Carmelo Pezzino
L’articolo 12 del Disegno di Legge così detto “di stabilità” proposto dal Governo Monti modifica profondamente il regime di detraibilità e di deducibilità introducendo, per chi ha un reddito superiore ai 15.000 euro, una franchigia di 250 euro su molte tipologie di spesa (anche su quelle funebri) e un limitatore massimo del monte di detraibilità fissato in un ammontare non superiore ai 3.000 euro per ciascun periodo d’imposta. Tale disposizione contrasta sensibilmente con quanto da tempo andiamo sostenendo (ed è una posizione condivisa da tutte le Organizzazioni di categoria!) in merito alla necessità di individuare strumenti efficaci per combattere l’enorme percentuale di “sommerso” che contraddistingue buona parte, non certo quella “sana”, del comparto funerario e cimiteriale.
Nel nostro Paese i servizi funebri sono esenti da iva e, fino ad oggi, i cittadini potevano imputare come costi detraibili dalle proprie dichiarazioni dei redditi un importo massimo di 1.500 euro. Ciò ha determinato, purtroppo, uno scarso interesse ad esigere una fatturazione che contemplasse tutti gli oneri sostenuti favorendo così, per le imprese meno virtuose, una contabilità parallela ed illegale e gravi inadempienze sotto il profilo dell’inquadramento professionale e della previdenza. E la proposta del Governo non migliora certamente la situazione penalizzando ulteriormente i cittadini e sollecitando coloro che si ritengono furbi “a farsi ancora più furbi”.
La nostra riflessione si basa su una semplice considerazione. Il numero annuo dei decessi in Italia è di circa 600.000; considerando un costo minimo di circa 5.000 euro, comprensivo di lapide o monumento in marmo, la potenziale evasione è pari a circa 3.500 euro per singolo funerale: parliamo quindi di un valore economico considerevole, nell’ordine dei due miliardi e cento milioni di euro, senza considerare l’acquisto del loculo.
Per ovviare a tale malcostume, sarebbe auspicabile introdurre una aliquota iva ridotta al 10% per i servizi funerari, innalzando al contempo per i cittadini i limiti per la detraibilità ad un valore minimo del 50% su un importo che contempli gli interi costi sostenuti (anche quelli cimiteriali) e che non sia comunque inferiore ai 10.000 euro. Ciò determinerebbe una invariata condizione per le famiglie (gravate dall’ulteriore costo dell’iva, ma compensate tramite una maggiore detrazione) e un maggior gettito fiscale per lo Stato (maggiori entrate per l’iva cui corrisponderebbero, però, maggiori uscite per le detrazioni), e farebbe emergere in maniera evidente il “lavoro nero” e ogni “contabilità sommersa” facilitando le possibilità di controlli che dovrebbero essere puntuali, rigorosi ed efficaci ad opera delle preposte Autorità.
Gli aspetti fiscali saranno uno degli argomenti che proporremo all’attenzione del neo costituito Comitato Nazionale della Funeraria Italiana cui siamo stati ufficialmente chiamati ed al quale chiederemo di pronunciarsi anche su alcuni aspetti che riteniamo fondamentali per un reale sviluppo del comparto:
•     definizione dell’attività funebre e dei requisiti fondamentali per esercitarla;
•     riconoscimento di pari opportunità per operatori pubblici e privati anche per la realizzazione di cimiteri e di crematori;
•     determinazione delle caratteristiche minime per la realizzazione delle Case Funerarie e delle Sale per il Commiato;
•     obbligatorietà di una Formazione Professionale qualificata e verificata per gli Operatori;
•     definizione delle caratteristiche dei trattamenti di tanatoestetica/tanatoprassi e requisiti minimi per esercitarli secondo una formazione obbligatoria qualificata.
Concedeteci, infine, di manifestare al Presidente di Federcofit, Giuseppe Bellachioma, le nostre congratulazioni per essere stato inserito fra gli esperti della Commissione sugli Studi di Settore quale rappresentante dell’imprenditoria funeraria privata del nostro Paese di cui, ne siamo certi, saprà bene esprimere le posizioni e tutelare gli interessi.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino


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