Carmelo Pezzino
“Di fronte alla morte l’uomo di oggi si trova, da un punto di vista culturale, particolarmente indifeso e senza risposte: è portato quindi a fuggire di fronte ad essa, escludendola dall’orizzonte dei suoi pensieri, così come l’organizzazione sociale la pone ai margini delle proprie esperienze concrete”. È una dichiarazione rilasciata nel 2004 dall’allora presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Camillo Ruini, che possiamo idealmente ritenere all’origine di una attenta riflessione interna alla Chiesa Cattolica che, in questi anni, ha maturato nuovi orientamenti liturgici e pastorali conseguenti anche alle diverse esigenze sociali e a disposizioni legislative che potrebbero far pensare alla morte prevalentemente come ad un fatto biologico e ad una questione privata.
Gli operatori pastorali si sono dovuti confrontare con profondi mutamenti culturali e di mentalità accentuati da un contesto di pluralismo religioso e da diversità di comportamenti nei riguardi del morire, della sepoltura e del lutto. Ma forte rimane la richiesta ai riti cristiani di farsi carico del bisogno religioso che appartiene ad ogni società e che accompagna i momenti simbolici fondamentali della vita fra i quali vi è, appunto, anche la morte.
Nel novembre del 2007 è stato pubblicato, a cura della Commissione Episcopale per la Liturgia in Italia, il sussidio pastorale “Proclamiamo la tua resurrezione” che ha trattato, fra gli altri, il tema delle esequie cristiane richiamando il significato della liturgia funebre e dando alcuni orientamenti pastorali sulla materia, anche nel caso di celebrazione in presenza delle ceneri.
E fra pochi giorni, a Imola, avrà luogo un convegno rivolto a tutti coloro che operano in ambito pastorale e che focalizzerà l’attenzione, oltre che sugli aspetti pratici quotidiani, su tre grandi temi ideali: una visione antropologica sui mutamenti culturali in atto, con particolare riferimento alla legislazione vigente, alla cremazione e alla dispersione delle ceneri; una visione teologica sulla morte nella fede cristiana, rivisitando le verità dimenticate della speranza; una visione liturgico-pastorale sulle diverse tipologie di celebrazioni, sui ministeri implicati e sulle figure di accompagnamento.
Mentre Monsignor Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì, manifesta una”apertura” anche alla dispersione delle ceneri: “Dio non ha difficoltà a recuperare gli elementi comunque si siano volatilizzati. E dalle ceneri può ripristinare ugualmente la configurazione del corpo. Non ha senso vietare il funerale ad una persona che voglia disperdere le ceneri e che intenda farlo non in una forma ostile, ostracista o di disprezzo del corpo, ma perché ritiene che sia la formula migliore. Tanto più che, secondo le Sacre Scritture, nel giorno del giudizio la resurrezione avverrà in anima e corpo, nella totalità della persona. La comprensione dell’io spirituale va oltre la durata del tempo e la condizione di corporeità. Il corpo sono io stesso, non è altra cosa rispetto a me”.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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