A Lione dal 19 al 21 novembre

Funexpo 2010

Come accade ogni due anni, quelli pari, l’autunno ci ha portati in quella che i Romani chiamavano Lugdunum. I nostri antenati (riecheggiamo volentieri la prima frase dei libri di testo di storia degli scolaretti francesi che iniziano col famoso “Nos ancêtres les Gaulois”, i nostri antenati, i Galli; certo la cosa diventava un po’ buffa ai tempi del vasto impero coloniale transalpino quando tale enunciato veniva fatto proprio anche dai sudditi delle colonie africane, asiatiche o sudamericane, le Guyane) raramente sbagliavano quando si trattava di individuare i siti sui quali creare città destinate ad assumere in poco tempo un ruolo rilevante nel commercio e, con il prosperare di esso, nelle attività artistiche, culturali e via dicendo. La scelta si basava soprattutto sulla posizione geografica. Nel caso specifico Lione si trova in posizione strategica sull’asse di circolazione nord-sud in Europa. Situata al nord del corridoio naturale della valle del Rodano (le Rhône), tra le Alpi ed il Massiccio Centrale, relativamente vicina a città come Parigi, Ginevra, Torino, essa era destinata fatalmente a diventare un crocevia di grande rilievo commerciale. Infatti già nel Medioevo essa costituiva un centro fieristico tra i più importanti d’Europa divenendo successivamente, dal Rinascimento fino alla fine dell’‘800, un polo finanziario maggiore. La sua prosperità economica legata in un primo tempo al monopolio della seta venne successivamente assicurata dallo sviluppo dell’industria tessile e di quella chimica. Basti pensare al gigante Rhône-Poulenc nato nel 1928 dalla fusione tra la lionese Compagnie du Rhône ed il laboratorio farmaceutico parigino Poulenc Frères. Strano connubio, invero, fra due città tra le quali esiste un dualismo esasperato. Parigi sarebbe, citiamo il critico letterario Albert Thibaudet (1874-1936), la capitale della Francia, Lione quella della provincia. Ma il dualismo tra le due “capitali” (non dimentichiamo che in seno all’Impero romano Lione era la “capitale des Gaules”) copre tutti i settori di attività. Da quello medico, dove tra le scuole delle due città esiste una rivalità esasperata (che fortunatamente spinge ad un miglioramento continuo di entrambe; non a caso proprio a Lione il professor Jean-Michel Dubernard, medico e uomo politico già deputato all’Assemblée Nationale del quale abbiamo avuto il piacere e l’onore di essere soci in una avventura di strumentazione chirurgica rivoluzionaria, è stato il primo al mondo ad eseguire, assieme all’australiano di Sydney professor Earl Owen, altro carissimo amico, un trapianto di mano e qualche anno dopo il primo trapianto parziale di faccia), a quello sportivo, calcistico in particolare, dove la competizione tra la “o-elle” (l’Olympique Lyonnais) e il “pe-es-giè” (il PSG - Paris St. Germain) è di particolare attualità proprio mentre scriviamo, visto che le due squadre si incontrano fra pochi giorni. Senza dimenticare la gastronomia, per la quale i rodaniani rivendicano un primato che difficilmente i parigini potranno contestare. Alla confluenza tra Rodano e Saône sono nati cuochi immensi che hanno dato lustro alla cucina francese nel mondo intero. Ne citeremo due tra i tanti: Paul Bocuse, che nel suo tempio di Collonges au Mont d’Or ha scritto pagine gloriose del palato contemporaneo, e i fratelli Troisgros a Roanne dove, tra gli altri, ha soggiornato con profitto il famoso chef italiano Gualtiero Marchesi. Per la cronaca aggiungeremo che la figlia di Bocuse è andata sposa a Jean Jacques Bernachon (morto pochi mesi fa e figlio di Maurice fondatore dell’azienda) titolare, sul cours Franklin Roosevelt, di quel negozio che, da amatori di cioccolato, riteniamo essere il migliore al mondo dove approfittare di quel prezioso alimento. Il prodotto prediletto è il “palet” ricoperto da vera polvere d’oro! Insuperabile ed insuperato anche se mi viene detto che alcuni, avendolo provato in Italia, preferiscono certa produzione industriale standardizzata e dolciastra nostrana. “De gustibus non disputandum est”, però bisognerebbe anche che il gusto venisse educato. Sono le stesse persone che probabilmente preferiscono un formaggino o una sottiletta ad un parmigiano reggiano di Avanzini di Rivalta di Lesignano de’ Bagni o ad un caciocavallo di Franco Mariconda di Vallata (Avellino) o, ancora, un sublime pecorino di Mario Caggiano a Forenza (Potenza). Senza parlare della toma Arunda di Englmorn a Malles in Alto Adige.
Oltre alla cucina “siderale” esiste a Lione la tradizione dei “bouchons”, locali ad alto tasso di convivialità (gli amatori della tavola sono in genere socievoli ed allegri) dove la cucina, indubbiamente un po’ “sostanziosa”, rimane genuina e saporita. Per aiutarne la digestione consiglieremmo tra i rossi il poco conosciuto Saint Joseph (prodotto su una cinquantina di chilometri lungo la riva destra del Rodano da Chavanay in giù) e tra i bianchi l’insuperabile Condrieu, oro allo stato puro (del resto il solo vitigno ammesso è il “viognier doré”), prodotto sempre sulla stessa riva del fiume al di sotto della Côte Rôtie, altro santuario dei vini della côte du Rhône. Il problema del Condrieu è il prezzo. Tuttavia siamo dell’avviso che è meglio (o, in ogni caso, più gradevole) bere poco, ma bene, piuttosto che tanto se questo tanto è fatto di una abominevole “piquette” (termine francese per designare i vini vili e dozzinali). Il Saint Joseph viene spesso servito nel tradizionale “pot”. Il termine designa una bottiglia cilindrica da mezzo litro caratterizzata da un piede molto spesso (facilmente 4-5 centimetri) che permette al recipiente di mantenersi in posizione eretta malgrado gli urti che i commensali, man mano che il pasto progredisce (e con esso l’“arrosage”, l’innaffiamento), si suppone diano alla tavola a causa delle perturbazioni cinetiche dovute ai numerosi brindisi a Bacco.
Città gradevole, quindi, Lione anche per la bonomia dei suoi abitanti, molto diversi, anche in questo, dai loro compatrioti della capitale. Questi, che ben conosciamo vivendoci assieme da quasi trentaquattro anni, sono abitualmente di umore esecrabile, nervosi e scontenti in permanenza. L’unica cosa che accomuna le due città è il traffico. Semafori, incolonnamenti. Sembra che ogni tragitto debba durare una vita. Per fortuna che in entrambi i luoghi esiste una efficace rete di “metrò”. Purtroppo essa non giunge fino ad Eurexpo, il quartiere fieristico dove s’è svolta Funexpo, la fiera funeraria organizzata da una delle due federazioni più importanti del paese, la FFPF (Fédération Française des Pompes Funèbres), per la quale la manifestazione è estremamente importante nella misura in cui i proventi della stessa permettono di finanziarne l’attività. Come sempre l’organizzazione è stata eccellente. La dimensione rimane, se non sulla carta nei fatti, loco-regionale a somiglianza di altre manifestazioni organizzate nei paesi limitrofi. Gli espositori sono stati relativamente numerosi ed il numero di visitatori soddisfacente. Tra questi ultimi pochi gli stranieri se si eccettuano alcuni italiani, qualche spagnolo (essenzialmente i quadri del “Serveis Funeraris” di Barcellona) e tre serbi, il più piccolo dei quali era alto più di un metro e 90, che essendo in Francia per altri affari hanno approfittato dell’occasione per fare una capatina (non inosservata viste le dimensioni!) in fiera. Una menzione particolare va riservata all’amico Eduardo Vidal, Direttore Generale del Gruppo Memora, primo gruppo funerario iberico, che con giustificato orgoglio ci ha mostrato la foto del figlioletto di due mesi che sarà battezzato a Pescara, città di origine della mamma. A tutta la famiglia di Eduardo vadano le felicitazioni nostre personali e di tutti gli amici di Oltre Magazine con l’auspicio sincero che un futuro felice e prospero attenda il piccolo italo-spagnolo.
Tra gli espositori italiani ricorderemo Ellena e Biemme Special Cars ciascuno con i propri veicoli funebri. Anche Bosisio era presente tramite il distributore locale, così come Vezzani che ha proposto, con Alfredo presente, i suoi forni Ciroldi nello stand di FMI. A proposito di cremazione l’attualità di tale pratica risulta evidente dalla presenza di tutti i grandi nomi del settore. Per restare ai fabbricanti nazionali citeremo, oltre alla già menzionata Ciroldi, la Gem-Matthews bene in vista con Fabrizio Giust e Paul Rahill, il presidente della divisione cremazione della Matthews che avevamo visto poche settimane orsono a New Orleans in provenienza dalla vicina Florida dove vive in quel di Orlando. Gem è particolarmente soddisfatta dell’andamento delle proprie vendite visto che la sua espansione internazionale diventa sempre più consistente. Dopo una prima installazione in Francia (a Le Mans) l’azienda udinese, già presente in Polonia e in Belgio (dove un altro cantiere è previsto nel breve termine), si è introdotta anche sul mercato portoghese, a Lisbona. Il futuro si presenta quindi roseo per l’azienda friulana.
Tra gli amici francesi ricorderemo Maud Batut e Steve La Richarderie che conducono con mano esperta il mensile Réson@nce, pubblicazione faro del mondo funerario francese con la quale Oltre Magazine intrattiene da tempo ottimi rapporti di collaborazione, il Gruppo Roc-Eclerc presente al gran completo con uno stand estremamente accogliente e con la Presidente ed Amministratore Delegato Sandrine Thiéfine a fare personalmente gli onori di casa, la ATI produttrice di forni crematori che certamente vedremo a Bologna per Tanexpo 2012, la Frigomed nuovo “brand” del gruppo Facultatieve Technologies e tutti i più importanti fabbricanti di cofani e di accessori.
Tra i prodotti locali ci hanno particolarmente colpito le imbottiture della Velay Capiton, dai motivi ornamentali originali, e le realizzazioni dei diversi artigiani-artisti iscritti alla Camera dei Mestieri della Haute Vienne il cui capoluogo, Limoges, è la capitale mondiale della porcellana. Diciamo che rispetto alla monotonia dell’altra manifestazione francese ci è sembrato di percepire, a Lione, una ricerca, una voglia di proporre qualcosa di nuovo e dal contenuto estetico più valido. Sarà la vicinanza dell’Italia? Tra gli amici incrociati in fiera come non menzionare David Hyde che, accompagnato da Mirella Sartori e dal Chief Executive Officer della federazione britannica, il gioviale Alan Slater, si è dato molto da fare per promuovere la fiera che avrà luogo nel prossimo mese di giugno a Stoneleigh, nella sontuosa campagna inglese. Auguri a David e complimenti per aver risollevato una manifestazione che prima che lui arrivasse ha avuto una lunga e travagliata eclissi.
Non potremmo chiudere tale resoconto senza rallegrarci per il ritorno nell’équipe di Nara Stefanelli. Come avevamo sottolineato dopo l’esposizione bolognese, Nara si è trasferita a Lione per seguire Ivan. Tanto avevamo rimpianto la sua partenza quanto ci compiacciamo per il suo ritorno nell’équipe favorito dagli attuali mezzi di comunicazione che permettono di collaborare anche se fisicamente separati. Ragione di più per ritenere che ancora una volta, grazie al lavoro e alle competenze di tutti, Tanexpo sarà in grado di confermare il proprio primato a dispetto di tutti i millantatori velleitari che infestano tutti gli ambienti, compreso il nostro.
A tutti i lettori che ci amano e a quelli che ci denigrano vadano i nostri più sinceri auguri per le feste di fine anno con l’auspicio che il 2011 porti quelle soddisfazioni personali e professionali che ciascuno di noi attende per sé e per i propri cari.
 
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Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022