Carmelo Pezzino
Colpiti come voi tutti da due avvenimenti che hanno, in questi ultimi giorni, seminato morte e dolore, ci stavamo domandando, in redazione, come sarebbe stato possibile manifestare tangibilmente la nostra solidarietà a chi stava vivendo ore di angoscia e di sofferenza. La televisione ci ha bombardato di immagini, prima inerenti l'agguato al Teatro di Mosca ed il suo drammatico epilogo, poi, in rapidissima successione, inerenti i disastri naturali della Sicilia e del Molise e le loro terribili conseguenze. Tutti noi abbiamo palpitato prima, e sofferto poi, durante i primi soccorsi alla scuola di San Giuliano, tutti ci siamo emozionati il giorno dei solenni funerali di stato, tutti ci siamo giustamente indignati di fronte all'emergere, come sempre accade in questi casi, di antiche colpe ed omissioni da imputare agli apparati burocratici.
Ma, oltre queste emozioni, il terremoto ha lasciato ben altro!
Ce ne siamo direttamente e realisticamente resi conto qualche giorno fa, contattati telefonicamente da un impresario di onoranze funebri molisano.
Questo amico, la cui impresa è fra quelle che ha svolto il servizio funebre dei morti di San Giuliano, ci ha reso una drammatica testimonianza di quello che è, oggi, il suo vissuto quotidiano, personale, familiare e professionale.
Fuori dalla propria casa, lesionata dal sisma, è ospite, con la propria famiglia, dell'appartamento di un congiunto, con tutti i disagi che ne possono conseguire, ma in una situazione certamente più favorevole di chi piange dei morti o di chi è costretto a vivere in un container, in una tenda, in un caravan.
Ciò che gli procura grande angoscia è, però, di non essere più in condizione di svolgere la propria attività. Il magazzino, e quanto in esso contenuto, resi inservibili dal crollo, l'ufficio parzialmente inagibile, il prezioso computer, con cui svolgeva parti essenziali del proprio lavoro, irreparabilmente danneggiato, rendono difficile, se non impossibile, l'esercizio della professione. E dal suo racconto emerge che analoghi, se non maggiori, problemi vengono vissuti dai suoi colleghi della zona.
Con grande dignità e con un forte senso di pudore questo amico ci ha chiamati, così come ha chiamato le altre riviste di settore, per chiedere una mano, non tanto per sé ma per tutti, ricordando come in passato, in analoghe circostanze, la categoria si sia dimostrata coesa, solidale e generosa.
"Mi piacerebbe che gli eventuali aiuti, morali e materiali, arrivassero direttamente a noi, senza passare attraverso uno dei tanti canali istituzionali messi in essere. Ne guadagneremmo in tempestività ed efficacia, e sentiremmo più vicini a noi i colleghi di tutta Italia", ci ha detto.
Un momento di riflessione, alcune verifiche tecnico burocratiche, una rapida consultazione con Professionisti che fungessero da garanti: ci sarebbe piaciuto avviare direttamente una sottoscrizione a favore delle popolazioni terremotate, con particolare attenzione alle famiglie ed alle attività professionali di chi opera nel settore funerario e cimiteriale. Ma sarebbero occorsi tempi che ci avrebbero impedito di potervi fornire, già in questo numero, indicazioni precise per manifestare la vostra partecipazione.
Abbiamo quindi optato, insieme agli amici di Tecnica Editoriale, per un appello congiunto che rammentasse alle vostre coscienze l'importanza della solidarietà.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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