A Ourense, dal 23 al 24 novembre

Funergal 2012/03

Sugli 8.000 metri quadri, occupati da una buona ottantina di espositori, hanno trovato spazio anche altri settori merceologici. A cominciare da quello delle urne dove si è distinto il fabbricante basco Segi Hiru con i suoi modelli originali che nel 2014 riscuoteranno, ne siamo sicuri, un ampio successo a Bologna. Un capitolo a parte merita l’esposizione di sculture vitree inglobanti le ceneri dei defunti proposte dall’artista galiziana Julia Ares de La Coruña, autrice di numerose opere civili in tutto il Paese e nota a livello internazionale per il suo stile allegorico, elegante e vivace che le ha valso, tra gli altri, il Chairman Award del Royal Museum di Ueno (Tokio) ed il premio del Giurì del “Centro de Esmaltadores Artisticos” d’Argentina. L’internazionalizzazione dell’evento, di cui gli organizzatori vanno fieri, si è espressa non solo attraverso la presenza di espositori esteri, ma anche con i visitatori (i dati ufficiali finali parlano di una cifra vicina ai 4.000) molti dei quali giunti, soprattutto nella seconda giornata, dal Portogallo. Non solo da quello del nord (i distretti di Porto, Bragança e Viana do Castelo), contiguo alla Galizia, ma anche dalle regioni più distanti come l’Algarve, L’Alentejo o la capitale Lisbona. Dato tanto più significativo in quanto poche settimane prima la capitale portoghese aveva ospitato un salone funerario estremamente modesto (è un eufemismo) e tale da farci rimpiangere i tempi in cui nella bella Porto l’amico Brito organizzava un salone di tutto rispetto. Ad essi devono aggiungersi le delegazioni estere giunte a Ourense su invito degli organizzatori: una inglese, una tedesca (Thomas e Christian Pludra) ed una russa in cui si distingueva il giovane e simpatico Alexandre Godun, il figlio di Marina, la “papessa”, con l’immensa Ritual Gorbrus, fiore all’occhiello del panorama funerario russo. Per essi gli organizzatori avevano predisposto incontri B2B nonché visite ad alcuni stabilimenti della regione. Bisogna dire che dal punto di vista dell’accoglienza le cose sono state fatte in grande. Alejandro Rubin Carballo, Direttore Generale di Expourense, e J. Javier Pavon Rivo, addetto alle relazioni internazionali della stessa, ci hanno accolti con calore riservandoci molteplici attenzioni. Compresa quella di invitarci ad una splendida cena nei saloni del Monasterio de San Clodio, ad una ventina di chilometri da Ourense.
Non esitiamo a raccomandare, a chi voglia concedersi un periodo di riposo nella quiete galiziana, un soggiorno nella struttura alberghiera di prima qualità annessa al Monastero. Un luogo ideale per ricaricare le batterie approfittando anche delle numerose sorgenti termali dei dintorni. Nel corso della serata sono stati distribuiti da parte delle massime autorità, con il Senatore José Fernànde Pérez, sindaco di Leiro, il comune del Monastero, il sindaco di Ourense Augustin Fernandez ed il presidente della Camera di Commercio Celso Barbosa in testa, targhe e diplomi a personaggi che con il loro operare hanno dato prestigio alla manifestazione. Tra di essi segnaliamo Carmen Olmeda, de La Guia Funeraria, Gonzalo Amoròs della Revista Funeraria, e Ramòn Chao, di origini galiziane pur se stabilito da tempo nella regione di Valencia, che ha avuto la sventura di perdere poco tempo fa il padre. Una persona gentile, simpatica e di grande valore professionale che mancherà molto a tutti coloro che gravitano attorno a questa attività. A Ramòn ed alla sua famiglia vadano le nostre più sincere condoglianze.
Bisogna dire che i nostri cugini spagnoli, cui tante cose ci accomunano, sanno prendere le cose per il verso giusto malgrado la crisi. Non solo taverne e ristoranti sono sempre affollatissimi con una clientela vociante ed allegra. Ma anche in fiera quasi tutti gli stand erano fornitissimi di ogni ben di Dio per placare i languori di stomaco e la sete dei molti visitatori. Con prodotti, lo sappiamo bene, della più alta qualità. In realtà la Spagna è un paradiso per gli amanti del buon cibo. Del Jamòn de Jabugo, il re dei prosciutti, è inutile parlare. Però ci sono anche tutti gli embutidos, gli insaccati come il lomo, la cecina, il chorizo e tutti gli altri salami che la fanno da padroni. Senza dimenticare i formaggi, pecorini, caprini e vaccini. Il tutto accompagnato da un pane galiziano eccelso simile a quello che si trova nel nostro meridione a cominciare da quello di San Severo o di Altamura nelle Puglie. Ad alcuni parrà strano, ma abbiamo sempre considerato la qualità del pane come un segno del grado di civiltà di un popolo. In questo senso la Galizia si trova agli apici. Senza parlare dei vini. Nella regione di Ourense vi è una produzione di Ribeiro, da un vitigno autoctono, il Mencìa, che dà risultati entusiasmanti. La produzione di tutta la regione ha, in meno di trent’anni, fatto passi da gigante. Oggi, secondo le guide più autorevoli, tra i diciotto migliori vini di Spagna otto sono galiziani! È tutto dire.
Un soggiorno in Galizia diventa perciò un must per ogni buongustaio. E non solo per i pellegrini che da più di mille anni giungono a piedi da ogni parte del mondo per potersi attaccare al collo la famosa “concha”, la conchiglia di San Giacomo, la capasanta simbolo del pellegrinaggio, che contraddistingue quelli che hanno avuto la forza fisica e spirituale per giungere al termine di tale impegnativo cammino. Dopo tanta fatica, soddisfatti i piaceri dello spirito, una pausa slow food si impone. Magari iniziando proprio con una capasanta. Tanto più che ben 11 ristoranti possiedono oggi, nella sola Galizia, una stella Michelin! Stella che non esiteremmo ad attribuire agli organizzatori di Funergal per la gentilezza dimostrata, se ve ne fosse una che premiasse tale parametro. Il tocco finale è stato dato da una gigantesca tavolata, organizzata l’ultimo giorno, in onore del piatto più rappresentativo della cocina gallega. Il pulpo a la gallega l’ha fatta da padrone sulle lunghissime tavolate che, in un padiglione annesso, hanno ospitato centinaia di visitatori tutti entusiasti di assaporare la deliziosa pietanza accompagnandola con gli eccellenti bianchi della regione.
Lasciamo quindi Ourense con grande nostalgia. Soltanto che in questo caso, come non accade con quella, irripetibile, della giovinezza, è possibile riviverla. La Galizia è sempre lì, a braccia aperte, ad attenderci, sobria nella sua bellezza, con il suo mare, le sue rias, i suoi vigneti, i suoi venti, i suoi cieli sereni o nuvolosi, la sua pioggia purificatrice. Con il suo grande cuore!
Auguri di buon anno a tutti i nostri lettori, amici o meno, ed alle loro famiglie.
 
Il Viaggiatore


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