La festa della luce

Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la ricorrenza della presentazione di Gesù al Tempio, popolarmente chiamata “festa della Candelora”, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce per illuminare le genti”, così come venne chiamato il bambino Gesù dall’anziano Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, sancita dalla legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta “della purificazione di Maria” perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva recarsi al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù. Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’epifania) e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (capitolo 26). La denominazione popolare di “Candelora” deriva dalle somiglianze con il rito del Lucernare di cui parla Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima”, con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali.
La Candelora è celebrata anche nella tradizione pagana e neopagana ed alcuni studiosi ritengono che si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e di freddo e quello del risveglio della luce.
La festa di Santa Brigida, che si celebra solennemente nelle Highlands scozzesi l’1 febbraio, vigilia della Candelora, fa parte delle quattro grandi feste irlandesi ricordate nel decimo secolo da Cormac, vescovo di Cashel. Secondo la tradizione, Brigida nacque in Irlanda vicino a Dundalk nella contea di Louth attorno al 451. Ricevette lo stesso nome di una delle più potenti e antiche divinità celtiche: figlia di Dagda, il dio supremo venerato dai druidi irlandesi, era la dea deputata alla rinascita del fuoco e della vegetazione, le cui manifestazioni erano il canto, l’arte e la poesia che gli irlandesi consideravano la fiamma della conoscenza. Nell’alfabeto degli alberi della tradizione celtica la betulla indica il primo mese dell’anno solare, dal 24 dicembre al 21 gennaio, e la rinascita del sole. Nella betulla si identifica il nome di Brigida, la cui origine etimologica deriva dalla radice indoeuropea Bhirg, betulla, tradotta in inglese birch ed in tedesco die Birke.
Il far coincidere questa celebrazione con l’inizio del mese di febbraio ha un significato ancora più antico e profondo legato alla somiglianza della rappresentazione della purificazione e dei riti propiziatori per la fertilità caratterizzanti queste festività.
Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone purificata o Iunio Februata) veniva celebrata alle calende di febbraio. In latino, februare significa “purificare, fare espiazioni religiose”. Secondo l’almanacco romano in vigore fino alla riforma effettuata da Giulio Cesare, febbraio era considerato il mese dei morti e coincideva con il periodo nel quale ci si attivava per eliminare le influenze negative accumulate nel corso dell’anno che stava per terminare e per propiziare l’avvento di quello nuovo. Vi si celebravano i Februali, che si dicevano fondati da Numa Pompilio, successore di Romolo, al quale si doveva il coordinamento religioso della città. Questa antichissima festa dei morti si celebrava di notte, alla luce di torce, mentre tutti i templi erano chiusi, ad eccezione di quello dove era venerato Februo, una divinità a volte identificata con il dio dei morti etrusco Dis Pater.
Il 15 febbraio avevano luogo i Lupercali, in onore di Luperco, l’uccisore dei lupi, il cui tempio, il Lupercale, era il rifugio identificato con una grotta, sotto il Palatino, nel quale Romolo e Remo erano stati allattati dalla Lupa. Considerato l’equivalente del dio greco Pan, Luperco era anche chiamato Fauno, in quanto protettore delle greggi e dio della fecondità. Poiché prima dell’inizio del nuovo anno era fondamentale purificarsi per espiare le colpe, durante i Lupercali i sacerdoti del dio, nudi e con una pelle di capro addosso, percorrevano le strade di Roma battendo la folla con strisce ritagliate nel cuoio (chiamate februa) di un capro che era appena stato sacrificato. Le donne sterili tendevano loro le mani e la schiena, con la speranza di essere in questo modo fecondate. La celebrazione dei morti era quindi connessa con le promesse di fecondità futura. I Lupercali furono soppressi nel 494 durante l’episcopato del patriarca di Roma, Gelasio, che li sostituì con la festa della Purificazione della Vergine, la Candelora o festa delle candele. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.
 
Maria Angela Gelati

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