A Ourense, dal 23 al 24 novembre

Funergal 2012/01

Cosa accomuna personaggi tanto diversi come Fidel Castro (i cui genitori erano della provincia di Lugo), il Generalissimo Franco, il cantante altermondista Manu Chao, il carismatico Fraga Iribarne, già ministro franchista e che assicurò la conversione del franchismo in una voce democratica di destra, Luisito Suarez, l’indimenticabile campione dell’Inter, Camilo José Cela, Nobel di letteratura, lo scrittore Carlos Casares o la poetessa Rosalia De Castro? La loro origine “gallega” dove l’aggettivo (che tradurremo con “galiziano”) indica tutto ciò che ha a che fare con la Galizia, la regione autonoma situata al nord ovest della Spagna.
Molto spesso noi italiani, specialmente quelli delle regioni orientali ex-austriache, al sentire tal nome pensiamo immediatamente a quella parte dell’attuale Ucraina dove ai tempi dell’impero austro-ungarico venivano inviati tutti i triestini che erano chiamati al servizio militare. Un po’ come accadeva in Italia ai tempi della ferma obbligatoria. I “nordisti” venivano allora spediti a Trapani o a Napoli ed i meridionali al nord per favorire l’amalgama di un Paese, tutto sommato, di recente unità. Ancora qualche decennio orsono (negli anni ‘50 e ‘60) era facile nelle vie della capitale del Friuli-Venezia Giulia incontrare dei concittadini, ex militari austriaci, che avevano fatto il CAR (Centro Addestramento Reclute) a Leopoli (in tedesco Lemberg, Lwow in russo e Lviv in ucraino) da cui rientravano affascinati per la bellezza della città dal punto di vista architettonico, civile e muliebre. Di tali ultime “architetture” siamo stati personalmente testimoni alcuni anni fa quando avemmo l’opportunità di visitare quella città, assieme al presidente di Tanexpo, in occasione di un viaggio di lavoro che ci aveva portati dalla Polonia all’Ungheria attraverso l’Ucraina. I ricordi nostalgici e commossi degli ex marmittoni (ogni triestino che si rispetti ha avuto almeno un parente che ha fatto la leva nell’esercito imperial-regio) erano pienamente giustificati vista la concentrazione assolutamente unica di belle “sculture” in transito permanente lungo lo Svobody Prospekt, il Viale della Libertà di Leopoli.
Esiste però, lo dicevamo all’inizio, un altra Galizia altrettanto seducente e ricca di storia. Intendiamo parlare di quella verde regione della Spagna del nord-ovest con i suoi rilievi ricoperti di pini e di querce e con le sue “rias”, un sistema di fiordi - in Bretagna si chiamano “Aber” - che ne caratterizzano il paesaggio. La conca idrografica delle Rias Bajas (Rias Baixas in gallego) è una sorta di paradiso terrestre tanto per la pescosità del mare, l’Oceano Atlantico, quanto per la presenza di vigneti che prosperano su rilevi dolcemente ondulati che si aprono in valli soleggiate. In esse si produce l’Albariño, uno dei vini bianchi migliori al mondo, elegantissimo, di color paglierino e con iridescenze dorate. Tra i prodotti del mare è assolutamente necessario segnalare i “percebes”. Si tratta di crostacei peduncolati del genere lepas simili alle zampette di un animale preistorico fortemente aderenti alle rocce nella zona di escursione della marea. Si possono perciò raccogliere solo quando quest’ultima è bassa a prezzo di sforzi notevoli per estirpare l’artropode. Ciò giustifica il prezzo, salatissimo, di tale prelibatezza e naturalmente, come tutto ciò che è caro, la fama di potente afrodisiaco. Fortunatamente in Italia ci rimane il “viagra calabrese”, il ben noto ed inconfondibile peperoncino molto più economico e dalle virtù anche apotropaiche.
Di radice celtica, la Galizia è strettamente legata ai Paesi della stessa origine: l’Irlanda, la Scozia, il Galles, la Cornovaglia (ducato facente parte, amministrativamente, dell’Inghilterra), la Bretagna francese e parte delle Asturie. Essi hanno in comune molte tradizioni artistiche, simboliche e musicali che si rivelano in occasione delle diverse manifestazioni inter-celtiche che regolarmente vengono organizzate nelle diverse aree di tale vasto insieme culturale. Come il festival inter-celtico di Lorient, in Bretagna, o quello di Ortigueira, in Galizia per l’appunto. In tali circostanze si riannodano i legami tra le differenti comunità al suono di arpe e di cornamuse e con il consumo della bevanda celtica sacra, l’idromiele, ottenuta dalla fermentazione del miele nell’acqua (quello che in Bretagna viene chiamato il “Chouchen”). Balli e canti si susseguono durante i raduni e gli artigiani propongono il meglio di una produzione tutta ispirata alla simbologia celtica: le spirali (il Triskell bretone), i diversi nodi (di Tyrone, di Bealin, di Iona, …) e soprattutto la croce celtica, uno dei talismani più antichi che ci viene dalla tradizione magico-religiosa dei Celti. Il cerchio che interseca i bracci della croce rappresenta il sole che, con il suo sorgere ed il suo tramontare, simboleggia la ciclicità dell’universo. Essa è onnipresente in tutti i cimiteri celtici. Non a caso una delle due squadre della prima divisione spagnola, quella di Vigo, è il Celta. L’altra è, come tutti gli amanti del pallone rotondo ben sanno, La Coruña (in galiziano “A Coruña”). Coprendo poco più del 5% della superficie spagnola, la Galizia possiede più di tre milioni di abitanti. Molti di essi emigrarono soprattutto verso il Sud America dove sono ancor oggi apprezzati per le loro qualità di tenacia nel lavoro, di rettitudine e di onestà. L’emigrazione è stata ad un certo momento così importante che in Brasile e in Argentina tutti gli emigranti europei venivano chiamati “gallegos”. Uno dei discendenti di tale emigrazione è l’amico Mendes, il fondatore dello splendido progetto funerario di Atlânticos Garden a Fortaleza.
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