. È questo il percorso che ci si attende in prima lettura. Poi, se ci saranno le condizioni, si andrà alla lettura del Senato.
Da almeno 25 anni le maggiori associazioni rappresentative delle imprese funebri stanno cercando di ottenere un riconoscimento specifico dell’imprenditoria funebre con legge dello Stato. Dietro questa meritoria aspirazione si cela anche la volontà di ridurre gli operatori esistenti, sostenendo la necessità che per operare debbano essere previsti specifici requisiti strumentali, formativi e di personale. È dall’eliminazione della famosa categoria merceologica XIV e dalle liberalizzazioni determinate dalle “lenzuolate” del Ministro Bersani, che obiettivo del settore è il riconoscimento con legge dell’impresa funebre.
In tutti i progetti di legge approdati nell’ultimo ventennio in Parlamento e con percorsi arenatisi dopo alterne fortune, il nodo principale è sempre stato quello della numerosità del personale occorrente affinché una impresa funebre possa essere formalmente riconosciuta come tale e di come contenere il numero di imprese autorizzate ad operare. Nel tempo è poi emersa, con sempre maggiore forza, l’esperienza dei “centri di servizi” o comunque di quelle imprese che a vario titolo forniscono ad altre mezzi e personale per il trasporto funebre (talvolta anche la bara “vestita”) e che sono spesso fornitrici anche dei requisiti per poter essere in regola con le norme regionali che, nel frattempo, sono state emanate.

Dalla originaria idea, cavallo di battaglia della Feniof, che l’impresa funebre dovesse essere strutturata
e quindi disporre autonomamente di sede, mezzi e personale in regola (almeno 1 direttore tecnico e 4 necrofori), il mercato ha visto affermarsi sempre più un modello diverso, che vede accanto a queste imprese (che si possono definire “strutturate”) altri soggetti, appunto i centri di servizio, che prestano ad imprese più piccole i propri requisiti per lavorare. In cambio i centri di servizio si avvalgono delle piccole imprese funebri per garantirsi il loro business effettivo e cioè la fornitura del trasporto funebre e, in diversi casi, la fornitura di casse e altri accessori necessari. Questa idea è stata portata avanti storicamente dalla Federcofit.

Negli ultimi tre quattro anni sono emerse istanze alternative a questi due modelli da parte di un numero sempre maggiore di operatori funebri di piccole dimensioni che non intendono fare il passo verso l’impresa strutturata non avendone i mezzi o la volontà, o non vogliono sottostare al penetrante potere dei centri di servizio.

Come spesso accade, anche in questo caso è il mercato a decidere quale sia la direzione di marcia prevalente. E così, a seguito di tendenze che provenivano da altri Paesi europei e dagli USA, si è sempre più diffusa la casa funeraria come luogo alternativo al servizio mortuario ospedaliero di partenza dei funerali la quale, nel tempo, è stata incapace di fornire servizi adeguati alle mutate richieste delle famiglie e degli operatori funebri. Anzi, i servizi ospedalieri, in parecchi casi, sono diventati essi stessi ostaggi di loro personale sanitario senza scrupoli - generalmente di camera mortuaria - che procaccia funerali all’impresa funebre che meglio li paga. Molti sono i casi, oggetto anche di recente di cronache giudiziarie, indipendentemente dalla latitudine in cui è collocato l’ospedale.

Se questa è la diagnosi, la terapia pensata dagli On.li Foscolo e Bellachioma è quella di portare all’estremo le tendenze di mercato attuale e di fare dell’imprenditoria funebre il perno su cui far girare l’intero servizio funerario italiano. Pertanto, con l’AC1143 le case funerarie diventano solo prerogativa dell’impresa funebre privata, e si candidano ad ospitare anche forni crematori.

Il disporre del rapporto privilegiato col dolente nell’immediatezza del decesso, fa dell'impresa funebre il canalizzatore ideale di ogni tipo di servizio collaterale, quindi l’apertura e chiusura di tombe e loculi (tolta ai servizi cimiteriali, come pure la gestione dei crematori), la scelta del marmista che di fatto diventa sempre più dipendente dal settore funebre, l’organizzazione rituale sempre più nella casa funeraria, vero e proprio sostituto per chi se lo possa permettere del servizio mortuario ospedaliero, che permane per chi non ha le risorse economiche per garantirsi un ultimo addio di classe.

Quel che la riforma del settore funerario sta cercando di ottenere è la riduzione significativa del numero di operatori funebri esistenti nel mercato italiano. Il motivo era e resta quello di creare le condizioni perché un’impresa funebre superi il cosiddetto break even point e quindi si garantisca il giusto utile.

Il progetto di legge targato Foscolo- Bellachioma ha anche un’altra chiave di lettura e cioè il ruolo dominante su tutti gli altri soggetti della filiera, dell’impresa funebre e del centro di servizi, chiamate nell’AC1143 imprese “ausiliarie”, che diventano accentratori dell’intero business di settore. Illuminante è questo passo del progetto di legge (comma 2 dell’articolo 5): “La programmazione territoriale di cui al comma 1 è definita dalle Regioni quali enti primari di programmazione, tenendo in considerazione il rapporto tra popolazione e numero delle sedi autorizzabili. La programmazione territoriale deve prevedere che, fatte salve le sedi dei soggetti esercenti le attività funebri già insediate alla data di entrata in vigore della presente legge e rispondenti ai requisiti ivi previsti, il numero delle sedi autorizzabili sia proporzionale al numero degli abitanti residenti nelle macroaree territoriali vaste e omogenee, anche extracomunali o interprovinciali, definite dalle Regioni in ragione di un’autorizzazione ogni 15.000 abitanti.”

Sulla base di questa programmazione, che si attiva all’approvazione della legge, gli attuali seimila operatori funebri registrati in Camera di Commercio (che tra l’altro hanno in diversi casi più di una sede) vedrebbero ridursi le sedi autorizzabili a non più di 4.032 per l’intero Paese, corrispondenti ad una media di 3,1 funerali/settimana e con un minor numero di sedi (rispetto alle imprese registrate in camera di Commercio nel 2017) di 1.948. E poiché ogni impresa funebre può avere anche più sedi, questo vuol dire una sforbiciata rispetto alle originarie 6.000 imprese a valori tra le 3.500 e le 4.000 imprese, poco più della metà dell’esistente.

Nella tabella in calce al presente articolo si potrà valutare la suddivisione territoriale massima, regione per regione, delle sedi, effetto dell’applicazione dell’art. 5 comma 2 dell’AC1143, nell’attuale formulazione. E se da un lato si dice che sono fatte salve le sedi dei soggetti esercenti le attività funebri già insediate quando la legge sarà approvata, dall’altro lato si specifica che devono essere rispondenti ai requisiti previsti nella legge stessa. E quindi ci sarà la gara dei piccoli operatori funebri, incapaci di fondersi con altri, a farsi dare i requisiti strumentali necessari per poter operare, chiedendoli alle imprese più grandi (le “ausiliarie”) e soprattutto ai consorzi di servizi, che potranno così dominare facilmente e con poco costo un mercato diventato di colpo ricco per legge. Ed ecco, allora, che la grande finanza potrà affacciarsi anche sul mercato italiano.
REGIONI COMUNI POPOLAZIONE IOF SEDI possibili +/- FUN/SETT
Abruzzo 305 1.315.196 224 88 -136 3,38
Basilicata 131 567.118 99 38 -61 3,29
Calabria 404 1.956.687 303 130 -173 3,08
Campania 550 5.826.860 451 388 -63 2,79
Emilia-Romagna 328 4.452.629 489 297 -192 3,31
Friuli-Venezia Giulia 215 1.216.853 102 81 -21 3,44
Lazio 378 5.896.693 503 393 -110 2,93
Liguria 234 1.556.981 144 104 -40 4,09
Lombardia 1.508 10.036.258 870 669 -201 2,86
Marche 228 1.531.753 193 102 -91 3,48
Molise 136 308.493 74 21 -53 3,53
Piemonte 1.181 4.375.865 537 292 -245 3,53
Puglia 258 4.048.242 376 270 -106 2,87
Sardegna 377 1.648.176 203 110 -93 2,93
Sicilia 390 5.026.989 484 335 -149 3,12
Toscana 273 3.736.968 276 249 -27 3,44
Trentino - Alto Adige 291 1.067.648 52 71 19 2,56
Umbria 92 884.640 88 59 -29 3,52
Valle D’Aosta 74 126.202 9 8 -1 3,5
Veneto 565 4.903.722 503 327 -176 2,91
ITALIA 7.918 60.483.973 5.980 4.032 -1.948 3,1
 
Daniele Fogli


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