Alberto Leanza
3:36 più che un orario una sentenza, un verdetto di condanna a morte. In pochi secondi una parte del nostro Paese si è frantumata come se un mortaio gigante si fosse abbattuto sui nostri bei borghi antichi polverizzando edifici, distruggendo con essi beni materiali e oggetti personali che caratterizzano l’identità di ognuno di noi, cancellando in un attimo ricordi e speranze ma soprattutto lacerando tante vite, per lasciare il posto solo ad un dolore incommensurabile. Un colpo al cuore all’Italia della brava gente, delle famiglie che trascorrevano le vacanze nelle case dei nonni per ritrovare quel senso di comunità che si manifesta in una vita dai ritmi più semplici e più veri: la grigliata con gli amici, due chiacchere al bar, la serata alla sagra del paese vicino o una passeggiata con i bambini nella piazza per un gelato.
Ci sentiamo smarriti ed indifesi di fronte a tali eventi. La morte continua ad essere un mistero imperscrutabile anche per chi, come nel nostro caso, ci si confronta nel quotidiano. La morte sceglie vie oscure e incomprensibili per colpire, mettendo spesso a segno colpi bassi, cogliendoci di sorpresa e lasciandoci destabilizzati. Niente sarà più come prima per la gente che ha vissuto questa drammatica esperienza. Tante sono le storie, perché tante sono state le vittime del sisma, alcune a lieto fine come quella di Giorgia, la bimba che si è salvata e che è diventata il simbolo di riscatto di questa tragedia, ma per lo più sono storie di vite interrotte, di affetti spezzati, di perdita, di paura, di futuro negato. Sentiamo il bisogno di dare un senso a tutto ciò, vorremo una spiegazione a cui non abbiamo accesso, un motivo che giustifichi tanto scempio e tanta sofferenza.
In questo scenario di devastazione, come uno spiraglio di luce che con tenacia riesce a poco a poco a squarciare le tenebre, è emersa la parte migliore dell’animo umano: sono infinite le storie di solidarietà, di coraggio, di condivisione e di empatia con le popolazioni colpite. Storie belle, edificanti, commoventi, storie non gridate perché autentici gesti d’amore verso il prossimo. E questo sì che ha un senso.
Tra i nostri lettori ci saranno purtroppo molti che hanno vissuto in prima persona questo devastante terremoto e alcuni avranno anche subíto la perdita di persone care.  A tutti coloro che sono stati colpiti nei loro affetti ma anche nei loro beni o nella propria attività va il mio più sincero pensiero di vicinanza e un forte abbraccio.
 
Alberto Leanza


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