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L’evoluzione della mortalità in Italia post pandemia

Analisi storica e considerazioni sui periodi dal 2020 al 2022 rispetto alla media del 2015/2019.

Ci si ripromette di confrontare la mortalità del Paese prima e dopo gli anni 2020, 2021, caratterizzati da effetti della pandemia e di trarne alcune considerazioni.
Di grande utilità si sono dimostrati i dati messi a disposizione dall’ISTAT, in Tab. 1, con l’evoluzione di mortalità mensile nel periodo 2015-2019, 2020, 2021, 2022 (fino a giugno, al momento della redazione in questo scritto).
L’elaborazione di questi dati ha consentito di rappresentare cosa sia successo nelle variazioni numeriche di mortalità in Italia e per ciascuna regione, in un periodo di due anni e mezzo, per effetto della anomalia data dalla pandemia connessa con il Covid, raffrontati con il dato storico 2015-2019.
Si sono quindi calcolati i rapporti percentuali di variazione anno su anno per i tre confronti seguenti:
  • Tab. 2.a Variazione annua 2020 su media 2015-2019
  • Tab. 2.b Variazione annua 2021 su media 2015-2019
  • Tab. 2.c Variazione I semestre 2022 su media I semestre 2015-2019
Rimandando per i dettagli alle tabelle, si ha che rispetto a valori medi storici la mortalità complessiva per l’Italia nel 2020 è cresciuta del 15,6% (+100.526= 746.146-645.620), frutto principalmente dei forti incrementi della 1° ondata e poi dei contributi autunnali della 2° ondata. L’analisi del dato regionale, consente di apprezzare quanto abbia inciso l’incremento di mortalità nei singoli territori.
Mentre al Nord l’incremento è stato del 24,6%, al Centro si è limitato al 7,5% e nel Mezzogiorno al 7,7%, con la Lombardia che ha registrato un incremento del 36,6%.
Nel 2021, l’incremento di mortalità è stato più contenuto, anche se sensibile, cioè del 9,8% (+63.415= 709.035 - 645.620).
Il Nord ha avuto un incremento del 8,2%, il Centro del 8,6%, il Mezzogiorno del 12,9%. La regione con l’incremento massimo di mortalità percentuale è stata la Puglia, con il 18,5%.
Il primo semestre del 2022 registra un incremento di mortalità contenuto (I semestre 2022 su I semestre storico), pari al 6,5% (+ 21.645= 356.680 – 335.035). Cosicché in prima approssimazione si può notare che l’effetto di mortalità aggiuntiva rispetto al dato storico è stata per l’Italia nel suo complesso di 185.586 defunti, in due anni e mezzo.
L’analisi dei defunti per classi di età compiuto dall’Istituto Superiore di Sanità permette di evidenziare che la maggior parte di questa mortalità aggiuntiva si è addensata soprattutto nelle classi anziane.

La mortalità attesa nei primi anni post pandemici andrà a calare

Una bufera di vento fa cadere anzitempo la maggior parte delle foglie secche di un albero. Successive folate di vento, non necessariamente delle bufere, faranno cadere meno foglie del previsto, in quanto già cadute prima.
È un esempio che ben fa comprendere l’effetto che gli esperti di settore si attendono nel breve termine, circa l'evoluzione di mortalità sia nel nostro Paese, come in altri esteri interessati dalla pandemia.
Questa riduzione di qualche anno inciderà sulle previsioni di crescita di medio e lungo termine elaborate negli scorsi anni dall’ISTAT.
È noto, infatti, che le proiezioni di mortalità elaborate dall’ISTAT, sia per il livello nazionale che per quello regionale, prevedevano incrementi anche consistenti di mortalità in un arco di tempo sufficientemente lungo. Per l’analisi di dettaglio si vedano i dati delle elaborazioni sul sito dell’ISTAT periodo 2021-2070(1).
L’effetto della pandemia, ai fini delle nostre analisi, è quindi un calo rispetto al futuro dato atteso di mortalità, a valori prossimi a quelli storici della media 2015/2019 a fin circa il 2026, per poi riprendere, la mortalità, a crescere costantemente e significativamente negli anni ‘30, ‘40 e ‘50 del Duemila, per avere infine un calo negli anni ’60 (Fig. 1).

La spiegazione di questi fenomeni è abbastanza chiara analizzando la numerosità rimasta delle singole classi di età nel progredire degli anni e valutando, nel contempo, la variabilità di un indicatore statistico chiamato “probabilità di morte” alle singole classi di età.
Per dirla con parole più semplici: è noto che la mortalità di una certa classe di età di popolazione sia calcolabile come prodotto della numerosità della popolazione di quella classe per la probabilità di morte media di quella classe.
Sommando la mortalità di tutte le classi di popolazione si perviene alla mortalità totale di una certa popolazione.
Le classi di popolazione non sono statiche, ma ricevono apporti incrementali di immigrati o decrementali di emigrati. Ricevono altresì aumenti di popolazione dati da nascite, a loro volta influenzate dal tasso di fertilità di quella classe e zona, nonché diminuzioni date dai decessi che avvengono in quella classe demografica (o coorte, come si è soliti chiamarla).
La ricaduta della pandemia è stata quella di aumentare sensibilmente la probabilità di morte di alcune classi anziane nei periodi pandemici (2020, 2021) e, corrispondentemente di ridurre le popolazioni delle classi di popolazione più anziane di quegli anni, per effetto dell’alta numerosità di defunti.

L’effetto sulla curva che rappresenta l’andamento di mortalità (Fig. 1) è quindi quello di ritrovare dopo il 2022, per alcuni anni, classi demografiche con numerosità inferiori a quelle preesistenti alla pandemia, non sufficientemente alimentate dalla crescita naturale corrispondente al baby boom degli anni ’50 e ’60 del Novecento. Cosicché, a parità di probabilità di morte storica, l’effetto è un calo dei decessi di quelle classi di età.
Ed ecco spiegato il perché dell’atteso calo temporaneo di defunti dopo il 2022, nell’ipotesi che le ondate pandemiche si smorzino e terminino nel giro massimo di un paio di anni.
Invece il trend calante ipotizzato all’inizio degli anni ’60 del Duemila è connesso alla riduzione di popolazione nel nostro Paese, soprattutto nelle classi anziane. Il fenomeno è collegato strettamente al rilevante calo demografico atteso, che è possibile invertire (con i tassi di fecondità attuali) solamente con forti immissioni di immigrati. In Tab. 3 è rappresentata la proiezione mediana di mortalità per l’Italia fino al 2070, elaborata dall’ISTAT.
(1) https://demo.istat.it/previsioni2017/index.php?lingua=ita






 
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