Carmelo Pezzino
Amerigo Barbieri, autore lo scorso mese di un interessante intervento sulle pagine della nostra rivista, ci ha sollecitati ad esprimerci sui contenuti di quella che ci è parsa davvero essere una "amabile ed appassionata provocazione". Con l'esuberanza e con la franchezza che gli sono proprie, Barbieri ha sollevato alcune questioni di primaria importanza che riguardano non solo i produttori italiani di cofani funebri, categoria della quale è uno dei più autorevoli ed esperti esponenti, ma anche il rapporto che il sistema produttivo dovrebbe intrattenere con il mercato, e più in generale con la società contemporanea, mediato o meno che sia, questo rapporto, dal ruolo esercitato da quella che è ormai diventata la manifestazione espositiva specializzata più prestigiosa a livello internazionale.
Che il cofano funebre sia il "vero elemento centrale del rito di commiato" siamo assolutamente convinti: lo sottolineiamo da tempo, consapevoli che indipendentemente dalla sua destinazione finale (inumazione, tumulazione, cremazione) esso rappresenti la reale testimonianza, concreta e simbolica, dell'omaggio al defunto. Siamo altrettanto convinti del fatto che quello italiano sia "il prodotto di qualità che tutto il mondo ci invidia". Dove sta il problema, allora?
È logico ed è inevitabile che il mercato sia in costante evoluzione perché si evolvono le sensibilità e le necessità della società contemporanea. Sta ai produttori, e agli Operatori delle Onoranze Funebri, soddisfare al meglio ogni richiesta facendo leva sull'etica, sulla professionalità, sulla qualità delle prestazioni erogate e dei prodotti utilizzati, non perseguendo la logica del "massimo profitto ad ogni costo", ma rivendicando il giusto riconoscimento economico in assenza di concorrenza sleale o di posizioni dominanti e di regimi quasi monopolistici.
In un mercato anelastico e praticamente a numero chiuso è assurdo, per acquisire nuove quote infinitesimali, mettere in atto strategie "al ribasso" che fanno del costo l'elemento discriminante nella scelta del prodotto e che di fatto, pur aumentando il volume d'affari, riducono il margine di guadagno. Così come è assurdo che gli Operatori Funerari "costruiscano" i propri preventivi senza tenere nella giusta considerazione la qualità dei prodotti utilizzati. Per non parlare, poi, della "questione morale" nella acquisizione dei funerali.
Possibili rimedi possono essere identificati nella assoluta trasparenza e in una informazione corretta ai cittadini. Essere edotti su tutte le opportunità delle quali si ha diritto e poter scegliere sulla base di una conoscenza diretta e non solo dei suggerimenti, più o meno interessati, di chi gestisce il funerale sarebbe il primo passo sulla strada di quel progresso e di quella modernità che riconoscono le fondamentali valenze sociali delle Onoranze Funebri.
E qui la fiera potrebbe rivestire un ruolo determinante. Oltre alle consuete naturali opportunità di business, di aggiornamento e di formazione professionale, di incontro e di confronto fra tutte le espressioni internazionali del sistema, essa potrebbe costituire un formidabile veicolo di informazione, mettendo a disposizione di produttori ed operatori gli strumenti di comunicazione che le sono propri e che potrebbero essere orientati anche ad un pubblico più generalista.
Ne riparleremo, così come dopo la pausa estiva parleremo dei significati del Documento di Principi Condivisi, che mai come in questo momento è stato vicino alla unanime sottoscrizione da parte di tutte le componenti interessate, e delle sempre attuali questioni della eutanasia e del testamento biologico, che gli ultimi sviluppi della vicenda di Eluana Englaro hanno riportato all'attenzione della pubblica opinione.
A voi ed alle vostre Famiglie l'augurio per una serena estate, di riposo e di tranquillità.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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