La finanza entra nel settore funebre italiano

L’acquisizione della San Siro di Milano da parte di un importante gruppo finanziario apre nuovi scenari nel panorama dell’imprenditoria funebre italiana.


Augens Capital e BMO Global Asset Management hanno acquisito la maggioranza di Impresa San Siro American Funeral srl, una delle imprese funebri di maggiore dimensione operante in Italia, attiva nel Comune e nella Provincia di Milano, antesignana nell’introduzione nel nostro Paese della casa funeraria. La nuova società, HOFI Spa, viene partecipata al 20% dai figli di Alcide Cerato - Andrea e Massimo - che sono stati nominati rispettivamente presidente e amministratore delegato.

L’investimento in San Siro – come recita un comunicato stampa della società – “rappresenta il primo passo della strategia di crescita e consolidamento settoriale sviluppata da Augens Capital, facendo leva sulle esperienze maturate dai propri partner in precedenti investimenti nel settore funerario in Francia e in Inghilterra e con l’obiettivo di portare gli investitori istituzionali nel settore funerario, così come ormai è la norma in altri mercati.Il progetto è incentrato sulla creazione del primo gruppo italiano del settore ad azionariato istituzionale. La holding HOFI si propone infatti come il futuro aggregatore di un settore che oggi, diversamente da quanto avviene nei mercati internazionali, è molto parcellizzato, essendo formato da oltre 6.000 piccole realtà territoriali che si trovano di frequente ad affrontare problemi di passaggio generazionale o di organizzazione”.

La notizia ha scosso l’asfittico mercato funebre italiano, sia per la notorietà dell’impresa acquistata, sia per l’entità economica dell’operazione (circa 20 milioni euro), sia infine per gli strumenti, ossia l’investimento di soggetti finanziari particolarmente importanti, con alle spalle un partner di eccezione qual è il Banco BPM e la Banca Interprovinciale – Illimity.

In altri Paesi europei la grande finanza è intervenuta da anni nell’acquisizione di quote importanti del mercato funerario, in parte in accordo con grandi gruppi assicurativi, in parte come occasione specifica di business in un settore che tradizionalmente è considerato difensivo in periodi di prevista turbolenza dei mercati finanziari. La finanza ritiene infatti, a ragione, che nulla è più certo della morte e, in periodi di recessione, tende a puntare ad investimenti in mercati stabili, almeno quantitativamente parlando.
Rispetto ad Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo dove la finanza detiene già quote importanti del sistema funebre locale, talvolta con società quotate in borsa e con aggregazioni di mercato significative, la situazione italiana è alquanto differente. Nel nostro Paese sussiste una struttura dell’imprenditoria funebre polverizzata (i servizi di pompe funebri e attività connesse sono stimati in 5.981 - fonte: SOSE), e solo di recente si stanno notando segni di aggregazione, che ruotano in funzione della presenza di una casa funeraria o di centri di servizio. Tra i territori dove questi fenomeni aggregativi sono in espansione, possiamo senz’altro annoverare la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna; sono probabilmente queste le zone dove potrebbe puntare ad espandersi HOFI Spa, acquisendo partecipazioni di controllo.
La maggiore difficoltà per chi nel nostro Paese si appresta a creare un sistema imprenditoriale funebre dimensionalmente adeguato, sta principalmente, come citato, nella estrema frammentazione delle nostre imprese: da taluni ritenuto un valore positivo e imprescindibile (si pensi a chi propugna l’impresa funebre artigiana), da altri, in particolare da parte di chi punta a ridurre significativamente il numero di operatori funebri, un elemento assolutamente da contrastare.

Di seguito, sulla base di dati della Camera di Commercio di Milano, ricalcolati secondo al suddetto rapporto SOSE, si è stimata la media di funerali annui per ciascuna impresa funebre, nelle diverse Regioni italiane. I dati delle imprese sono stati rilevati a metà del 2018. I dati di mortalità si riferiscono alla mortalità regionale media 2017 (più alta di circa un 3-4% rispetto a quella stimata del 2018, ma è l’unico dato statistico ISTAT al momento noto).

REGIONE

IOF

IOF +

ALTRI

MORTI

FUNERALI/

IOF

N.

COMUNI

IOF/

COMUNE

Abruzzo

224

402

15.484

69,1

305

0,7

Basilicata

99

177

6.495

65,6

131

0,8

Calabria

303

543

20.803

68,7

404

0,8

Campania

451

807

56.294

124,8

550

0,8

Emilia Romagna

489

875

51.064

104,4

328

1,5

Friuli-Venezia Giulia

102

182

14.506

142,2

215

0,5

Lazio

503

901

59.951

119,2

378

1,3

Liguria

144

258

22.134

153,7

234

0,6

Lombardia

870

1.558

99.335

114,2

1.508

0,6

Marche

193

346

18.449

95,6

228

0,8

Molise

74

132

3.855

52,1

136

0,5

Piemonte

537

962

53.541

99,7

1.181

0,5

Puglia

376

674

40.351

107,3

258

1,5

Sardegna

203

363

16.773

82,6

377

0,5

Sicilia

484

867

54.358

112,3

390

1,2

Toscana

276

495

44.521

161,3

273

1

Trentino - Alto Adige

52

94

9.457

181,9

291

0,2

Umbria

88

158

10.789

122,6

92

1

Valle D’aosta

9

17

1.454

161,6

74

0,1

Veneto

503

901

49.447

98,3

565

0,9

ITALIA

5.980

10.712

649.061

108,5

7918

0,8


Dalla tabella emerge che la media di funerali per impresa funebre in Italia è pari a 108,5, con una impresa ogni 0,8 Comuni. In Lombardia è leggermente superiore: 114,2, con una impresa funebre ogni 0,6 Comuni. In Emilia-Romagna è di poco sotto la media: 104,4, con una impresa funebre ogni 1,5 Comuni. In Veneto troviamo una situazione abbastanza al di sotto della media nazionale: 98,3, con una impresa funebre ogni 0,9 Comuni. Valori decisamente bassi per chi intende dar luogo ad una aggregazione significativa di imprese funebri.
 È pur vero che la situazione muta radicalmente nelle città, soprattutto nei pressi delle strutture sanitarie ospedaliere, dove si ritrovano imprese funebri di dimensioni decisamente maggiori, ma in ogni caso riteniamo che l’impresa aggregativa per via finanziaria sia ardua anche per chi dispone di notevoli capitali. 
Ciò non toglie che seguire questo primo esperimento di creazione nel nostro Paese di un polo funebre dimensionalmente rilevante sia di estremo interesse. Dovrà ovviamente essere valutarlo alla prova dei fatti, ossia dopo qualche anno di attività.
 
Daniele Fogli


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