Urciuoli

Il funerale degli oggetti

Per la filosofia giapponese gli oggetti sono dotati di un’essenza spirituale e al termine del loro utilizzo vengono salutati con riti particolari: i mono kuyo

Il Giappone è davvero un mondo a sé dove le tecnologie più avanzate coesistono con rituali antichi e credenze che ai nostri occhi risultano alquanto bizzarre.

È una società che pur nella sua modernità si discosta molto dai parametri occidentali, rimanendo in parte misteriosa ed è forse per questo che molti di noi ne sono irrimediabilmente attratti.
Tra le consuetudini proprie della cultura del Paese del Sol Levante che per noi sono di difficile comprensione, ce n’è una che farebbe di sicuro rizzare i capelli a coloro che ancora storcono il naso quando si parla di funerali per gli animali, ritenendoli una pratica esagerata. Parliamo infatti del mono kuyo, ossia del funerale degli oggetti.

L’anima degli oggetti

Prima di bollare l’argomento con sorriso di scherno, cerchiamo di capirne un po’ di più, perché per i giapponesi è una cosa seria e va trattata con il dovuto rispetto. Il mono kuyo è una tradizione che ha origini remote e che lo shintoismo e il buddhismo, le due religioni maggiormente praticate in Giappone, hanno accolta e diffusa. Alla base di tutto c’è l’adorazione dei Kami, un termine di difficile traduzione e comprensione perché espressione di un concetto complesso. Kami può riferirsi ad una divinità in particolare ma, più in generale, allo spirito che governa le forze e gli elementi della natura e della nostra vita e non vi sono confini tra esseri umani, animali, piante e cose: sono tutti coinvolti in un ciclo infinito di nascita, morte e rinascita. Kami è l’energia che ci connette con l'universo. L’acqua, la montagna, gli alberi hanno un’anima, ma ne sono dotati anche il luogo dove si vive, la casa e persino gli oggetti, quelli che ci accompagnano nella nostra quotidianità, che rendono possibile il nostro sostentamento o che ci danno gioia e conforto. È con il loro utilizzo che acquisiscono un’energia spirituale (Tsukumogami), come se l’assorbissero dal proprietario con cui si instaura un ideale legame.
Si crede che anche le cose molto vecchie, quelle che hanno raggiunto i 100 anni di età, ricevano un'anima e se ignorate o gettate come un rifiuto, quest’anima potrebbe diventare un’entità malevola capace di giocare brutti scherzi ai vivi. Pertanto quando giunge il momento di disfarci di oggetti perché rotti, rovinati o vecchi e oramai inservibili, si deve prima liberare il loro spirito. E come lo si fa? Con una speciale cerimonia funebre.

Come si svolgono le cerimonie

I funerali degli oggetti vengono celebrati da sacerdoti buddhisti. Si tratta solitamente di funzioni collettive dedicate a una stessa tipologia di oggetto che i vari templi organizzano in date ben precise, e sono pertanto molto partecipate. Il rituale prevede prima di tutto la purificazione dell’oggetto che avviene passando più volte sopra di esso un tamagushi, un manufatto costituito da un ramo di sakaki (un albero sempreverde considerato sacro) decorato con strisce di carta bianca, chiamate shide. Successivamente lo si ringrazia per il suo servizio con un canto o una danza, accompagnati da offerte di fiori, incenso, cibo e denaro e ci si augura che il suo spirito non vada perduto ma che possa trovare una nuova via. A conclusione della cerimonia l’oggetto viene quasi sempre bruciato, o comunque distrutto; in alcuni casi viene dato in beneficenza e in altri seppellito. Analogamente a quanto avviene per i funerali umani, le cerimonie possono essere più o meno elaborate, e come quest’ultimi anche i mono kuyo hanno una funzione catartica e danno un senso alla fine delle cose.

I Mono Kuyo più popolari

Questi speciali servizi funebri riguardano un’incredibile varietà di oggetti. Possono essere cose che ci hanno regalato momenti felici, come giocattoli, fumetti, fotografie, ventagli e persino puntine di giradischi perché ci hanno permesso di ascoltare la musica; oppure oggetti che sono stati necessari nella vita di tutti i giorni come biciclette, kimono, occhiali, scarpe, teiere, bacchette, lanterne, orologi, telefoni cellulari, e addirittura patenti di guida! Molto spesso si tratta di utensili funzionali nello svolgimento della propria attività quali coltelli, pennelli, pennini, forbici e attrezzi di vario tipo.

Una delle celebrazioni funebri più popolari e stravaganti è sicuramente l'Hari kuyo, il funerale degli aghi, che si tiene l’8 febbraio o l’8 dicembre a seconda delle regioni. Aghi da cucito e spilli, soprattutto, ma anche aghi usati da tatuatori, o per l’agopuntura che nel corso dell’anno precedente si sono spuntati, curvati o spezzati. È una commemorazione che viene compiuta principalmente da casalinghe e dalle persone che lavorano nel campo della moda. I partecipanti ringraziano gli aghi per il loro lavoro e, recitando una preghiera, li conficcano in panetti di tofu o di altra sostanza morbida e gelatinosa per rendere confortevole il loro ultimo viaggio. Al temine del rito vengono solitamente seppelliti. È tradizione che il giorno dedicato a rendere omaggio agli aghi non venga eseguito nessun lavoro di cucito. L'hari kuyo più famoso è quello che si svolge nel tempio Senso-ji di Tokyo dove spesso non manca la presenza di turisti incuriositi da questa antica usanza.

Nel tempio di Senso-ji si tiene anche un altro celebre funerale rituale, quello delle bambole, il ningyo kuyo che qui cade nel mese di ottobre. La cerimonia segue lo schema tradizionale del mono kuyo. Bambole, come pure statuette e pupazzetti di ogni tipo, vengono ordinatamente esposte e dopo che i proprietari hanno rivolto loro sentimenti di gratitudine e preghiere di addio, vengono cremate oppure, qualora il tempio si trovi in una zona costiera, possono venire sistemate su delle barchette lasciate andare nel mare alla deriva. L'aumento di giocattoli in stile occidentale costruiti con materie plastiche ha sollevato un problema nei confronti della loro incinerazione a causa dell’emissione di sostanze tossiche. È pertanto divenuta pratica comune non bruciarli, ma riciclarne il materiale o, se ancora in buono stato di conservazione, donarli in beneficenza dopo essere stati purificati, pronti a ricevere una nuova anima grazie al rapporto con un nuovo proprietario.

Chi li organizza?

Buona parte dei mono kuyo sono organizzati da proprietari di piccole imprese o da associazioni commerciali: il funerale degli aghi che si svolge a Tokyo, ad esempio, è promosso da un'organizzazione professionale di cucito, quello delle scarpe da produttori locali di articoli di pelletteria. I promotori possono decidere lo stile del rito che, pur mantenendo l’iter tradizionale, può presentare differenze uno dall’altro. Capita anche che vi sia la richiesta di funzioni a domicilio, soprattutto nelle aziende di una certa dimensione situate nelle grandi città dove sarebbe problematico spostare un gran numero di persone. In questi casi sono i sacerdoti a recarsi nei luoghi di lavoro e a celebrare i mono kuyo sul posto.
Le stesse unioni di commercianti a volte organizzano anche festival destinati a particolari oggetti o erigono monumenti in loro onore, come quello dedicato agli occhiali rotti di tutto il mondo che si trova a Ueno, un sobborgo di Tokyo.

È davvero curioso osservare come nell’epoca contemporanea in cui tutto cambia velocemente, questa antica pratica sia rimasta inalterata nei secoli, testimone di una sensibilità diversa nei confronti di tutto ciò che ci circonda e di profondo senso di apprezzamento anche per le piccole cose, oggetti compresi.
 
Raffaella Segantin

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