Di fronte all'Aldilà:
CAMBIA ANCHE il CULTO dei MORTI

A Bologna un convegno per riflettere e per presentare una ricerca su come viene vissuta, sul territorio, la ricorrenza del 2 novembre

A Bologna un convegno per riflettere e per presentare una ricerca su come viene vissuta, sul territorio, la ricorrenza del 2 novembre


Nei secoli il mondo dei morti e quello dei vivi si sono spesso messi a confronto, con le spoglie dei defunti presenti dentro o fuori la città. Con la modernità sono cambiati anche i modi di vivere il culto dei morti e di elaborare il lutto. Esternare i propri sentimenti al camposanto con il pianto, dimostrare la propria sofferenza, o farsi il segno della croce all'ingresso del cimitero, diventano atteggiamenti più rari o meno partecipati in alcuni territori. E mentre la commemorazione del defunto è sentita negli strati più maturi ed anziani della popolazione, il numero dei giovani emotivamente coinvolti è sempre più esiguo. Morte naturale, familiare, civile, negata. Queste sono alcune delle "immagini", delle conclusioni e dei dati emersi da una indagine socio-religiosa sul 2 novembre intitolata "Il nuovo tabù della società post moderna.

Risultati di alcune ricerche sulla morte e sul morire nel bolognese". Lo studio, che verrà pubblicato entro il 2003, è stato promosso dall'Istituto per la Storia della Chiesa di Bologna ed è stato presentato il 9 novembre 2002 a Bologna, all'interno dell'ultima giornata del convegno "Di fronte all'Aldilà. Testimonianze dell'area bolognese".

Il rapporto di ricerca è stato realizzato da un gruppo di sociologi: Stefano Martelli, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi dell'Università di Palermo; Emmanuele Morandi, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all'Università di Verona; Matteo Bortolini, docente di Sociologia dell'Ambiente alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Padova; e Alessandro Pirani. Le osservazioni sono state svolte alla Certosa di Bologna, e nei cimiteri di Cento, Medicina e Lizzano. La ricerca si è posta due domande: "Quale rapporto esiste oggi con il luogo dei morti nonostante il suo allontanamento fisico dalla città?" e "Il clima culturale post-moderno sta decostruendo, oppure no, la memoria dei morti?". Si sono riscontrate differenze di comportamento anche tra i paesi e la città. "Il camposanto agli occhi del sociologo o dell'antropologo è un grande momento di memoria collettiva", afferma Martelli che ha presentato la ricerca a Bologna accennando anche ad un ulteriore studio sulla pratica dei funerali religiosi nelle parrocchie della città.

Oltre all'osservazione in loco sulle persone sono stati intervistati parroci e fiorai. È emerso comunque che nel 2001 si spende meno dal fioraio e che il crisantemo è in disuso. E l'osservazione della pietà sulle tombe ha evidenziato in vari casi l'esecuzione prevalente di gesti pratici, dal riassetto alla pulizia, come ha rilevato Simone Lochi, sociologo che ha collaborato alla ricerca.

Secondo Martelli i vari metodi di analisi hanno permesso di ricostruire il comportamento delle persone, ma c'è ancora molto da fare per comprendere i percorsi di questa incapacità ad esprimere le emozioni nella società postmoderna, dove cambiano i comportamenti collettivi che, prima, permettevano di metabolizzare il lutto. Prevale la "morte familiare", dove il defunto è comunque inserito nel tessuto delle relazioni parentali, anche se la trasmissione del culto alle nuove generazioni si sta interrompendo: non a tutti i genitori riesce facile affrontare l'argomento con i figli. Ma a volte ci si avvicina anche ad una "naturalizzazione" della morte: viene vissuta come un fatto naturale, ma ciò porta ad una rassegnazione senza conforto. In conclusione Martelli evidenzia anche come nella ricerca sui funerali religiosi sia emerso che non scompaiono il senso della trascendenza e dell'istituzione religiosa, che rimangono sempre un punto fermo anche per i parrocchiani non praticanti.

"In un momento in cui c'è maggiore interesse sulla tematica della morte a vari livelli, dopo tanti anni di censura, l'Istituto ha ritenuto necessario affrontare questi argomenti in un convegno, per analizzare i vari punti di vista: teologico, filosofico, storico e sociologico", afferma Mons. Salvatore Baviera, presidente dell'Istituto per la Storia della Chiesa di Bologna. Con il convegno "Di fronte all'Aldilà" una trentina di studiosi si sono riuniti per tre giorni per discutere ed esporre analisi e relazioni su storia, cultura e arte collegate al tema della morte nei secoli: dall'epigrafia alle confraternite, dai canti ai testamenti, fino alla pratica della cremazione.

E nella giornata di apertura è intervenuto al convegno anche il cardinale Giacomo Biffi.

"Parlare della morte in forma tanto esplicita e organica significa sfidare con audace non conformismo la società del nostro tempo che, su questo argomento, è severamente censoria", ha sottolineato il cardinale Biffi affrontando la questione della "fine", che è "un fatto".

Biffi ha ricordato come la morte, senza la speranza e la certezza di una successiva vita ultraterrena, segnerebbe "la vittoria dell'assurdo". Dopo citazioni di alta cultura e filosofia, Biffi ha anche citato con ironia una filastrocca di San Filippo Neri, "vanità delle vanità, tutto il mondo è vanità, alla morte che sarà ogni cosa è vanità…", per mostrare come la chiesa del passato avesse presente la necessità di incutere un "salutare timore" per la sorte dell'uomo: "in questo contesto la religione era talvolta vista come una specie di forma assicurativa contro gli eventuali infortuni dell'aldilà".
 
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