Carmelo Pezzino
La Cassazione ha rinviato alla Corte d'Appello di Milano il processo per il caso di Eluana Englaro. Secondo i giudici il rifiuto delle terapie non è eutanasia. Escludendo che l'idratazione e l'alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscano in sé, oggettivamente, una forma di accanimento terapeutico pur essendo indubbiamente un trattamento sanitario, la Corte ha deciso che il giudice può autorizzarne l'interruzione unicamente in presenza di due circostanze concorrenti: l'irreversibilità della condizione di stato vegetativo, riconosciuta secondo parametri scientifici internazionali, e la volontà univocamente accertata, "sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano comportamenti e decisioni", che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il proprio consenso alla continuazione del trattamento. In assenza di tali presupposti, "il giudice deve negare l'autorizzazione, dovendo incondizionatamente prevalere il diritto alla vita".
È, quello della Cassazione, un sussulto di umanità e di libertà. Ogni volta che si cura qualcuno è necessario averne il consenso. Ed esiste un confine netto tra il cercare di curare (o di non far soffrire) e quello che viene chiamato "accanimento terapeutico". "Il rifiuto delle terapie medico chirurgiche, anche quando conduce alla morte, non può essere scambiato per una ipotesi di eutanasia", stabilisce la Corte. Anzi, è una "semplice scelta, da parte del malato, che la malattia segua il proprio corso naturale". Perciò la nostra Costituzione dà al tutore di chi non può più esprimersi la possibilità di chiedere la sospensione della terapia. "Al giudice non può essere richiesto di ordinare il distacco del sondino, ma di autorizzare o meno la scelta compiuta dal tutore".
Si ripete nuovamente, nel nostro Paese, una situazione capovolta in cui i giudici sopperiscono alla politica. Non è la prima volta che la magistratura dimostra una fedeltà ai principi della Costituzione e una apertura ai nuovi valori e ai bisogni dei cittadini ricordando al Paese che "la salute dell'individuo non può essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva" e che il diritto alla autodeterminazione del paziente "non incontra un limite nel sacrificio del bene della vita".
Ma quante Eluane esistono in Italia? Quante persone hanno espresso, per caso o per volontà, il proprio pensiero circa una possibile vita artificiale? Quanti padri decideranno di uscire allo scoperto e di dedicare la propria vita ad una battaglia che è d'amore, ma anche di principio? Cosa accadrà se i presupposti di questa sentenza diventeranno criteri per le altre? Sicuramente non ci saranno problemi sulla applicazione del primo perché la scienza è in grado di stabilire l'irreversibilità del coma e la perdita definitiva della coscienza di sé. Il dibattito si accende sul secondo: come conoscere il pensiero del paziente in caso non possa più esprimerlo personalmente. È ovvio che per rispettare l'espressione di volontà indipendente del paziente è necessario avere uno strumento obiettivo per acquisirla. Questo strumento esiste, ed è il Testamento Biologico, la semplice dichiarazione scritta, resa in stato di salute e di lucidità mentale, circa la propria volontà di essere mantenuti artificialmente in vita. Il Testamento Biologico potrebbe già essere considerato valido nel nostro Paese in base alla Convenzione di Oviedo (non ancora ratificata dallo Stato Italiano) e come logica estensione del Consenso Informato alle cure: sarebbe auspicabile, però, una legge che stabilizzi le volontà del cittadino e che le renda vincolanti.
Siamo quasi in partenza per Parigi dove avrà luogo una manifestazione che segna la conclusione della campagna internazionale di Tanexpo 2008 articolatasi, in questi due anni, nella partecipazione a ben venti manifestazioni specializzate in tutto il mondo. È una campagna che, di fatto, oltre che promuovere la rassegna, è stata capace di far conoscere il prodotto italiano di qualità, con le conseguenti positive ricadute in termini economici e di comunicazione. Ora ci aspettiamo di vedere a Bologna una imponente presenza di operatori stranieri ai quali le nostre aziende sapranno offrire, come di consueto, una proposta commerciale davvero unica.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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