Carmelo Pezzino
Impegni professionali ci hanno portato a Parigi nei giorni immediatamente successivi alla strage che ha insanguinato la capitale francese provocando 130 vittime e 368 feriti di ventisei diverse nazionalità: un attacco terroristico che ha provocato in buona parte del mondo (occidentale e non solo) sentimenti di rabbia e di indignazione e la richiesta di una reazione pronta e durissima. Ma gli stati d’animo che più ci sono rimasti impressi parlando con i parigini sono prevalentemente legati al dolore e alla mestizia piuttosto che ad una pur giustificabile paura: le strade poco frequentate, anche dai giovani, i locali quasi deserti, il tono sommesso della voce dei nostri interlocutori hanno rappresentato il segno tangibile di una ferita che certamente impiegherà molto tempo per rimarginarsi, ammesso che ciò sia davvero possibile.
Questa strage segna un salto di qualità senza precedenti nelle capacità offensive degli jihadisti: l’Occidente ha sottovalutato la minaccia dell’Isis, la sua capacità di proselitismo e la radicalizzazione dei giovani musulmani in Europa. La débâcle non è solo dei francesi, ma di tutta l’intelligence occidentale che negli ultimi dieci anni ha regolato la propria azione sul parametro della “cellula di lupi solitari”, piccoli gruppi autonomi che mettono a segno singole azioni al di fuori di catene di comando rigide e solo sulla base di una generica indicazione a colpire dove e quando si può. Ora ci troviamo di fronte ad un attacco complesso, articolato, di notevole professionalità e che, ragionevolmente, ha richiesto il coinvolgimento di parecchi uomini.
Altro aspetto da analizzare è quello delle caratteristiche del personale utilizzato. L’operazione, per la simultaneità, la scansione in fasi e le tattiche applicate dice chiaramente che sono stati impiegati professionisti; sicuramente non tutti, ma gli operativi sono stati certamente gente di mestiere. Da dove provengono questi uomini? L’ipotesi più probabile è che siano venuti da fuori e trasferiti in Francia in un momento imprecisato e in vista di una azione rivendicata quale rappresaglia all’intervento in Siria dei francesi. Ma le connivenze con elementi locali, giudicati perfettamente integrati ed invece seguaci di una logica eversiva, è certamente innegabile.
È un terrorismo basato sulla destabilizzazione: con gli attentati vuole creare la paura assoluta, la globalizzazione dell’orrore che metta a sua volta in moto un sistema di sicurezza così imponente ed ossessivo da creare ansia sul piano mondiale. Il jihadista può essere chiunque, islamico d’origine o convertito, caduto nelle trappole di qualche cattivo maestro e difficile da identificare anche perché adotta particolari tecniche di nascondimento. Sono giovani del tutto integrati che si avvicinano, grazie alla Rete, alla cultura fondamentalista e cadono nella trappola: in questo senso Internet, se non governato, diventa un pericolo.
Questo pensiero eversivo attecchisce nella nostra società per diversi motivi: la crisi economica può influire perché marginalizza ancor più i giovani, ma non è certo l’unica causa. L’Islam politico può apparire, nel vuoto ideologico dei nostri giorni, una nuova forma di utopia e di speranza collettiva che agisce contro tutto ciò che è di matrice occidentale, ad iniziare dalle società democratiche.
Lo jihadismo è più pericoloso del fondamentalismo talebano e del movimento di Al Qaeda. L’islam non è più lontano, è dentro le nostre società! Occorre un dialogo su basi nuove e non è più ipotizzabile, da parte nostra, un atteggiamento da “conquistatori”. Un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto dal Papa e da quanti nel mondo musulmano condividono i valori della democrazia: ma occorre aiutare questi intellettuali e non silenziarli come accade oggi.
Mai come quest’anno giunga a voi ed alle vostre Famiglie l’augurio per un sereno Natale e per un 2016 ricco di pace, di prosperità e di gratificazioni.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino


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